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Autotutela debole

del 30/12/2010
di: di Debora Alberici
Autotutela debole
L'autotutela «non tutela il contribuente» e non può quindi sostituirsi al ricorso alla Ctp. Infatti, il giudice, chiamato a decidere sul rifiuto dell'esercizio da parte dell'amministrazione finanziaria, può valutare solo la legittimità dell'omissione senza entrare nel merito e cioè non può valutare la fondatezza della pretesa tributaria. Lo ha stabilito la Corte di cassazione che, con la sentenza numero 26313 del 29/12/2010, ha respinto il ricorso di una contribuente che si era vista respingere l'istanza di autotutela. Nelle interessanti motivazioni la sezione tributaria ha richiamato una importante sentenza delle Sezioni unite del 2007, la n. 7388, ribadendo che a la competenza sull'autotutela è del giudice tributario. In quell'occasione il Massimo consesso di Piazza Cavour aveva affermato che «in tema di contenzioso tributario, l'art. 12, comma secondo, della legge 28 dicembre 2001, n. 448, configurando la giurisdizione tributaria come giurisdizione a carattere generale, che si radica in base alla materia, indipendentemente dalla specie dell'atto impugnato, comporta la devoluzione alle commissioni tributarie anche delle controversie relative agli atti di esercizio dell'autotutela tributaria, non assumendo alcun rilievo la natura discrezionale di tali provvedimenti, in quanto l'art. 103 Cost. non prevede una riserva assoluta di giurisdizione in favore del giudice amministrativo per la tutela degli interessi legittimi, ferma restando la necessità di una verifica da parte del giudice tributario in ordine alla riconducibilità dell'atto impugnato alle categorie indicate dall'art. 19 del dlgs 31 dicembre 1992, n. 546, che non attiene alla giurisdizione, ma alla proponibilità della domanda». Non solo. Il Collegio di legittimità ha inoltre precisato che i contribuenti vantano nei confronti dell'amministrazione solo un interesse legittimo e non un diritto soggettivo. Da questo deriva, ha poi concluso la Cassazione, che «il sindacato del mero rifiuto dell'esercizio di autotutela deve limitarsi all'esame della legittimità della condotta omissiva e non può estendersi al merito, ovvero a valutare la fondatezza della pretesa tributaria del contribuente». Infatti, scrivono ancora i giudici, «l'esercizio del sindacato sull'attività di autotutela costituisce procedimento autonomo e ben distinto dal procedimento di impugnazione di un atto impositivo, con cui interferisce». In ogni caso, non costituisce un mezzo di tutela del contribuente, «sostitutivo dei rimedi giurisdizionali che non siano stati esperiti».

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