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L'abuso di diritto va nel penale

del 04/01/2011
di: di Albert Brichot
L'abuso di diritto va nel penale
L'abuso del diritto sbarca nel penale. Indagini nate in sede tributaria iniziano infatti a essere trasferite alle procure della Repubblica, con la deflagrazione di processi, sanzioni e incertezze. Sono già numerosi i casi di rinvio a giudizio in sede penale per imputazioni che hanno alla base il contestato teorema della Corte di cassazione sull'abuso di diritto. In pratica contribuenti che hanno perseguito un, fino a ieri legittimo, risparmio fiscale senza alcuna violazione di norme tributarie, non solo subiscono accertamenti fiscali, ma rischiano addirittura il carcere. Negli ultimi mesi si è infatti consolidato l'orientamento della Cassazione secondo cui i tributi non sarebbero applicabili solo nei casi previsti, ma anche a tutti gli altri contratti e operazioni alternative, scelti dai contribuenti per risparmiare sulle tasse (si veda anche l'inchiesta di apertura di ItaliaOggi7 in edicola questa settimana). Secondo questa prospettiva, il contribuente italiano avrebbe il dovere di correggere le lacune della legge. Per quanto assurdo possa sembrare, l'imprenditore avrebbe il dovere di pagare più tasse possibile, non potendo scegliere, tra più operazioni, quella fiscalmente più conveniente, per sole ragioni di risparmio. Si è così creata grande incertezza per gli operatori economici e aperti larghi spazi per la discrezionalità di funzionari e giudici. Questa giurisprudenza ha già ispirato importanti filoni di indagine fiscale. Sulla base dell'abuso si sono avviati accertamenti di fondamento e contenuto molto diverso. Da esso sono dichiaratamente partiti gli accertamenti estivi a carico delle società charter dei vip, pretesi strumenti per fruire di imbarcazioni di lusso, eludendo le tasse dovute. L'abuso è stato utilizzato per colpire (o tentare di colpire) ipotesi di dimensione diversissima: dalla semplice donazione del monolocale di famiglia alla mamma per acquistare con l'agevolazione prima casa un nuovo appartamento, alle riorganizzazioni aziendali di colossi manifatturieri italiani di fronte alle sfide della globalizzazione (la contestata elusività di joint venture con produttori asiatici, non accompagnate dall'acquisto o vendita degli impianti), alle operazioni di acquisto di titoli del debito pubblico stranieri e associati swap e derivati, usuali nel mondo bancario e di cui hanno parlato le cronache recentissime (caso Credem a Reggio Emilia). Quel che gli esperti non prevedevano è che tali contestazioni potessero trovare sponda nelle aule penali: alla leva tributaria si sta affiancando, infatti, la leva penitenziaria. Si registrano, ad esempio, a Milano, richieste di misure cautelari e rinvii a giudizio per imputazioni che comprendono operazioni tra società di gruppo, considerate inesistenti perché minimizzano i tributi da pagare, contestazioni che ritengono indizio di frodi il fatto di ricercare dichiaratamente il risparmio fiscale, ovvero il preferire la compensazione di propri crediti e debiti, piuttosto che prima pagare e poi farsi rimborsare. Risultano imputazioni retroattive per operazioni di dividend washing, pratica considerata inattaccabile, anche fiscalmente, fino a tempi recenti. Nel corso di un recente convegno, svoltosi presso la facoltà di Giurisprudenza di Torino, un esponente della locale Procura della Repubblica ha, sia pure cautamente, espresso l'avviso che, almeno in determinati casi, l'elusione potrebbe corrispondere a frodi fiscali. Da Direzioni Regionali della Agenzia filtra la voce che, in questo scenario, e in assenza di chiarimenti e circolari dirimenti, alla contestazione di abuso del diritto dovrebbe accompagnarsi l'inoltro di denuncia alle autorità competenti. Secondo gli esperti, il fenomeno, partito in sordina, potrebbe deflagrare, se non contenuto immediatamente. La differenza tra violare la legge e semplicemente approfittare, magari ingegnosamente, delle sue lacune è stata un punto fermo, finora, del diritto penale e del diritto comunitario. La possibile caduta di tale distinzione, e il fatto che per i delitti fraudolenti si andrebbe nel penale indipendentemente dall'entità del tributo non pagato suscita un allarme crescente tra gli operatori: le denunce e i processi potrebbero moltiplicarsi in modo incontrollato e imprevedibile.

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