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Il reverse si allarga

del 18/12/2010
di: di Valerio Stroppa
Il reverse si allarga
Reverse charge in vista per il mercato dei «certificati neri», vale a dire i titoli relativi alle quote di emissioni di anidride carbonica. Per contrastare le frodi, il ministero dell'economia sta studiando un emendamento che dovrebbe trovare spazio nel decreto milleproroghe di fine anno, finalizzato a introdurre il meccanismo dell'inversione contabile anche con riferimento a questo settore, come già anticipato nei giorni scorsi dal sottosegretario allo sviluppo economico Stefano Saglia. Il reverse charge potrebbe contribuire a ridurre i casi di frodi Iva nella compravendita dei permessi di emissione.

Proprio ieri gli uomini della Guardia di finanza di Milano hanno effettuato circa 150 perquisizioni nei confronti di società, dislocate in diverse regioni (Lombardia, Veneto, Piemonte, Liguria, Toscana, Lazio, Campania, Abruzzo e Friuli-Venezia Giulia), sospettate di aver posto in essere una frode carosello da diverse centinaia di milioni di euro.

L'operazione, realizzata con il supporto operativo dai reparti delle Fiamme gialle competenti per territorio, è coordinata dal procuratore aggiunto di Milano, Francesco Greco, e dal pm Carlo Nocerino. Gli indagati sono una ventina, per lo più titolari stranieri delle società che commerciavano i certificati Co2, incassando l'Iva senza poi riversarla all'Erario. Per loro i reati ipotizzati dalla procura sono associazione per delinquere finalizzata alla truffa ai danni dello stato, emissione di fatture false e riciclaggio.

Secondo la ricostruzione dei pm milanesi, le società coinvolte nell'illecito compravano dall'estero i certificati Co2, avvalendosi dell'esenzione dall'Iva vigente in ambito comunitario. Successivamente, le quote di emissione venivano rivendute ad altre società italiane, stavolta con applicazione dell'Iva, che non veniva poi versata nelle casse pubbliche. Così facendo, inoltre, dette aziende potevano praticare prezzi dei certificati neri più vantaggiosi rispetto alla media. Andamenti così anomali delle negoziazioni hanno fatto nascere il sospetto che qualcosa non andava, inducendo il Gestore dei mercati energetici a sospendere la Borsa delle emissioni di Co2 a partire dallo scorso 1° dicembre.

Il danno stimato per l'Erario si aggira intorno ai 500 milioni, che diventano molti di più se si allarga l'analisi anche a Inghilterra e Germania, gli altri Stati colpiti dalla truffa internazionale e con i quali le autorità giudiziarie e investigative italiane sono in stretto contatto.

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