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I consulenti del lavoro crescono

del 28/12/2010
di: La Redazione
I consulenti del lavoro crescono
2010/2011 bilanci e propositi dei Consulenti del lavoro, dall'aumento degli iscritti a quello delle competenze professionali, il lavoro futuro sarà orientato a rendere concreti gli obiettivi raggiunti. Dalle parole della presidente dei Consulenti del lavoro Marina Calderone si delinea l'attuale situazione di una categoria attiva e propositiva che investe in promozione di norme etiche e si comprendono al meglio i nuovi ambiziosi progetti del Consiglio nazionale.

Domanda, Il bilancio del 2010 per i Consulenti del lavoro è certamente positivo, Presidente quale quadro può tracciarci per comprendere meglio il percorso intrapreso e gli obiettivi raggiunti?

Risposta. Penso che il 2010 per la nostra Categoria sia stato un anno particolarmente fortunato. Primo, per l'aumento degli iscritti al nostro ordine: alla fine di dicembre del 2010, infatti, a consuntivo, 28.500 professionisti risultano iscritti ai nostri consigli provinciali.

Oltre a ciò, certamente non possiamo che essere soddisfatti perché è giunto a coronamento, con l'entrata in vigore della legge 183 del 2010, il nostro sogno di completare l'attività di certificazione dei contratti con la conciliazione e l'arbitrato in materia di lavoro. Certificazione, conciliazione e arbitrato sono tre funzioni molto importanti per una categoria professionale che vuole fare della deflazione in materia di contenzioso del lavoro la propria missione, insieme a quella che è la propria missione tradizionale: quella di promuovere il lavoro e l'etica del lavoro. Abbiamo alle spalle più di trent'anni di storia ordinistica, ma ancor di più, di professione, e in tutti questi anni, abbiamo certamente messo in evidenza quanto è centrale il ruolo dei Consulenti del lavoro all'interno di tutte le dinamiche del mondo del lavoro. Operiamo al fianco delle imprese e dei lavoratori in momenti, come questi, in cui la recessione si fa sentire ancora. Li sosteniamo positivamente, per dare speranza in un futuro che, io credo, nel 2011 porterà le aziende verso la possibilità di riprendersi dall'attuale situazione superando la crisi. Dopo i successi ottenuti dai Consulenti del lavoro, sicuramente il 2010 non poteva chiudersi in modo migliore: adesso per il 2011 dovremo lavorare per rendere concreti gli importanti traguardi che abbiamo raggiunto.

D. Presidente, il 2011 sarà un anno importante, ricco di molteplici attività da organizzare, di tantissimi percorsi nuovi da intraprendere e di riforme da portare a termine. Come si delineeranno tutte queste vostre funzioni?

R. Sarà un anno con tante cose in più, tanta responsabilità: la responsabilità principale come Consiglio nazionale, ma anche come Consigli provinciali degli ordini, sarà quella di dimostrare che dei soggetti professionali come i Consulenti del lavoro, quando si vedono attribuire dal legislatore nuove funzioni, le assumono con la consapevolezza di dover fare bene, e di dover fare qualcosa che va in favore del Paese. Certamente favorire la deflazione del contenzioso è un obiettivo importante, quindi le nostre sedi provinciali, a partire dal mese di gennaio, saranno operative anche sulla conciliazione e l'arbitrato; i nostri arbitri, i nostri conciliatori, avranno alle spalle un percorso formativo garantito dalla Categoria attraverso la Fondazione Studi del nostro Consiglio nazionale. È un impegno, un impegno di serietà di una Categoria che vuole veramente dimostrare anche il salto di qualità che ha fatto in tutti questi anni.

Accanto a questo certamente dovremo anche intensificare i nostri sforzi per portare a compimento quelle riforme importanti all'interno della nostra legislazione di Categoria, per far sì che la nostra legge ordinamentale sia poi rispondente a quelle che sono le nuove funzioni che negli anni il legislatore ci ha visto attribuire. Una riforma coraggiosa che tenga conto della crescita professionale della categoria dopo trent'anni dalla regolamentazione e che ha l'obiettivo di proiettarla nel futuro con un ruolo di tutela della fede pubblica e con la consapevolezza che la materia oggetto della professione ha un importante rilievo costituzionale.

D. Sarà anche l'anno della riforma delle professioni tanto attesa e che ha già trovato una proposta degli Ordini?

R. Di pari passo con la riforma della nostra legge istitutiva, andremo certamente, assieme alle altre professioni ordinistiche, a cercare di portare tenacemente a compimento anche una riforma delle professioni che è in agenda in Parlamento ormai da più di dieci anni, ma di cui ancora non abbiamo notizie. Anzi, ne approfitto per invitare il Governo, invitare il ministro Alfano, che ha ricevuto la proposta congiunta Cuppat, a definire al più presto il testo di legge perché le categorie professionali sono pronte a sostenerlo.

D.I Consulenti del lavoro da molto tempo sono aperti ai giovani, lei da sempre afferma che puntare sui nuovi talenti significa puntare sul futuro, come intende proseguire su questa strada?

R. I giovani professionisti devono essere sostenuti nella scelta del loro percorso. I ragazzi hanno necessità di certezze e non riescono a trovarle durante il percorso universitario. È necessario un maggior raccordo tra il mondo dell'università e il mondo delle professioni per far sì che quello che è lo sforzo che fanno i ragazzi, ma fanno anche le famiglie per vedere i figli completare il ciclo di studi, poi diventi anche uno sforzo finalizzato all'inserimento nel mondo del lavoro. Il nostro impegno come categoria dei Consulenti del lavoro e, più in generale, come professionisti italiani è quello di cercare di rendere più facile il transito verso l'attività professionale. Parliamo di «welfare professionale», di tutti gli atti e quelle situazioni in cui i giovani possano trovare dei sostegni, anche legislativi, a favore di quello che può essere certamente un percorso alternativo al rapporto di lavoro subordinato, ma anche ulteriormente gratificante perché offre ai giovani laureati la possibilità di cimentarsi all'interno di un mondo professionale stimolante in cui c'è la possibilità di esprimersi al meglio.

D. Questi sostegni che lei ci indica potrebbero essere applicati anche alle donne?

R. Certamente, quando si parla dei nuovi ingressi nel mondo delle professioni, bisogna dire anche che la maggior parte dei nuovi professionisti sono di sesso femminile ed hanno bisogno di sostegno nella fase di scelta e di avvio dell'attività professionale. In collaborazione con gli altri organismi delle categorie professionali, Adepp e Confprofessioni, come Cup dobbiamo lavorare affinché siano collocati all'interno di norme legislative degli interventi finalizzati a sostenere chi fa la scelta di entrare all'interno del mondo ordinistico.

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