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Black list, dati in bolletta doganale

del 15/01/2011
di: di Roberto Rosati
Black list, dati in bolletta doganale
Per gli acquisti di beni effettuati presso operatori di paesi «black list» e importati in Italia, nella comunicazione da inviare all'agenzia delle entrate occorre indicare i dati risultanti dalla dichiarazione doganale di importazione, e non quelli della fattura del fornitore. Lo ha precisato l'agenzia delle entrate nel corso del forum di ItaliaOggi sulle novità fiscali 2011. L'agenzia ha anche «corretto» una svista delle istruzioni di compilazione del modello, in relazione alle note di variazione, e fornito chiarimenti sull'applicazione delle sanzioni e sugli acquisti di carburante all'estero

I dati delle importazioni

La domanda posta all'agenzia mirava a sapere se, ai fini della comunicazione prevista dall'art. 1 del dl 40/2010, in caso di importazione di beni acquistati presso fornitori stabiliti in paesi black list, nel modello della comunicazione si dovessero indicare i dati contabili della fattura del fornitore estero (documento irrilevante ai fini dell'Iva), oppure quelli della bolletta doganale di importazione soggetta a registrazione (i cui dati economici, rilevanti per l'applicazione dell'imposta in dogana, normalmente non coincidono con quelli della fattura, stante le particolari modalità di determinazione della base imponibile all'importazione). Si chiedeva inoltre di sapere se, nel caso di importazioni non collegate ad un acquisto, per esempio beni importati per effetto di restituzione del cliente estero, sussista o meno, e con quali modalità, l'obbligo della comunicazione.

In ordine alla prima domanda, l'agenzia ha espresso l'avviso che nel modello di comunicazione debbano essere indicati i dati ricavabili dalla bolletta doganale (e non, dunque, quelli della fattura estera). Sul secondo quesito, l'agenzia ha osservato che la reintroduzione di beni nello stato originario, da parte dello stesso soggetto che li aveva esportati, costituisce un operazione autonoma rispetto all'originaria cessione all'esportazione e, in particolare, costituisce un'ipotesi di importazione non imponibile ai sensi dell'articolo 68 del dpr 633/72. Di conseguenza, tale importazione, seppure collegata ad una cessione all'esportazione effettuata precedentemente, costituisce oggetto di autonoma comunicazione quando effettuata con un operatore di paesi black list. Nel prendere atto delle indicazioni dell'agenzia, va detto che questa seconda risposta suscita qualche perplessità. Innanzitutto pare dover precisare che la reintroduzione di beni precedentemente esportati non è soggetta all'Iva, ai sensi dell'art. 68, lett. d), sempre che ricorrano le condizioni previste per la franchigia doganale, ossia nelle particolari ipotesi, fondamentalmente collegate all'ammissione temporanea, contemplate negli artt. 555 e seguenti del regolamento n. 2454/93 di applicazione del codice doganale comunitario. Fuori di tali ipotesi, pertanto, la reintroduzione è una normale importazione da assoggettare a dazi ed Iva. Quanto alla dichiarazione di tale operazione nel modello black list, sarebbe forse più corretto, allo scopo di non gonfiare artificiosamente il volume degli scambi e rispettare la sostanza economica dell'operazione, rappresentare l'operazione stessa come variazione in diminuzione della precedente cessione.

Indicazione delle variazioni

A proposito di rappresentazione delle variazioni in diminuzione, un'altra domanda sull'adempimento in esame intendeva chiarire un passaggio delle istruzioni di compilazione della comunicazione black list, laddove si legge che l'importo delle operazioni attive va indicato «al netto delle note di variazione ricevute nel periodo», mentre quello delle operazioni passive va indicato «al netto delle note di variazione emesse nel periodo». Il riferimento, nel contesto delle operazioni attive, alle note di variazione «ricevute», come pure quello alle note di variazione «emesse» nel contesto delle operazioni passive, sembravano incongruenti con la natura di tali documenti. In effetti, l'agenzia ha confermato che le parole «ricevute» ed «emesse» sono state erroneamente invertite nelle istruzioni allegate al modello di comunicazione.

Dati dei soggetti esteri

È stato poi chiesto, anche in vista della scadenza del termine per la regolarizzazione dei primi errori, di sapere se saranno applicate sanzioni al contribuente che non fosse riuscito ad ottenere il numero fiscale identificativo e l'indirizzo della controparte. L'agenzia ha risposto che, in caso di mancata regolarizzazione, saranno valutate caso per caso, in sede di controllo, le circostanze concrete al fine di riconoscere, eventualmente, la scusabilità (e dunque la non sanzionabilità) dell'errore, secondo i principi generali dettati dal dlgs n. 472/97.

Acquisti di carburante in paese black list

L'ultima domanda sul tema mirava a sapere se nella comunicazione si debbano indicate le carte carburanti per acquisti all'estero. Al riguardo, l'agenzia ha puntualizzato anzitutto che la disciplina della scheda carburante, dettata dal dpr 444/97, si applica agli acquisti di carburante effettuati nel territorio dello stato. Nel merito, poi, ha rilevato che le operazioni di acquisto di carburante e lubrificanti per autotrazione effettuate presso distributori stabiliti in paesi black list non sono soggette all'obbligo di registrazione ai fini Iva e, quindi, neppure alla comunicazione. Ha ricordato, infatti, che l'obbligo di comunicazione, per quanto concerne le operazioni non soggette a registrazione ai fini Iva, riguarda solo le prestazioni di servizi territorialmente non rilevanti (e non anche gli scambi di beni).

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