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Cartella, ricorso solo per vizi propri

del 18/12/2010
di: di Debora Alberici
Cartella, ricorso solo per vizi propri
Cartella esattoriale impugnabile solo per vizi propri. È infatti valida quella notificata sulla base di una decisione del giudice tributario anche se non contiene la determinazione dei tributi.

Lo ha stabilito la Corte di cassazione che, con la sentenza 25614 di oggi, ha respinto il ricorso di un contribuente che aveva impugnato una cartella esattoriale priva della determinazione del tributo.

In particolare l'atto impositivo era stato notificato dopo una sentenza della commissione tributaria.

Un atto, questo, che secondo la sezione tributaria il contribuente avrebbe dovuto conoscere.

«La cartella esattoriale», si legge nel passaggio chiave della sentenza, «è impugnabile solo per vizi propri e non per vizi dell'atto da cui nasce il debito alla fonte dell'iscrizione a ruolo e della cartella, eccettuati i casi in cui solo attraverso la cartella il contribuente venga a conoscenza della pretesa impositiva e dell'atto con cui è stata accertata. Una siffatta eccezione non trova però spazio quando il debito sia fondato su provvedimenti giudiziari, i quali debbono essere impugnati con gli specifici strumenti previsti dalle norme processuali (nella specie, con l'appello della sentenza in base alla quale era stato adottato l'atto oggetto del giudizio presente), e non possono essere contestati attraverso un ricorso dinanzi al giudice di primo grado avverso la cartella esattoriale».

Anche la Procura generale della Suprema corte aveva sollecitato, nell'udienza svoltasi al Palazzaccio lo scorso 21 ottobre, di respingere il ricorso del contribuente. Il caso riguarda una donna di Bari che, dopo aver ricevuto una cartella esattoriale scaturita da un decisione a lei sfavorevole dalla commissione tributaria regionale, l'aveva impugnata perché priva delle indicazioni fondamentali. Ora la Cassazione, con un verdetto senza appello, ne ha decretato la validità.

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