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Pensioni, miniaumenti nel 2011

del 31/12/2010
di: di Domenico Comegna
Pensioni, miniaumenti nel 2011
Per effetto della cosiddetta perequazione automatica (ex scala mobile), le pensioni nel 2011 crescono dell'1,4%. Gli importi dei trattamenti minimi, delle pensioni sociali e delle quote di incremento da attribuire alle rendite di importo più elevato sono indicati nella circolare Inps n. 167/2010. I nuovi valori, spiega la nota dell'Istituto, sono stati stabiliti sulla base del decreto interministeriale (Economia-Lavoro) del 19 novembre, pubblicato nella G.U. del 29 novembre. L'Inps si prepara al rinnovo dei mandati di pagamento per il 2011, sulla base del dato provvisorio indicato nel decreto interministeriale.

Pensioni minime. Con l'incremento dell'1,4% l'importo del trattamento minimo sale da 460,97 a 467,43 al mese. Con l'aggiornamento Istat, sale anche l'assegno sociale, la rendita assistenziale corrisposta agli ultrasessantacinquenni privi di altri redditi, introdotta dalla riforma Dini (legge n. 335/1995) in sostituzione della «vecchia» pensione sociale: passa da 411,53 a 417,30 euro al mese. Mentre la pensione sociale, ancora prevista per i titolari della stessa al 31 dicembre 1995, raggiunge 343,90 euro al mese.

Superiori al minimo. Per le pensioni d'importo superiore al trattamento minimo, l'aliquota percentuale di aumento si applica a scalare, secondo determinate fasce d'importo. Al riguardo occorre ricordare l'art. 5, comma 6, della legge n. 127/2007 (il provvedimento che ha deciso la 14ª mensilità per i pensionati meno abbienti con più di 65 anni) stabilisce che: «Per le fasce di importo dei trattamenti pensionistici comprese tra 3 e 5 volte il trattamento minimo Inps, l'indice di rivalutazione automatica delle pensioni è applicato, per il triennio 2008-2010, secondo il meccanismo stabilito dall'articolo 34, comma 1, della legge 23 dicembre 1998, n. 448, nella misura del 100 per cento». In parole più semplici, questo significa che nel triennio 2008-2010 gli aggiornamenti hanno avuto il seguente andamento:100% dell'indice Istat sull'importo mensile sino a 5 volte il trattamento minimo e 75% sulla quota mensile eccedente 5 volte l'importo del trattamento minimo. Nel 2011 si ritorna quindi al passato, e cioè aggiornamento del:

- 100% sull'importo mensile sino a 3 volte il trattamento minimo Inps;

- 90% sulla quota mensile compresa tra 3 e 5 volte il trattamento minimo;

- 75% sulla quota mensile eccedente 5 volte l'importo del trattamento minimo.

Di conseguenza, l'aumento per l'anno prossimo sarà così articolato:

- 1,4% (ossia l'aliquota intera) sulla fascia di pensione mensile sino a 1.382,91 euro, il triplo del minimo di dicembre 2010;

- 1,26 % (90% dell'incremento) sulla fascia compresa tra 1.382,91 e 2.304,85 euro, cinque volte il minimo 2010;

- 1,05% (75% dell'aliquota di aumento) sulla quota mensile eccedente 2.304,85 euro, cinque volte il minimo 2010.

Il vecchio milione. Chi beneficia dell'aumento previsto dalla Finanziaria 2002 (art. 38 della legge 448/2001) che a suo tempo ha consentito di riscuotere 516,46 euro (il famoso milione di lire al mese del precedente governo Berlusconi), nel 2011 incasserà 603,87 euro. L'anno prossimo l'ex «milione», che ricordiamo spetta agli ultrasettantenni (o ultrasessantenni se invalidi totali), verrà attribuito a condizione che l'interessato non consegua redditi propri d'importo superiore a 7.850,31 euro. Se si tratta di soggetto coniugato è inoltre necessario che il reddito, cumulato con quello del coniuge, non superi i 13.275,21 euro. A tal fine si considerano i redditi di qualsiasi natura, compresi quelli esenti da Irpef, con esclusione della casa di abitazione.

Tassazione. Nulla di nuovo riguardo alla tassazione. Le ritenute Irpef, si legge nella circolare, sono state operate sulla base delle disposizioni della Finanziaria 2007 (legge n. 296/2006). In proposito l'Istituto e ricorda che la tassazione congiunta per i titolari di più trattamenti pensionistici erogati da enti diversi (prevista dall'articolo 8 del dlgs n. 314/1997), è stata operata in misura «proporzionale», secondo le modalità previste (dalla circolare n. 57/2003) dell'Agenzia delle entrate. Sottolinea infine che le detrazioni di imposta operano con riferimento al «soggetto» pensionato; poiché la ritenuta Irpef viene determinata sull'ammontare complessivo delle pensioni intestate al soggetto, siano esse erogate dall'Inps o da altri enti, anche le detrazioni di imposta operano sull'ammontare pensionistico complessivo e sono ripartite sulle diverse prestazioni con il criterio della proporzionalità.

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