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Tarsu, l'istanza di variazione vale come interpello

del 08/01/2011
di: di Benito e Nicola Fuoco
Tarsu, l'istanza di variazione vale come interpello
La richiesta di riduzione della superficie tassabile inoltrata all'amministrazione ha valore di istanza di interpello; conseguentemente, in caso di mancata risposta entro 120 giorni dall'invio della domanda, la stessa si deve intendere accolta e vincola entrambe le parti, secondo il principio del silenzio-assenso. Con queste conclusioni, la Ctr del Lazio, nella sentenza 655/14/10 dello scorso 9 novembre, ha confermato l'illegittimità di un atto impositivo emesso in disaccordo rispetto a quanto prospettato dal contribuente nella propria richiesta.

La contesa prendeva le mosse da un avviso di liquidazione e irrogazione sanzioni per Tarsu, emesso dal concessionario per la riscossione dei tributi per il comune di Pomezia. Il contribuente impugnava l'atto sostenendo che il versamento effettuato era conforme a quanto prospettato in una richiesta di riduzione della superficie tassabile, con produzione della relativa documentazione probante, nei confronti della quale il comune era rimasto assolutamente inerte; il comportamento dell'amministrazione, secondo la tesi del ricorrente, faceva propendere verso un accoglimento tacito della richiesta, secondo il principio del silenzio-assenso. Il comune, di contro, resisteva affermando che non poteva trattarsi di silenzio-assenso, in quanto lo stesso si forma solamente in caso di istanza di interpello formalmente avanzata, mentre la richiesta del contribuente aveva valore, al più, di mera comunicazione scritta. Il primo grado di giudizio vedeva vincente il contribuente, con pieno accoglimento del ricorso. I giudici regionali, nella sentenza in commento, hanno deciso per la conferma dell'illegittimità dell'avviso impugnato, richiamando nelle motivazioni proprio l'articolo 11 dello Statuto del contribuente, che tratta dell'interpello cosiddetto «ordinario»”. «La lettera inviata dalla società con specifica richiesta di riduzione della superficie tassabile non può non essere interpretata come interpello». «In caso contrario, non è dato comprendere lo scopo della richiesta indicata nella lettera», aggiunge la Commissione, «tenuto conto che poi non è stato possibile ridiscutere la superficie tassabile e, anzi, è stato emesso l'avviso come se la corrispondenza tra le parti non fosse mai intervenuta». In ossequio a quanto affermato, la Ctr ha confermato la decisione dei colleghi provinciali, prescindendo completamente dall'esame di merito della controversia, ossia della fondatezza della richiesta di riduzione di imponibile avanzata dal ricorrente

Il richiamato articolo 11 dello Statuto del contribuente (legge 212/2000) prevede, appunto, l'obbligo da parte dell'amministrazione di dare compiuta e motivata risposta alle istanze dei contribuenti entro il termine di 120 giorni e, in caso di mancata risposta, dovrà ritenersi che l'ente interpellato concordi con l'interpretazione prospettata dal richiedente, conformandosi alla stessa nell'esercizio dei propri poteri impositivi. Ne consegue che gli atti emanati in difformità dalla risposta, anche tacita, saranno nulli ab origine.

Secondo l'interpretazione dei giudici laziali, tale disciplina deve estendersi anche a quelle richieste, avanzate comunque per iscritto e in maniera dettagliata, non formalmente individuate quali «istanze di interpello». È sufficiente che la volontà di interpellare l'amministrazione si evinca dalla natura sostanziale dell'atto inoltrato, che non può che prevalere sull'aspetto formale dello stesso, in conformità ai principi generali di prevalenza della sostanza sulla forma che hanno ispirato il legislatore nell'intera costruzione dello Statuto del contribuente.

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