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Informazioni Ue senza frontiere

del 29/12/2010
di: di Gabriele Frontoni
Informazioni Ue senza frontiere
Scambio automatico di informazioni sia all'interno sia all'esterno dell'Europa. È questa la ricetta per combattere l'evasione internazionale secondo il commissario Ue al Fisco, Algirdas Semeta. Al termine di uno degli anni più importanti sul versante del contrasto ai centri offshore, al segreto bancario e all'elusione transnazionale, il guardiano della fiscalità dell'Unione europea ha indicato a ItaliaOggi le direttive dell'azione futura della Commissione Ue per assicurare ai paesi membri una maggiore efficacia nella realizzazione delle politiche fiscali necessarie, oggi più che mai, a sostenere una spesa pubblica crescente. Con un occhio sempre aperto su Svizzera e San Marino.

Domanda. Dopo i molteplici attacchi condotti dal ministero italiano dell'economia, Giulio Tremonti, il futuro dell'euroritenuta sembra sempre più incerto. Quali sono le strategie dell'Ue per contrastare l'evasione internazionale assicurando agli stati membri di stringere le maglie del Fisco e di mettere le mani su quegli ingenti flussi di capitali che si perdono oggi tra conti segreti e centri offshore?

R. «Come l'onorevole Tremonti, anch'io sono desideroso di migliorare il funzionamento della direttiva europea sul Risparmio, così come gli accordi sulla tassazione del risparmio da noi sottoscritti con i paesi terzi. Mi auguro che nei mesi a venire saremo in grado di raggiungere un'intesa su una serie di importanti elementi migliorativi della direttiva sul risparmio che possano ampliare il suo campo di applicazione e colmare le lacune esistenti. Come la maggior parte degli stati membri, la Commissione resta convinta che lo scambio automatico di informazioni rappresenti il modo più efficace per garantire ai paesi Ue di poter riscuotere le entrate fiscali di cui hanno diritto. Per questo, continueremo a fare pressioni per applicare lo scambio di informazioni alla più ampia base possibile, anche da parte dei paesi terzi e dei territori dipendenti e associati. Ho molta fiducia di poter contare sul sostegno di Tremonti nella promozione di questi sforzi».

D. In questo contesto, qual è il giudizio di Bruxelles sullo scudo fiscale italiano? Si tratta di una misura in linea con i principi del diritto comunitario?

R. «La Commissione sta ancora esaminando i termini dell'amnistia fiscale italiana. Al momento, quindi, non posso dare alcuna anticipazione sul giudizio finale che verrà espresso a breve».

D. Il 13 luglio scorso l'Agenzia delle entrate ha inviato una lettera alla Commissione Ue relativa alla compatibilità dello scudo fiscale con il versamento dell'Iva. Quali sono stati i termini delle vostre richieste?

R. «La lettera dell'Agenzia delle entrate rappresenta una risposta a una serie di questioni sollevate dalla Commissione. Tra queste, l'aspetto più rilevante riguarda proprio l'Iva. Un fattore che è stato preso in considerazione nella nostra valutazione del condono fiscale italiano. Le risposte fornite da Roma andranno ad alimentare la decisione finale della Commissione sull'ammissibilità dell'amnistia fiscale».

D. Alla fine di ottobre, la Germania e il Regno Unito hanno avviato i negoziati con la Svizzera per consentire a Berna di mantenere il segreto bancario a fronte di una nuova imposta alla fonte del 30-35% sui profitti generati dai capitali tedeschi e inglesi investiti nel paese. Come giudicate questa possibilità? Non temete che si possa creare un pericoloso precedente per altri paesi?

R. «Al momento si tratta solo di un avvio di negoziato. Non credo che dovremmo anticipare o speculare su un qualsiasi accordo finale. La Commissione è in stretto contatto con il Regno Unito e le autorità tedesche per quanto riguarda questi negoziati, e sono fiducioso che entrambi i paesi saranno totalmente impegnati dai principi comunitari di good governance in materia di imposizione fiscale. Il governo inglese e quello tedesco sono consapevoli dei loro obblighi derivanti dal diritto dell'Unione europea e ho tutte le ragioni per credere che rispetteranno pienamente la legislazione Ue nei negoziati bilaterali».

D. Il 14 dicembre scorso, i ministri degli esteri dell'Ue hanno approvato un documento in cui criticano la politica fiscale dei cantoni svizzeri a causa della distorsione alla concorrenza fiscale europea. Come pensa che la Commissione possa intervenire per risolvere il problema?

R. «Non si tratta di un problema nuovo. In realtà, fin dal 2007 la Commissione ha dichiarato ufficialmente che alcuni regimi fiscali cantonali erano in conflitto con le disposizioni sugli aiuti di stato ai sensi dell'accordo di libero scambio. La Commissione è stata invitata dagli stati membri ad avviare colloqui con la Svizzera su questo tema, e al momento sono in corso alcune discussioni a tale riguardo. La riforma fiscale proposta dalla Svizzera nel maggio 2009 non ci sembra sufficiente per affrontare i problemi che abbiamo sollevato. Per questo motivo, nelle conclusioni del Consiglio del 14 dicembre scorso abbiamo invitato la Svizzera a sopprimere queste misure considerate alla stregua di aiuti di stato».

D. Al di là della questione legata alla tassazione cantonale, quali sono gli altri termini del contendere tra Berna e Bruxelles in tema di fiscalità?

R. «La Commissione non ha ancora trovato un accordo con la Svizzera sull'applicazione dei principi del Codice di condotta dell'Ue in materia di tassazione delle imprese, iniziato sotto la presidenza belga nel secondo semestre del 2010. Una concorrenza fiscale equa rappresenta uno dei tre pilastri della good governance in materia fiscale. E il Codice di condotta per la tassazione delle imprese, prevede che gli stati membri si astengano da qualsiasi nuova misura fiscale dannosa. Trattandosi di un paese vicino e importante per l'Unione europea, mi auspico vivamente che la Svizzera accetti in futuro di applicare gli stessi principi che regolano i paesi membri, impegnandosi ad astenersi da una concorrenza fiscale dannosa per tutti. Finora, le discussioni si sono svolte in un clima positivo e costruttivo e ci sono segnali incoraggianti. Ma c'è ancora molto lavoro da fare nel 2011 per andare avanti in questo percorso».

D. San Marino sta per votare un referendum per valutare un'eventuale adesione all'Unione europea. Come considera la questione da un punto di vista fiscale? San Marino è visto ancora dall'Europa come un paradiso fiscale o il paese ha raggiunto gli standard minimi di trasparenza previsti dall'Ocse e dal Moneyval?

R. «Accolgo con favore l'impegno mostrato da San Marino a conformarsi agli standard Ocse di trasparenza e scambio di informazioni su richiesta. Ovviamente, se il paese vorrà diventare un membro dell'Unione europea, dovrà adottare tutte le nostre regole in materia fiscale, e si dovrà impegnare nell'applicazione del Codice di condotta per la tassazione delle imprese. Questo significa che San Marino dovrà eventualmente soddisfare standard ancora più elevati rispetto a quanto fatto fino a oggi, impegnandosi pienamente ad applicare e promuovere la good governance in materia fiscale».

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