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Fisco pesante per chi delocalizza

del 22/01/2011
di: di Debora Alberici
Fisco pesante per chi delocalizza
Non sono deducibili dall'impresa i costi dei macchinari presi in locazione e dati in comodato all'estero per la esternalizzazione di manodopera se non viene dimostrato che il bene rientra nel ciclo produttivo dell'azienda italiana. Infatti, ha sancito la Corte di cassazione con la sentenza n. 1389 del 21 gennaio 2011, il vantaggio economico che giustificherebbe il beneficio fiscale «non può ritenersi intrinseco alla dazione in comodato delle macchine all'estero, in quanto è ben possibile che l'operazione sia diretta a ottenere utilità di tipo diverso, favorendo l'aumento dei profitti» non della società italiana ma di quella all'estero. Sulla base di questi motivi la sezione tributaria ha respinto il ricorso di un'azienda del nord che aveva spedito in Romania dei macchinari, dandoli in comodato e esternalizzando, dunque, una parte della produzione. Il caso è stato abbastanza controverso. Infatti in primo grado, la commissione tributaria provinciale aveva dato ragione alla contribuente affermando la deducibilità dei costi delle macchine. Poi la commissione regionale di Venezia aveva ribaltato il verdetto, accogliendo il ricorso dell'Agenzia delle entrate. Infine la conferma in Cassazione su una questione molto delicata in tempi di grandi piani di esternalizzazione dei cicli di produzione. Sul punto il Collegio di legittimità ha spiegato che «il rapporto di esternalizzazione va documentato in modo idoneo nel senso che il vantaggio derivante dalla delocalizzazione della produzione sia specifico e predeterminato, sicché sia percepibile la integrazione tra il ciclo produttivo interno alla impresa e quello affidato a terzi, e la natura e la entità dell'apporto reso dalla attività del terzo al miglioramento dei conti economici della impresa, anche nella forma del risparmio di spesa». In questo caso, continuano i giudici, manca ogni collegamento tra il comodato dei macchinari alle imprese estere ed il vantaggio conseguito, non essendo specificate le modalità ed i termini con cui il prodotto delle società estere rientra nel ciclo produttivo dell'azienda veneziana. E ancora. «Nel caso in cui la comodataria, come pare di intendere dal ricorso, realizzasse capi finiti e pronti per la vendita, manca la prova di una obbligazione della comodataria a rivendere le merci prodotte alla comodante ad un prezzo predeterminato tale da giustificare la operazione complessiva di delocalizzazione della produzione».

Né il vantaggio economico può ritenersi «intrinseco alla dazione in comodato delle macchine ai terzi, in quanto è ben possibile che la operazione fosse diretta ad ottenere utilità di tipo diverso, favorendo l'aumento di profitti non già della società comodante, ma delle controllate estere».

L'argomento trattato dalla Cassazione in questa sentenza non solo è delicato sul piano dei risvolti che potrebbe avere sull'economia, in particolare sulla pratica molto diffusa di manodopera estera, ma è anche molto controverso in giurisprudenza. Non c'è uniformità di decisioni né fra le commissioni tributarie né in Cassazione.

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