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I commercialisti non ci stanno

del 14/01/2011
di: di Cristina Bartelli
I commercialisti non ci stanno
I dottori commercialisti non ci stanno a essere considerati i «suggeritori» dell'evasione fiscale. E rimandano al mittente le critiche dell'Agenzia delle entrate pubblicate ieri su ItaliaOggi in risposta ad alcuni interventi fatti da parte dei vertici del consiglio nazionale dei dottori commercialisti e pubblicati sempre su ItaliaOggi. E la giornata di ieri ha visto la redazione del quotidiano inondata di proteste dei professionisti. La replica ufficiale è firmata dal Consiglio nazionale dei dottori commercialisti (pubblicata in pagina)

Nella nota, i professionisti lamentano soprattutto: l'aumento esponenziale degli adempimenti di dichiarazione telematica con attività di front office pro fisco svolta a titolo sostanzialmente gratuito; la progressiva introduzione di limiti dei diritti di compensazione dei debiti e crediti fiscali e mancata attuazione tempestiva delle norme compensative pro contribuente; e l'accelerazione delle procedure di riscossione dei ruoli senza paralleli interventi sulla giustizia tributaria. Da un punto di vista fiscale dunque uno sdoppiamento tra dottor Jekyll e mister Hyde. Anche se i dottori commercialisti si sentono in questa circostanza sudditi vessati due volte.

A questo documento si è subito affiancata la lettera di tutte le associazioni della categoria: Ungdcec, Aidc, Anc, Unagraco, Adc e Andoc. Le sigle, che rappresentano le diverse anime della professione, si sono, per la prima volta, unite in una nota che stigmatizza le parole di Attilio Befera. «Rispediamo al mittente il comunicato per la sua conclusione», scrivono i vertici delle associazioni, «laddove afferma che l'Agenzia sa che sono molti i dottori commercialisti che approvano il suo operato e non favoriscono l'evasione nel lavoro quotidiano. Una implicita equazione (approvazione operato Agenzia = non favorire l'evasione) con il sapore del pensiero unico». Gli uomini di via Cristoforo Colombo hanno mosso infatti delle accuse precise: «Appare fondato ritenere che tra i dottori commercialisti che elaborano e trasmettono più del 60% delle dichiarazioni dei redditi dei lavoratori autonomi e delle piccole e medie imprese, ce ne siano di consapevoli dell'evasione». Le contro repliche dei dottori commercialisti non si sono fatte attendere, inondando di email la redazione, in un crescendo di toni da far sembrare lontanissima la standing ovation con cui fu accolto Befera al primo congresso dei dottori commercialisti, sotto la presidenza di Siciliotti, nel 2009 a Torino.

E la protesta dunque non si ferma stavolta ai vertici ma passa anche dalla base. Matteo Boni, dottore commercialista a Venezia Mestre ha trovato «a dir poco offensiva e denigratoria» nei confronti della categoria la replica dell'Agenzia. «Chi ha scritto il comunicato», fa eco Alessandro Pratesi consigliere dell'ordine dei commercialisti di Pistoia, «evidentemente, non conosce le difficoltà operative dei commercialisti, né immagina le ansie di chi, a titolo diverso, ha la sventura di imbattersi nella morsa di verifiche poi rivelatesi del tutto inconsistenti». Non più di tre giorni fa, l'11 gennaio, Claudio Siciliotti, presidente del Consiglio nazionale dei dottori commercialisti, e Attilio Befera, direttore dell'Agenzia delle entrate, andavano ancora a braccetto, d'amore e d'accordo su Raiuno, nella trasmissione Uno Mattina, talmente in sintonia da essere vestiti con la stessa grisaglia e uguale scelta cromatica della cravatta. Nessuno, quindi, si sarebbe mai immaginato che, tempo 48 ore, sarebbero partiti strali da un fronte e dall'altro. «Il modo migliore per ottenere più significativi risultati nella lotta all'evasione fiscale non è quello di alimentare inutili e sterili polemiche tra coloro (amministrazione, professionisti e contribuenti) che a vario titolo svolgono le rispettive attività», osserva Carmine Franco, presidente dell'ordine di Campobasso. «I commercialisti», sostiene Giovanni Prisco, presidente dell'Odcec di Nola, «da sempre operano in tale direzione proponendo soluzioni da condividere per sconfiggere quello che è lecito definire il cancro della nostra società (l'evasione fiscale). Ma i dottori commercialisti si sentono stretti e incompresi nell'essere considerati da un lato intermediari e longa manus del fisco negli adempimenti e dall'altro visti con il fumus di suggeritori di evasione. E il tutto per essere «ripagati», sostiene Giuseppe Iurato, in una email inviata a ItaliaOggi, «con ben altra moneta, vedi l'aumento esponenziale degli adempimenti». L'incomprensione dei ruoli dunque è palese. Gaetano Ambrogio, presidente dell'ordine di Siracusa scrive che «i commercialisti non favoriscono l'evasione, piuttosto, da quando operano a fianco dei contribuenti, promuovono la cultura del pagamento delle imposte. L'attacco frontale dell'Agenzia delle entrate», per l'ordine siciliano, «è incomprensibile, specie in un momento di inasprimento del regime sanzionatorio e di un moltiplicarsi di adempimenti che stridono con la politica (disattesa!) di semplificazione che da tempo viene sbandierata». Dottor Jekill o Mister Hide dunque? Del resto sempre lo stesso Befera, nell'assise di Torino aveva scherzato con i dottori commercialisti dicendogli di essere felice di essere lì al convegno visto che «vi considero miei dipendenti». Ma questa volta i dottori commercialisti non ci stanno più allo scherzo.

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