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Codice etico per la conciliazione

del 17/12/2010
di: di Ignazio Marino
Codice etico per la conciliazione
Il Consiglio nazionale dei dottori commercialisti e degli esperti contabili ha approvato il «codice etico dell'organismo di conciliazione». Si tratta di un documento di autodisciplina che vuol essere un certificato di serietà e professionalità dell'organismo stesso anche in vista dell'entrata in vigore dell'obbligatorietà del tentativo di conciliazione a marzo 2011. La comunicazione del presidente del Cndcec, Claudio Siciliotti, agli ordini territoriali è partita ieri con l'informativa n. 69/2010. Il codice, articolato in una serie di principi generali in ambito di condotta, contiene un elenco di diritti e doveri morali che definisce il perimetro della responsabilità etico-sociale non solo dell'organismo, ma anche di ogni partecipante alla sua organizzazione. In maniera particolare, per quanto riguarda le norme generali l'organismo «si impegna a non effettuare pubblicità e comunicazione i cui contenuti siano ingannevoli e non veritieri, né a utilizzare forme e strumenti di persuasione di tipo scientifico o di altra natura». Fermo restando quanto suggerito per fornire una corretta informativa a utenti che non conoscono la lingua italiana, l'Organismo si impegnerà pertanto, ove ritenuto opportuno, a produrre materiale informativo avvalendosi di interpreti e/o mediatori linguistici. Particolarmente stringenti le norme sui pagamenti. «All'Organismo, ai suoi dipendenti, ai collaboratori e ai mediatori nell'ambito dell'attività di mediazione è fatto divieto di accettare ogni e qualsiasi forma di regalia, beneficio, vantaggio, utilità od omaggio, a prescindere dalla finalità ovvero dall'importo. Gli stessi soggetti non potranno e non dovranno effettuare alcuna forma di regalia, beneficio, vantaggio, utilità od omaggio, e ciò a prescindere dalla finalità ovvero dall'importo. Qualsiasi pagamento effettuato o ricevuto nell'ambito dell'attività di mediazione dovrà avere una forma che consenta di individuarne la causale; in tale prospettiva non sono ammessi versamenti in contanti o assegni. «La violazione o l'inosservanza del codice etico da parte dei soggetti a esso tenuti», conclude l'informativa, «comporta la risoluzione di diritto del rapporto giuridico in essere con gli stessi e il pieno diritto dell'Organismo a chiedere il risarcimento dei danni subiti».

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