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Indeducibili le sanzioni versate all'Antitrust

del 13/01/2011
di: La Redazione
Indeducibili le sanzioni versate all'Antitrust
Non sono deducibili le sanzioni che l'azienda ha versato all'Antitrust.

Lo ha stabilito la Corte di cassazione che, con la sentenza n. 600 del 12 gennaio 2011, ha respinto il ricorso di un'azienda che si era dedotta le sanzioni versate all'Autorità garante della concorrenza e del mercato. Solo pochi giorni fa (si veda ItaliaOggi dell'8/1/2011) la Ctp Milano aveva affermato l'esatto contrario. La vicenda riguarda una grande impresa milanese che era stata sanzionata per violazione della legge Antitrust. Il legale rappresentate aveva dedotto queste spese ma l'ufficio delle imposte aveva recuperato a tassazione gli importi.

Contro l'atto impositivo l'azienda aveva presentato ricorso alla commissione tributaria provinciale meneghina. Questa aveva respinto e la decisione era stata confermata dalla commissione regionale. Poi il ricorso in Cassazione ma ancora una volta senza successo.

In proposito la sezione tributaria ha motivato che «in considerazione della loro finalità punitiva e della loro complessiva disciplina, le sanzioni pecuniarie in materia di tutela della concorrenza e del mercato di cui alla l. 287/1990 (cosiddetta disciplina antitrust), irrogabili dalla Commissione UE o dall'Autorità Garante della concorrenza, non configurano costi deducibili dal reddito d'impresa».

Ma non è ancora tutto. Nell'affermare questo principio la sezione tributaria ne ha consolidato un altro: il giudizio tributario, in quanto caratterizzato da un meccanismo d'instaurazione di tipo impugnatorio (circoscritto alla verifica della legittimità della pretesa avanzata con l'atto impugnate, alla stregua dei presupposti di fatto e di diritto in esso atto indicati), «ha un oggetto rigidamente delimitato dalle contestazioni mosse dal contribuente con i motivi specificamente dedotti nel ricorso introduttivo in primo grado, con la conseguenza che l'atto diviene definitivo in relazione a tutti i profili non rilevati in quella sede, sicché la successiva deduzione di un vizio originariamente non dedotto, comportando l'esame di una nuova causa petendi, si rivela, prima di ogni altra considerazione, inammissibile».

Debora Alberici

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