Consulenza o Preventivo Gratuito

Energia, liberalizzazione bocciata

del 15/12/2010
di: Pagina a cura di Renato Narciso
Energia, liberalizzazione bocciata
FareAmbiente è un movimento che da sempre ha a cuore il tema delle energie rinnovabili, unica vera alternativa alla dipendenza petrolifera. Tale dipendenza crea due enormi danni, il primo di natura squisitamente ambientale, poiché vengono immessi nell'aria milioni di tonnellate di fumi e polveri sottili frutto della combustione degli idrocarburi, il secondo di natura economica. L'Italia infatti, vanta il poco invidiabile primato dell'alto costo dell'energia elettrica in Europa. Uno dei fattori che contribuiscono ad aumentare i costi è la rete di trasmissione e distribuzione elettrica nazionale. Gestita una volta dall'Enel, la rete elettrica, dopo la liberalizzazione del mercato dell'energia, fu affidata dal ministero competente, in gestione alla Grtn (gestione rete trasmissione nazionale), società nata dallo «spin-off» dell'Enel. Successivamente la Grtn fu divisa a sua volta in due società e nacquero Gse (gestione servizi energetici) e Terna il cui compito appunto è la trasmissione dell'energia ad alta tensione provenienti dalle centrali di produzione alle reti di distribuzione di media tensione gestite invece dall'Enel.

Vincenzo Pepe, presidente nazionale di FareAmbiente - Movimento ecologista europeo, si dice molto preoccupato dalla mancata realizzazione di impianti adeguati alle attuali esigenze del paese.

Domanda. Presidente Pepe, lei crede che la liberalizzazione del mercato energetico abbia davvero contribuito ad abbassare i costi dell'energia e a rendere più efficiente la gestione delle linee elettriche italiane?

Risposta. No, credo esattamente il contrario. La liberalizzazione non ha semplificato nulla, anzi ha solo complicato le cose, prima c'era un solo operatore, oggi ci sono più attori sul mercato e i costi sono lievitati.

D. Si spieghi meglio…

R. Sembra che Terna non riesca a realizzare nessun impianto funzionale al sistema elettrico. Le conseguenze di questa mancata realizzazione sono molteplici. Le più gravi sono due: primo, che i piccoli produttori di energie rinnovabili, che usano celle fotovoltaiche o pale eoliche, difficilmente possono inserire nella rete quanto prodotto, e la seconda è che si creano i cosiddetti «colli di bottiglia», cioè macroaree ove a causa della mancanza di adeguate infrastrutture, non si possono creare interconnessioni di energia elettrica.

Tutto ciò finisce inevitabilmente con l'aumentare i costi la qualità del servizio di trasmissione, in alcune zone d'Italia, specialmente al Sud, si trovano a dover affrontare costi più elevati a fronte di un servizio elettrico scarso rispetto ad altre zone del paese in cui le reti sono più moderne.

D. Ma quali sono secondo lei, i motivi per cui la società Terna non realizza le necessarie infrastrutture?

R. Questo a dire il vero ancora non l'ho capito, noi di FareAmbiente non lo abbiamo ancora capito. Non sappiamo di chi sono le responsabilità. Se della Terna che non vuole spendere soldi in investimenti o se vi sono intoppi burocratici legati a mancate autorizzazioni da parte di enti locali. Eppure sappiamo che ci sono tanti progetti importanti approntati da Terna, tipo l'interconnessione con il Montenegro, che unirà elettricamente le due sponde dell'Adriatico, la linea sorgente Rizziconi tra Sicilia e Calabria, l'elettrodotto Puglia-Campania, precisamente Foggia Benevento, il cavo sottomarino Sapei, un vero e proprio cavo da record, visto che come lunghezza sarà il secondo al mondo e il primo in assoluto per profondità.

La domanda che FareAmbiente si pone credo sia più che lecita. L'efficienza energetica è la base, il primo fattore per combattere l'inquinamento ambientale dovuto soprattutto agli idrocarburi, e il fatto che vi possano essere limitazioni ai piccoli produttori di energie rinnovabili fa giustamente scattare un allarme e attirare l'attenzione da parte di un movimento come il nostro da sempre in prima linea contro i pericoli derivanti dall'uso indiscriminato di combustibili fossili.

D. Avete in programma qualche particolare iniziativa per far luce su queste mancate realizzazioni?

R. Direi proprio di si, noi di FareAmbiente riteniamo che forse l'attuale assetto di Terna sia inadeguato. Siamo propensi a chiedere un cambiamento dei vertici, magari con uomini forse più idonei a fronteggiare la delicata situazione energetica italiana. In tal senso penso che avvieremo interrogazioni parlamentari attraverso i numerosi parlamentari iscritti a FareAmbiente e magari facendo anche appello al presidente del consiglio.

vota