Consulenza o Preventivo Gratuito

Coop, riporto perdite senza limiti

del 14/12/2010
di: di Fabrizio G. Poggiani
Coop, riporto perdite senza limiti
Per le cooperative agricole, della piccola pesca e di produzione e lavoro, stante l'assenza di una percentuale fissa di reddito esente e la sistematica variabilità del reddito tassabile, la limitazione al riporto ed all'utilizzo delle perdite non si rende applicabile.

Ecco, in sintesi, la precisazione fornita dall'Agenzia delle entrate con la risoluzione n. 129/E di ieri, sulla disciplina applicabile alle cooperative per il riporto e l'utilizzo delle perdite di natura fiscale, di cui agli articoli 83 e 84, dpr n. 917/1986 (Tuir).

La risoluzione parte da un quesito che chiedeva quale fosse il corretto atteggiamento da tenere, anche in sede dichiarativa, per l'utilizzo e il riporto delle perdite fiscali, in presenza di soggetti che fruiscono di un regime variabile di tassazione dell'utile, con particolare riferimento a due tipologie di cooperative: quelle agricole e della piccola pesca e di produzione e lavoro, a cui si rendono applicabili le disposizioni di cui agli articoli 10 e 11, dpr 601/1973.

Le Entrate analizzano separatamente le problematiche, con riferimento a quanto sancito dal comma 1, dell'art. 84, dpr 917/1986, con il quale viene stabilito che «…per i soggetti che fruiscono di un regime di esenzione dell'utile la perdita è riportabile per l'ammontare che eccede l'utile che non ha concorso alla formazione del reddito negli esercizi precedenti…»; sul punto, l'Agenzia ricorda la necessità di «memorizzare» l'utile che non concorre alla formazione del reddito, in quanto lo stesso assume valenza nei periodi d'imposta successivi, ai fini della determinazione dell'entità della perdita riportabile.

Con un esempio, le Entrate cercano di facilitare il ragionamento e, ipotizzando un utile civilistico pari a 100, di cui 70 non tassato perché destinato a riserve indivisibili (art. 12, legge 904/1977) nel primo esercizio e una perdita pari a 200 nell'esercizio successivo, chiariscono che 130 (200–70) è la quota di perdita riportabile, da indicare anche in sede di unico.

La vita si complica un po' quando la situazione non è così lineare ma, con particolare riferimento al caso del limite al riporto della perdita fiscale, di cui all'art. 84 del Testo unico, l'Agenzia afferma che la perdita realizzata in un determinato periodo d'imposta, dopo aver subito la limitazione indicata in presenza di utili esenti, non deve essere più assoggettata a limitazione per i periodi successivi e formula un chiaro esempio; di conseguenza, la perdita da limitare è quella di periodo e non quella generata in periodi pregressi, che subisce una specie di «affrancamento».

Il terzo punto riguarda il periodo in cui la quota di utile, che non concorre alla formazione di quello tassabile, deve essere utilizzata per determinare la quota di perdita riportabile; sul punto, per ragioni di ordine logico e sistematico, l'agenzia ritiene di rendere «simmetrico» l'utilizzo rispetto alla rilevanza della perdita riportabile e afferma che detta percentuale non assume rilevanza oltre il quinto periodo successivo a quello di formazione.

Ma la precisazione più centrale riguarda le cooperative per le quali le disposizioni vigenti rendono variabile, per ogni esercizio, la quota di reddito esente, in quanto o si tiene conto della sterilizzazione delle variazioni fiscali (agricole e piccola pesca) o si tiene conto della quota di Irap deducibile (lavoro); in tal caso, le Entrate affermano che, stante l'applicazione delle disposizioni di cui agli artt. 10 e 11, dpr n. 601/1973, per questi tipi di enti «non» si rende applicabile la limitazione, di cui al secondo periodo, comma 1, dell'art. 83, dpr 917/1986.

vota