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Acqua, public company antidoto agli sprechi

del 15/12/2010
di: La Redazione
Acqua, public company antidoto agli sprechi
Acqua pubblica gestore privato. Questa l'idea che FareAmbiente - Movimento ecologista europeo ha a proposito del problema idrico in Italia. La gestione pubblica infatti, non sempre è sinonimo di efficienza, qualità ed economicità. La cattiva qualità dell'acqua che arriva nelle case degli utenti induce milioni di italiani ad acquistarla in bottiglie di Pet. Questa pessima abitudine, oltre a essere antieconomica, è una scelta assolutamente antiecologica. Notevole infatti è l'inquinamento prodotto per il confezionamento e il successivo smaltimento delle acque minerali. Plastica per imbottigliarla, plastica per confezionarla, plastica per imballarla. Inoltre vi è da aggiungere l'enorme quantità di gasolio, con relative immissioni di CO2 nell'atmosfera, che occorre per trasportarla dai luoghi di produzione a quelli di vendita. Siamo tra i primi in Europa per il consumo di acque minerali. Secondo Mineracqua, l'associazione di produttori di minerali, il 98% delle famiglie italiane preferisce l'acqua in bottiglia a quella del rubinetto e di queste solo un terzo la sceglie per ragioni di gusto.

Il resto le acquista spinti da motivi legati alla salute e alla maggiore purezza e sicurezza garantite dall'etichetta.

L'idea di FareAmbiente sarebbe quella delle «public company» americane, che fa di ogni consumatore un socio. In questo modo ogni utente può controllare il gestore che gli fornisce l'acqua. Un vero antidoto contro quei carrozzoni pubblici, delle municipalizzate le cui reti spesso sono dei veri e propri colabrodo che causano perdite fino al 50% del distribuito. La formula «public company» inoltre, consentirebbe di garantire la fornitura minima essenziale a quelle famiglie indigenti o a basso reddito. Per esempio una fornitura gratuita per poche ore al giorno. Per contro dovrebbe essere previsto il taglio della fornitura a quegli utenti morosi che spesso approfittano del fatto che non è possibile l'interruzione della fornitura per non pagare le bollette. In una situazione del genere Vincenzo Pepe, presidente nazionale di FareAmbiente, spera vivamente che «la Corte costituzionale bocci i demagogici referendum promossi da Di Pietro che oltre a costare milioni di euro ai contribuenti, rischierebbero, grazie a campagne mediatiche fuorvianti, a tenere su società pubbliche in costante perdita e il cui scopo spesso è di fornire posti di lavoro e consulenze con criteri del tutto clientelari».

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