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Leasing abusivo se riduce l'imposta attraverso mini-canoni

del 23/12/2010
di: La Redazione
Leasing abusivo se riduce l'imposta attraverso mini-canoni
È legittimo il vantaggio fiscale che si ottiene ricorrendo al leasing di un bene strumentale, anziché all'acquisto, per diluire nel tempo il carico dell'Iva non detraibile. L'operazione può qualificarsi però abusiva se mira a ridurre l'imposta attraverso la previsione di canoni inferiori a quelli di mercato. Questi, in sintesi, i principi sanciti dalla Corte di giustizia Ue nella sentenza 22 dicembre 2010, causa C-103/09. Il procedimento era scaturito da una controversia nella quale l'amministrazione fiscale del Regno Unito aveva preso di mira la condotta di un gruppo di società operanti nel settore delle assicurazioni, le quali, anziché acquistare i beni strumentali all'esercizio dell'attività, li acquisivano attraverso operazioni di locazione e sublocazione finanziaria, mediante un intermediario esterno al gruppo, allo scopo di differire il carico dell'Iva non detraibile.

Secondo l'amministrazione, si trattava di operazioni abusive, non riconducibili nello svolgimento di attività economiche, mentre il giudice nazionale, pur ritenendo che scopo essenziale delle operazioni fosse di ottenere un vantaggio fiscale, dubitava che tale vantaggio dovesse considerarsi contrario agli scopi della direttiva Iva, per cui decideva di rivolgersi alla corte di giustizia; aggiungeva, però, che si sarebbe potuto ravvisare un abuso di diritto non per la scelta di utilizzare il contratto di leasing, ma piuttosto nel caso in cui l'importo dei canoni fosse stato inferiore ai valori di mercato; tale circostanza, insieme a quella dell'interposizione di un soggetto estraneo al gruppo, avrebbe potuto essere diretta ad aggirare la normativa che impone di assumere il valore normale nelle prestazioni fra soggetti collegati.

Nella sentenza, la corte ricorda anzitutto che l'applicazione della normativa dell'Ue, anche in materia di Iva, non può essere estesa sino a comprendere i comportamenti abusivi, ossia le operazioni realizzate non nell'ambito di normali transazioni commerciali, ma al solo scopo di beneficiare abusivamente del diritto dell'Unione. L'imprenditore, d'altro canto, è libero di scegliere la forma di conduzione degli affari fiscalmente meno onerosa, sicché per configurare un abuso occorre che, da un lato, le operazioni controverse, nonostante l'applicazione formale delle disposizioni comunitarie e nazionali, finiscano per procurare un vantaggio fiscale contrario agli obiettivi del sistema; dall'altro, deve risultare oggettivamente che tali operazioni mirano essenzialmente all'ottenimento del vantaggio fiscale.

Nella fattispecie, scopo essenziale del leasing era di ottenere il vantaggio fiscale consistente nel ripartire nel tempo il carico dell'Iva indetraibile sulle acquisizioni dei beni. Tuttavia, posto che le operazioni di leasing rientrano nell'ambito di applicazione della normativa Iva, tale vantaggio fiscale non è, di per sé, contrario agli scopi di tale normativa; non si può infatti contestare ad un soggetto passivo di aver optato per il leasing, in luogo dell'acquisto, purché l'Iva relativa venga debitamente e integralmente corrisposta, come avvenuto nel caso in esame. Il leasing, osserva ancora la Corte, non comporta una riduzione dell'importo dell'Iva rispetto all'acquisto del bene.

Il giudice nazionale, avverte però la Corte, dovrà verificare se le condizioni contrattuali siano contrarie alle disposizioni sull'Iva, ad esempio nel caso in cui sia convenuto un importo dei canoni molto più basso del normale, al di fuori di qualsiasi realtà economica; in questo contesto, dovrà inoltre valutare se il coinvolgimento dell'intermediario terzo sia finalizzato ad aggirare la norma che impone di tassare al valore normale determinate operazioni all'interno dei gruppi.

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