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Bussola per il collegio sindacale

del 05/01/2011
di: di Luciano De Angelis
Bussola per il collegio sindacale
A partire dal 1° gennaio sono in vigore «in vigore» le nuove norme di comportamento del collegio sindacale emanate dal Consiglio nazionale dottori commercialisti ed esperti contabili (Cndcec). Le stesse, a quindici anni dalle vecchi principi, tengono ovviamente conto della riforma del diritto societario e, come si legge in premessa, «…suggeriscono e raccomandano il comportamento professionale da adottare per svolgere correttamente l'incarico di sindaco».

A chi sono rivolte

Le nuove disposizioni sono norme di deontologia professionale rivolte agli iscritti nell'albo dei dottori commercialisti e degli esperti contabili emanate in attuazione del vigente «codice deontologico» e sono indirizzate a tutti quei sindaci che operano in società di diritto comune previste dal codice civile (srl, spa e sapa) dotate di collegio sindacale (circa 80 mila attualmente in Italia, ma il numero potrebbe crescere se l'obbligo verrà rispettato da tutte le srl che, ai sensi del novellato art. 2477 c.c., dallo scorso aprile, sono tenute a nominare l'organo di controllo sindacale.

Dette disposizioni non si applicano, di contro a società che operano in specifici settori di attività, e in particolare ai sindaci delle società contemplate dall'art. 16 del dlgs n. 39/2010 (c.d. enti di interesse pubblico), per i cui organi di controllo saranno varate norme di comportamento ad hoc.

Presto saranno inoltre emanate anche le norme a oggi mancanti (sulle omissioni degli amministratori, sulle operazioni straordinarie e sulla crisi d'impresa) nonché regole specifiche per i sindaci delegati a svolgere funzioni di revisione legale (situazione che peraltro connota circa il 90% dei collegi sindacali).

Le principali novità

Oltre a prevedere il corretto modo in cui i sindaci devono adempiere al proprio incarico, nelle «norme» il Cndcec, assume posizione in merito a questioni su cui sussistono radicati dubbi dottrinali e giurisprudenziali.

Circa la nomina del sindaco, viene previsto, per esempio, che nella c.d. dichiarazione di trasparenza (art. 2400, comma 4, c.c.), oggetto di comunicazione (scritta) debbano essere anche agli incarichi di amministratore in società personali, revisore esterno, liquidatore, amministratore giudiziario e sindaco supplente. In merito all'indipendenza, vengono qualificate e soprattutto rese concretamente applicabili attraverso un'apposita quantificazione degli «introiti» del sindaco le situazioni in cui lo stesso rischia di vedere compromessa la propria «indipendenza finanziaria». Oltre a ciò, prima dell'assunzione di qualsiasi mandato, viene richiesto al sindaco «in pectore» di valutare la propria possibilità di assolvere professionalmente all'incarico in relazione all'impegno e al tempo concretamente richiesti. Viene, inoltre, stabilito un limite (20 incarichi) oltre il quale, sulla base del principio «comply or explain», il sindaco è chiamato a giustificare e documentare (per iscritto) le motivazioni per cui tali incarichi sarebbero nella pratica comunque espletabili.

In relazione alle modalità dei controlli, spazio poi al c.d. risk approach, in base al quale identificati i maggiori rischi aziendali i controllori sono chiamati a valutare le opportune misure di salvaguardia da parte dell'organo amministrativo finalizzate ad eliminare o almeno ridurre i rischi a livello accettabile.

In merito a vicende più specificatamente «giuridiche», poi, si ritiene, anche allo scopo di evitare al dimissionario situazioni di «prigionia societaria», che la prorogatio sia valida solo nel caso di mancata sostituzione del sindaco a seguito del decorso triennio, con conseguente efficacia immediata delle dimissioni in costanza di carica a prescindere dalla sostituibilità del dimissionario con il supplente. Sempre in ottica giuridica, di rilievo appare, inoltre, la posizione secondo la quale si ritiene auspicabile che, anche nelle srl dotate di collegio sindacale per obbligo di legge, l'organo di controllo possa, in caso di gravi irregolarità degli amministratori, richiedere al competente tribunale il controllo giudiziario della società.

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