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Controversie tributarie e risarcimento del danno

del 29/12/2010
di: di Luigi Lucchetti* *Consigliere dell'Odcec di Roma
Controversie tributarie e risarcimento del danno
Le Commissioni tributarie hanno giurisdizione esclusivamente in materia amministrativa o possono statuire anche in tema di risarcimento dei danni, se la natura della controversia è tributaria?

A questo interrogativo fornisce alcuni spunti di riflessione un breve saggio dell'avvocato Alessandro Riccioni, in via di pubblicazione sul sito internet dell'Ordine di Roma (www.odcec.roma.it).

L'argomento, quanto mai attuale in vista della concentrazione dell'accertamento con la riscossione previsto dal dl. 78/2010 in vigore dal prossimo mese di luglio, coinvolge una molteplicità di interessi. In primo luogo, da un punto di vista professionale, poiché i commercialisti hanno la rappresentanza dei contribuenti in giudizio avanti alle Commissioni tributarie, è evidente l'allargamento di prerogative che deriverebbero alla nostra categoria dall'affermazione di un simile principio. I giudici tributari acquisirebbero competenze che aumenterebbero l'importanza del loro ruolo, essendo, per vari motivi, oggi ingiustamente considerata, la loro, una magistratura minore. Al proposito la Corte costituzionale ha già statuito che il giudice amministrativo, investito della questione del danno, ha la cognizione piena sulla materia, potendo persino avvalersi di un consulente tecnico d'ufficio per la sua determinazione. Mutatis mutandis, si provi a pensare quali effetti questo principio potrebbe avere nell'ambito del processo tributario nei casi, non rari nella pratica giudiziaria, in cui si manifesti il nesso eziologico tra azione di accertamento o di riscossione e danno. Dall'altro lato, l'Agenzia delle entrate e iConcessionari per la riscossione, sotto la spada di Damocle di una condanna per risarcimento dei danni, opererebbero, in situazioni più delicate, con la cautela che le conseguenze suggeriscono. Il giusto processo è, soprattutto, un processo rapido, nell'interesse reciproco del fisco e del contribuente. Nel caso in cui la pretesa tributaria ingiusta sia anche fonte di danno risarcibile, il cittadino non dovrebbe essere costretto a iniziare un nuovo giudizio per farsi riconoscere le proprie ragioni. La pienezza della giurisdizione con la concentrazione su un unico giudice di tutti gli aspetti della controversia, incluso il risarcimento del danno, costituirebbe un passo importante verso la realizzazione del giusto processo anche in campo tributario, ove ancora il principio costituzionale della parità delle parti è troppo spesso calpestato, specialmente in tema di condanna alla rifusione delle spese del giudizio.

Molti i segnali di un cambiamento di indirizzo della giurisprudenza di legittimità, ma troppi ancora i dubbi dei giudicanti del merito, ancorati alla tradizionale ripartizione della giurisdizione che vedeva una competenza sul risarcimento attribuita esclusivamente al giudice civile. Ma siamo sul terreno dei desideri e delle rivendicazioni o su quello del possibile, oggi e subito? Va ricordato che l'art.12 della L. 48/2001 ha operato un allargamento della giurisdizione, che ha travolto il principio della tassatività degli atti impugnabili, siccome elencati dall'art.19 del dlgs. 546 del 1992 (Cass. Sezioni Unite sentenza 16778/05; Cass. Sezioni Unite 27 marzo 2007, n. 7388). Interessanti gli spiragli che la Corte Costituzionale ha aperto allorquando, con la sentenza n.191 del 2006, i giudici della legittimità hanno ricordato che «il potere riconosciuto al giudice amministrativo di disporre, anche attraverso la reintegrazione in forma specifica, il risarcimento del danno ingiusto non costituisce sotto alcun profilo una nuova «materia» attribuita alla sua giurisdizione, bensì uno strumento di tutela ulteriore, rispetto a quello classico demolitorio (e/o confermativo), da utilizzare per rendere giustizia al cittadino nei confronti della pubblica amministrazione». In dottrina una posizione di netto favore all'affermazione dell'esistenza, a legislazione attuale, della competenza giurisdizionale del giudice tributario in materia di risarcimento dei danni, è stata espressa vigorosamente da Domenico Chindemi (Il processo e le prove nel contenzioso tributario - Maggioli - 2009). Chindemi ha sostenuto che l'attribuzione di tale competenza al giudice tributario non creerebbe nessun nuovo giudice aggirando il divieto previsto dall'art.103 della Costituzione. L'esigenza costituzionalizzata del giusto processo, ha sostenuto il Chindemi, oltre alla maggiore celerità del giudizio tributario rispetto a quello ordinario, impone di non spezzettare in più giudizi pretese comunque azionabili in un unico contesto, senza che vengano snaturate la natura e le funzioni delle Commissioni tributarie, trattandosi di domanda strettamente connessa con la pretesa tributaria. La stessa Corte di cassazione a SS. UU., con la recente sentenza n.14499 del 25/5/2010, ha confermato una sentenza della Corte d'appello di Napoli che, a sua volta, aveva statuito che era di competenza della Commissione tributaria la controversia per il risarcimento del danno derivato a un contribuente per l'ingiustificato ritardo di un rimborso Irpef. La giurisprudenza di merito è ancora troppo timida sul punto. Con un'isolata pronunzia la Ctr di Bari (sent. 36/8/10 del 18/12/2009) estendendo al processo tributario l'applicazione dell'art. 96 Cpc, ha condannato l'Ade ed Equitalia a risarcire a un contribuente, a titolo di danno morale, un importo di 15 mila euro a fronte dell'ingiustificata iscrizione di un'ipoteca immobiliare per un debito d'imposta inesistente. Dottrina e giurisprudenza devono ancora indagare la reale portata delle modifiche apportate all'art.96 Cpc e in che misura tale norma spiega efficacia all'interno del processo tributario. La Fondazione Telos è stata sensibilizzata affinché produca uno studio sull'argomento e la Commissione sul processo tributario dell'Ordine di Roma organizzerà un convegno su un tema di così grande rilevanza per la professione e, insieme, per la civiltà giuridica del nostro Paese. Abbiamo inoltre creato un caso molto preciso affinché le Sezioni Unite della Cassazione, che saranno presto investite della questione con un regolamento preventivo di giurisdizione, assumano una posizione precisa e definitiva nel segno, che noi commercialisti auspichiamo, della concentrazione della giurisdizione in base al principio della natura della controversia, senza dare autonomo rilievo al profilo risarcitorio, come persino la Corte costituzionale sembra suggerire. Ci auguriamo che iniziative similari si diffondano su tutto il territorio nazionale nel segno dell'obiettivo di progresso civile e giuridico, comune a tutti gli attori del processo tributario e del fisco stesso.

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