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Buonuscita solo in fondi negoziali

del 18/01/2011
di: di Daniele Cirioli
Buonuscita solo in fondi negoziali
È una previdenza integrativa limitata quella dei pubblici dipendenti. La buonuscita, infatti, non può essere impiegata in qualunque tipologia di fondi pensione, ma soltanto in quelli negoziali. Ciò vuol dire, in altre parole, che l'opzione prevista per la trasformazione del tfs (trattamento di fine servizio o buonuscita) in tfr (trattamento di fine rapporto), da parte dei pubblici dipendenti intenzionati a costruirsi una pensione di scorta, può essere esercitata unicamente nell'ipotesi di adesione a un fondo pensione collettivo (per esempio il fondo Espero, per la scuola) e non anche per aderire a una forma pensionistica individuale (Fip). Lo precisa l'Inpdap nella nota operativa n. 1/2011.

La questione. Le precisazioni dell'Inpdap sono arrivate a riscontro di numerose richieste di chiarimenti avanzate da dipendenti pubblici aderenti a forme pensionistiche complementari individuali (fondi aperti o fip oppure piani individuali di previdenza attuati mediante contratti di assicurazione sulla vita). Questi, in particolare, hanno chiesto la possibilità di esercitare l'opzione per il passaggio dal trattamento di fine servizio (tfr) al trattamento di fine rapporto, evidentemente allo scopo di poter destinare alla propria forma pensionistica integrativa anche la quota di buonuscita.

I chiarimenti. L'Inpdap nega la possibilità in quanto, spiega, in base alla normativa vigente, tale opzione non può essere esercitata e il tfr non può essere devoluto a una forma pensionistica individuale. Il problema è tutto legato alla disponibilità delle risorse finanziarie: la buonuscita (come il tfs o anche il tfr) dei pubblici dipendenti, infatti, è virtuale, nel senso che non esiste «monetariamente», ma si concretizza all'atto del pensionamento. Lo stesso è stato previsto per i fondi pensione collettivi: il versamento del tfr è solamente virtuale, nel senso che viene solo conteggiato ma non monetariamente riversato nei fondi pensione. A dipendenti pubblici non si applica la disciplina prevista per i lavoratori del settore privato (dlgs n. 252/2005), ma quella prevista dal dlgs n. 124/1993 (prima riforma della previdenza integrativa) e alcune norme di carattere speciale tra cui quella che disciplina l'opzione. In virtù di tali disposizioni, l'adesione a una forma pensionistica individuale (fip, ecc.) è possibile versando solo il contributo a carico del lavoratore e non anche il tfr, che può essere destinato solo alle forme pensionistiche complementari istituite dalla contrattazione collettiva. Conseguentemente, conclude l'Inpdap, l'esercizio dell'opzione della trasformazione del tfs in tfr è possibile solo contestualmente all'adesione a un fondo pensione negoziale.

Personale in regime di diritto pubblico. L'Inpdap, inoltre, sottolinea che la disciplina relativa all'opzione trova applicazione soltanto per il personale cosiddetto «contrattualizzato» ossia per il personale il cui rapporto di lavoro è disciplinato dai contratti collettivi di lavoro; invece non si applica al personale in regime di diritto pubblico, che mantiene il trattamento di fine servizio. In realtà, la Finanziaria 2009 (legge n. 448/1998) ha stabilito che, ai fini dell'armonizzazione al regime generale del trattamento di fine servizio e dell'istituzione di forme di previdenza complementare dei dipendenti pubblici, le procedure di negoziazione e di concertazione possono definire, per il personale delle forze armate e di polizia, la disciplina del tfr, compresa la possibilità di optare per la trasformazione del tfs in tfr, nonché l'istituzione di forme pensionistiche complementari. Tuttavia a oggi non sono stati sottoscritti né accordi né sono state emanate disposizioni in materia che abbiano prodotto l'estensione del tfr anche a tale personale.

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