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Minimi anticoncorrenziali

del 21/12/2010
di: di Andrea Mascolini
Minimi anticoncorrenziali
È illegittima, in quanto anticoncorrenziale, la previsione di tariffe minime e massime obbligatorie per i servizi di qualificazione delle imprese di costruzioni; è necessario cambiare non soltanto la normativa vigente, ma anche il nuovo regolamento del Codice dei contratti pubblici. È quanto afferma l'Antitrust in una segnalazione trasmessa il 15 dicembre al governo e ai presidenti di camera e senato. L'Autorità garante della concorrenza e del mercato, nel documento firmato da Antonio Catricalà, chiede modifiche della normativa vigente e in fieri avendo evidenziato «possibili effetti discorsivi della concorrenza» rispetto all'obbligatorietà delle tariffe minime e massime previste per lo svolgimento, da parte delle Soa (Società organismi di attestazione) dell'attività di qualificazione delle imprese di costruzioni contenuta nel dpr 34/2000. Si tratta di disposizioni che erano già state oggetto di segnalazione nel 2003 e che adesso vengono nuovamente prese di mira dall'Antitrust visto che il regolamento del Codice dei contratti pubblici (il dpr 5 ottobre 2001, n. 207 che entrerà in vigore il 9 giugno 2011), sul punto ha mantenuto l'impostazione del dpr 34/2000. L'Antitrust, in riferimento al nuovo regolamento recentemente pubblicato in gazzetta ufficiale, sottolinea anche il fatto che non soltanto sono state confermate le disposizioni del 2000, ma il governo ha anche inteso «estendere (l'obbligatorietà delle tariffe minime e massime, n.d.r.) , in misura proporzionalmente ridotta, alle attività integrative di revisione triennale o di variazione dell'attestazione, come introdotte dalla legge 166/02». Anche la Corte dei conti (Ufficio di controllo sugli atti del ministero delle infrastrutture), in fase di registrazione del nuovo regolamento, aveva notato (rilievo del 16 novembre 2010) che le norme del nuovo regolamento (identiche a quelle del 2000) scontavano la mancata «coerenza con la normativa che ha disposto l'abolizione dei minimi tariffari (legge 248/2006, cosiddetta Legge Bersani)» e apparivano estranee alla materia trattandosi di rapporti fra privati. Nel provvedimento finale delle sezioni riunite della Corte questa censura però non ha fatto breccia e oggi il dpr 207/2010 reca immutate le norme sull'obbligatorietà delle tariffe che l'Antitrust chiede ancora di cambiare. Il merito delle censure dell'Antitrust è, nella sostanza, rimasto invariato rispetto alla segnalazione del 2003, dal momento che oggi come allora l'Agcm ritiene che «il sistema tariffario appare in contrasto con i meccanismi concorrenziali, tenuto conto che il legislatore ha configurato il settore in questione come un mercato in cui la domanda espressa dalle imprese che vogliono partecipare a gare e l'offerta è rappresentata in via esclusiva da organismi di diritto privato e in concreto da soggetto imprenditoriali che devono assumere la veste di società per azioni». L'Autorità sottolinea, così come sempre accade quando si parla di tariffe minime obbligatorie, che in generale la fissazione di prezzi minimi lungi dall'assicurare la qualità del servizio, «rappresenta uno strumento che disincentiva gli operatori ad assumere il livello qualitativo della prestazione quale variabile del proprio comportamento di mercato». Nel caso specifico l'Antitrust aveva anche rilevato che a fronte di una penetrante regolazione in materia risultavano «prive di qualunque giustificazione previsioni circa l'obbligatorietà delle tariffe sia nel minimo, sia nel massimo»; ciò anche perché «la qualità del servizio svolto dalle Soa, la rispondenza all'interesse generale e l'efficienza complessiva del sistema sono garantite da controlli ex ante ed ex post e dall'attività di vigilanza dell'Autorità di settore».

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