Consulenza o Preventivo Gratuito

Basta lavoratori di serie B

del 21/12/2010
di: di Manola Di Renzo
Basta lavoratori di serie B
L'equilibrio del mercato del lavoro è messo in pericolo dalle agenzie di lavoro. Continuiamo a leggere lamentele mirate ai nuovi modelli di flessibilità che, nonostante tutto, vanno sempre più affermandosi. Si continua ad accusare le politiche di governo, additandole come cause primarie della limitazione dei diritti dei lavoratori. Ogni azione volta a un cambiamento viene definita precaria, incolpando normalmente le aziende di effettuare scelte economiche a discapito delle tutele per le risorse umane.

In tempi non tanto vecchi, ma lontani dalla realtà attuale, nascevano le prime forme di lavoro interinale, introdotte in Italia nel 1997 dalla legge Treu, andando a modificare la legge 1369/1960 che prevedeva un divieto assoluto di interposizione per l'assunzione di manodopera, e consentendo la fornitura di lavoratori in casi specifici previsti dalla legge e dalla contrattazione collettiva, caratterizzati dalla «temporaneità» del rapporti di lavoro. Successivamente la norma è stata modifica, fino ad arrivare al 2003, anno in cui il lavoro interinale è stato abolito per lasciare il posto alla «somministrazione» di lavoro. Con l'introduzione di questo nuovo sistema, le aziende di lavoro interinale diventano agenzie per il lavoro. Il mercato cambia da allora per sempre. E noi, come sempre, non contestiamo il cambiamento, ma la mancanza dell'applicazione rigorosa delle regole e delle leggi.

Queste nuove agenzie si sono rivelate utili per l'inserimento di personale all'interno delle aziende, dando la possibilità di apprendere mestieri nuovi, arricchire i propri curricula e talvolta rimanere a lavorare nella stessa realtà utilizzatrice. Attraverso il lavoro temporaneo si sono moltiplicate le possibilità di conseguimento di un lavoro stabile. Bisogna infatti riconoscere che le chance e la visibilità di un lavoro a tempo non possono essere paragonate a quelle di una situazione di disoccupazione.

Sicuramente la costituzione di questo mercato parallelo è da ritenersi illuminante, soprattutto rapportata a oggi, dove le logiche del mercato del lavoro stanno facendo saltare tutte i metodi classici del sistema occupazionale, quasi utilizzando le regole della teoria del caos. L'esempio non è da intendersi in senso letterale e scientifico, ma con una visione sociologica.

I sistemi che non possono essere descritti da leggi matematiche semplici vengono detti sistemi caotici e sono oggetto di studio per mezzo della teoria del caos.

Un sistema dinamico si dice caotico quando presenta caratteristiche simili a quello che sta accadendo nel nostro sistema del lavoro, e racchiude tratti di variazioni di imprevedibilità. Inoltre vede un'evoluzione del sistema, con notevoli difficoltà di poter prevedere in anticipo l'andamento della struttura su tempi medio lunghi.

Fino a qualche tempo fa, il numero dei lavoratori proposti dalle agenzie di lavoro somministrato era in forte aumento, sia per la carenza di figure professionali con competenze specifiche, sia per l'elevato tasso di lavoratori disoccupati e pertanto disponibili. Attualmente le cose stanno cambiando, infatti i riflessi della permanenza della crisi economica si stanno imponendo anche su queste agenzie.

Anche l'abuso di questi modelli di occupazione ha creato precariato, infatti nei momenti di restrizioni le aziende hanno preferito rimandare a casa i lavoratori con un contratto più flessibile rispetto ad altre forme più rigide.

Un aspetto molto importante delle norme che hanno regolamentato queste tipologie di società riguardano la tutela dei diritti dei lavoratori. La legge infatti ha equiparato i prestatori di lavoro temporaneo ai dipendenti di pari livello impiegati presso l'impresa che ne usufruisce. Il trattamento economico retributivo di un lavoratore somministrato deve essere pari a quello di un lavoratore subordinato, impiegato nella medesima realtà aziendale. Questo innanzitutto per evitare disparità di comportamento e per non lasciare spazio a utilizzi distorsivi di questo strumento. Le aziende sarebbero tentate così di accedere esclusivamente a tali forme pur di abbattere i costi del personale, cosiddetto «dumping sociale».

L'art. 23, 1° comma, dlgs n. 276/2003, prevede che «i lavoratori dipendenti dal somministratore hanno diritto a un trattamento economico e normativo complessivamente non inferiore a quello dei dipendenti di pari livello dell'utilizzatore, a parità di mansioni svolte». Tuttavia, «restano in ogni caso salve le clausole dei contratti collettivi nazionali di lavoro stipulate ai sensi dell'articolo 1, comma 3, della legge 24 giugno 1997, n. 196».

Le tutele normative ci sono tutte, e chiaramente le aziende si sono avvalse di questo servizio secondo i criteri di legge; da recenti indagini invece è emerso che chi non è in linea con le regole sono proprio alcune agenzie di lavoro.

Al momento dell'assunzione del lavoratore, l'agenzia fornitrice sarebbe tenuta ad applicare il medesimo contratto collettivo adoperato dall'impresa utilizzatrice. Quest'ultima pertanto sarà tenuta a comunicare all'azienda fornitrice e ai lavoratori temporanei il trattamento economico in atto presso l'azienda e il contratto collettivo applicato. La norma lascia alla contrattazione collettiva la facoltà di stabilire le modalità e i criteri per disciplinare i contratti di lavoro somministrati e quelli per rendere effettiva la realizzazione delle rappresentanze.

La contrattazione collettiva può anche non prevedere la regolamentazione di tali tipologie contrattuali, pertanto l'agenzia fornitrice si troverà a dover applicare un contratto collettivo analogo.

Non sempre però i lavoratori somministrati sono trattati al pari di altri, cosa che peraltro avviene anche nel caso delle cooperative di servizi.

Il divieto di intermediazione a soggetti non autorizzati è disciplinato dalla norma, ma continua ugualmente a essere messo in pratica, arrivando alle forme più estreme di appalto di servizi non genuino e consentendo l'accesso più economico all'attività di somministrazione. Ecco dove sta la perdita di equilibrio del mercato del lavoro.

All'interno delle agenzie per il lavoro dovrebbero esservi delle figure preposte a controllare la corretta applicazione della contrattazione applicata, affinché non vi siano comportamenti speculativi a discapito dei lavoratori; alcuni contratti collettivi li hanno previsti ma con scarsi risultati, tanto che diversi lavoratori continuano a subire trattamenti «di serie B». Ciò è intollerabile sia dal punto di vista del lavoratore che da quello dell'azienda, perché si perdono dei diritti e delle condizioni di parità di partenza per un'impresa, grande o piccola che sia.

È con questi comportamenti che dobbiamo parlare di precari, di individui non rispettati e tantomeno tutelati. Sono ancora minime le verifiche atte a garantire la salvaguardia di queste figure, che facilmente scivolano a livelli inferiori retributivi.

Nelle nuove politiche del lavoro e di welfare non sarebbe sbagliato rivedere anche alcuni articoli di legge per garantire maggiore protezione a tutti quei lavoratori temporanei che entrano a far parte di un meccanismo troppo grande e macchinoso per essere in grado da soli di vantare i propri diritti.

Non cadiamo sempre nel vortice della sudditanza, parliamo tanto di valorizzazione della persona, di centralità dell'individuo, e questo sarebbe un esempio concreto di affiancamento di lavoratore all'azienda. Porrebbe le basi per uno sviluppo sia economico che culturale del sistema lavoro. Basterebbe far rispettare le regole esistenti per far funzionare meglio tutto. Perché l'equilibrio si fonda su pesi uguali in cui non c'è la prevalenza di una parte sull'altra.

vota