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Tra fratelli il cognome è un diritto

del 14/01/2011
di: di Federico Unnia
Tra fratelli il cognome è un diritto
Nella famiglia di fatto sì al diritto al cambio di cognome per i fratelli. L'attribuzione del cognome del padre, finalizzata ad evitare che la bambina soffra o provi disagio nel vedere che il fratellino porta un cognome diverso, pur sapendo di essere nati dai medesimi genitori, si giustifica con la necessità di rimuovere ogni elemento che in ambito scolastico e sociale possa arrecare un inutile sofferenza e pregiudizio a due minori, nati dagli stessi genitori in regime di more uxorio. È questo l'importante principio affermato dalla Corte di appello di Catania con un decreto del 30 giugno 2010, con cui è stata ribaltata la decisione assunta in primo grado dal Tribunale. La vicenda si inserisce nell'ambito di una delle realtà più diffuse a livello sociale, ossia la famiglia di fatto creata intorno a una convivenza more uxorio. Due fratelli, infatti, nati da genitori conviventi e non sposati, si trovano ad avere differenti cognomi in quanto riconosciuti dal padre secondo differenti modalità temporali: la figlia maggiore venne riconosciuta prima dalla madre e assunse il cognome materno, mentre il padre la riconobbe solo successivamente; invece il figlio minore venne riconosciuto dal padre subito dopo la nascita assumendo immediatamente il cognome paterno. Proprio per la «discrasia temporale» dei riconoscimenti genitoriali, i due fratelli germani, nati dai medesimi genitori, si trovano quindi ad avere cognomi differenti. Nessuna difficoltà o problema è sorto fino al raggiungimento dell'età scolare, quando i due bambini hanno iniziato a frequentare il medesimo istituto scolastico: la maggiore la scuola elementare mentre il più piccolo la materna. Tale situazione ha successivamente iniziato a produrre un certo disagio, soprattutto a causa delle perplessità percepite principalmente dalla bambina più grande, dovute all'attribuzione di cognome diverso da quello del fratello. Proprio per evitare che tale imbarazzo si trasformi in un vero e proprio turbamento o in una situazione di grave disagio personale, i genitori si sono rivolti alla magistratura minorile (che in primo grado ha rigettato l'istanza) al fine di rettificare l'attribuzione del cognome della figlia maggiore. I giudici d'appello catanesi hanno accolto l'impugnazione dei genitori in quanto l'interesse del minore al patronimico non soddisfa soltanto l'identificazione delle ascendenze famigliari, ma il diritto del medesimo alla protezione della sua identità personale, «intesa anche come proiezione della sua personalità sociale». La Corte ha stabilito che «questo è il momento nel quale i minori (specie la più grande) cominciano a percepire l'anomalia di essere fratelli germani nomati in modo diverso. Non è difficile ipotizzare che ciò costituisca fonte d'imbarazzo, proprio nel momento in cui i bambini si aprono al contatto sociale, anche istituzionale. Un tale imbarazzo non solo è causa di pettegolezzi, distorsioni narrative, ma rischia d'innescare oscuri sensi di colpa e d'inferiorità, alleva fantasmi deleteri per il sano sviluppo psico-sociale dei due minori». La decisione è stata assunta previa valutazione positiva, in termini di affidabilità e stabilità, della convivenza dei genitori, anche sulla base del rilievo che «l'essersi solo da pochi mesi la piccola affacciata al mondo extrafamiliare», porta a escludersi che «abbia maturato l'interesse al mantenimento dell'identità acquisita» e «fa apparire conforme a un equilibrato sviluppo della medesima l'acquisizione del cognome paterno, in sostituzione di quello materno, che la renda in tutto assimilabile al fratello». Secondo Gianluca Tarantino, avvocato in Roma e Civitavecchia, specializzato in diritto civile e membro dell'associazione Personaedanno di Paolo Cendon, «la sentenza appare alquanto rilevante perché, al di là della limitata frequenza con la quale analoghe questioni sono affrontate in sede giudiziaria, l'attribuzione del cognome paterno è proprio mirata ad accomunare, anche sotto questo profilo, i due fratelli, consapevoli di essere tali proprio in quanto nati dagli stessi genitori».

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