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I politici si interrogano sul futuro delle casse dei professionisti

del 30/12/2010
di: Simona D'Alessio
I politici si interrogano sul futuro delle casse dei professionisti
Interventisti e prudenti. Si suddividono in queste due categorie i politici chiamati ad esprimere un giudizio sull'eventualità che alcune casse di previdenza dei professionisti, non in grado di assicurare il pagamento delle pensioni per i prossimi trent'anni, possano essere commissariate (si veda ItaliaOggi del 28/12/2010). Nel cono d'ombra ci sono gli enti di geometri, ragionieri, agenti di commercio, consulenti del lavoro, medici, giornalisti e notai da quando, poco meno di un mese fa, il ministro del Welfare Maurizio Sacconi ha reso noto che per la verifica trentennale della gestione, prevista dal comma 763 della finanziaria 2007, sarebbe stato usato come parametro l'anno in cui il saldo corrente, dato dalla differenza tra le entrate totali e le uscite totali, assume strutturalmente valore negativo. A incidere, poi, sulle valutazioni dei parlamentari, l'esito dell'indagine conoscitiva svolta dalla bicamerale di controllo presieduta da Giorgio Jannone (Pdl), che ha svelato la scarsa accortezza di alcuni gestori negli investimenti (125 milioni in fumo per il possesso dei titoli Lehman brothers). «Il governo non può rimanere indifferente quando si ravvisa un pericolo per le famiglie di chi versa i contributi ad istituti incauti nell'amministrare quei fondi», dichiara con fermezza Pasquale Giuliano (Pdl), alla guida della commissione Lavoro di Palazzo Madama, perciò, «se la situazione lo richiede, sono favorevole ad una presa di posizione netta da parte dei ministeri vigilanti». L'esponente del centro-destra propende per un percorso di «accompagnamento» che non dovrebbe inquietare gli enti: «Se insistono nell'esaltare il principio della trasparenza, dovrebbero capire che è nel loro interesse ricevere aiuto dallo Stato» osserva, aggiungendo che «la situazione dei geometri non è delle migliori e l'Enasarco non naviga in buone acque», mentre «sarebbe giusto pensare all'accorpamento di ragionieri e dottori commercialisti, perché la duplicità delle casse non è un buon esempio per l'unità di una categoria che convive in uno stesso albo». Interventista anche Maurizio Castro, capogruppo pidiellino nella commissione presieduta da Giuliano, poiché «per riportare ordine laddove sono emerse anomalie, il commissariamento può essere l'unica via. Se si scopre che risparmi e immobili sono affidati a gente senza adeguate competenze, la soluzione è una mano professionale che, magari, per un periodo di quattro-cinque anni, si occupi del patrimonio, tagli le spese inutili e affianchi i vertici nella realizzazione di riforme che alcuni hanno promesso, ma mai presentato al ministero», conclude Castro.

Sì all'autonomia, ma senza sacrificare la serenità dei professionisti secondo Luigi Bobba (Pd), vicepresidente dell'XI commissione di Montecitorio, che non auspica la gestione commissariale, però è severo quando sottolinea che «in presenza di realtà abnormi nel sistema, chi ha imboccato una strada negativa, conosce già le conseguenze che deriveranno dalle sue scelte». Chi ritiene «necessario» un soggetto unico per la previdenza privatizzata è l'altro numero due dell'organismo parlamentare, Giuliano Cazzola (Pdl), incline a un approccio più morbido, pur ammettendo che «il settore va seguito con attenzione ed è doveroso farlo fino a quando si è in tempo». Nei prossimi anni «c'è il rischio che si producano vere e proprie fratture fra anziani e giovani, tra professionisti pensionati e contribuenti. I giovani, con il sistema contributivo, sono condannati ad avere pensioni modeste, mentre le generazioni precedenti si avvarranno di trattamenti migliori grazie all'abuso che hanno potuto fare degli avanzi di bilancio. Mi auguro che il Senato approvi presto la pdl Lo Presti (il provvedimento che dà la possibilità alle casse di aumentare il contributo integrativo dal 2% al 5% varato alla Camera, ndr), ma se la legislatura avrà il suo corso normale, occorrerà sollecitare il governo ad intervenire». Chiamato in causa da Cazzola, Nino Lo Presti (Fli), vicepresidente della bicamerale, afferma che «fra le sette casse, quella dei notai non corre rischi (la pensa così anche Pasquale Giuliano, ndr), e per ciò che concerne le altre sei non ritengo vi siano i presupposti per arrivare a procedure commissariali. Non mancano criticità, come l'indagine parlamentare ha rimarcato», tuttavia l'esponente finiano scorge «una manovra politica per mettere le mani sulla gestione delle casse da parte dell'organo di controllo, che pure ha lasciato giacere sul tavolo per lunghi periodi progetti di riforma importanti per la sostenibilità, fra cui quello degli avvocati, che poteva entrare in vigore ben prima del 1° gennaio di quest'anno».

Decisamente contrario a lanciare l'allarme commissariamento è, infine, Nedo Poli (Udc), giacché alcuni enti hanno annunciato interventi strutturali e «vedremo cosa verrà realizzato. Di certo, la bicamerale ha svolto un lavoro serio e positivo di indagine» e non si può generalizzare, perché «per alcuni soggetti, in funzione della previsione degli iscritti, cambia anche la gestione», chiude il deputato centrista.

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