Consulenza o Preventivo Gratuito

Federalismo, il Sud paga il conto

del 11/12/2010
di: di Francesco Cerisano
Federalismo, il Sud paga il conto
Con i suoi 645 milioni di euro di trasferimenti erariali incassati nel 2010 (668 euro per abitante, un record assoluto, visto che la media italiana dei contributi pro capite si attesta a 387 euro), sarà Napoli il comune che più di tutti rischia di essere penalizzato dal federalismo fiscale. Se il dlgs che ridisegna il fisco municipale sarà approvato in tempo per far entrare in vigore le nuove regole dal 2011, nel passaggio dai trasferimenti statali (che scompariranno) al nuovo mix di tributi con cui si finanzieranno i comuni (gettito dell'imposta di registro, di bollo, ipotecaria e catastale, Irpef fondiaria e cedolare secca sugli affitti) il capoluogo partenopeo perderà circa 393 milioni di euro (-61%) che dovranno così essere recuperati attingendo al fondo di riequilibrio alimentato per 5 anni dal gettito dei tributi immobiliari. Peggio di Napoli, in termini percentuali, farà solo L'Aquila che oggi riceve dallo stato 40 milioni di euro e col federalismo fiscale ne incasserà 26 (-66%). Al terzo posto nella classifica dei municipi che subiranno i tagli maggiori si piazza Messina che passerà da 117 milioni a 69 (-59%). A Roma, invece, dire addio ai contributi statali costerà il 10% di quanto riceve ora (129 milioni su un totale di 1,3 miliardi di trasferimenti 2010). E anche Palermo lascerà per strada un bel po' di milioni (185).

All'opposto, la città capoluogo che ci guadagnerà di più in percentuale sarà Olbia che avrà un incremento delle entrate del 180% (da 8,9 milioni a 25), seguita da Imperia (+122%), Parma (+105%) e Rimini (+74%). Ma in valori assoluti il comune che si arricchirà di più sarà Milano a cui il federalismo fiscale porterà in dote quasi 170 milioni di euro l'anno (da 499 milioni di trasferimenti a 669).

È quanto emerso a Treviso in occasione del convegno sul federalismo fiscale organizzato dagli ordini dei dottori commercialisti del Triveneto. Dove è stato presentato uno studio di Marco Stradiotto, senatore Pd e componente della Bicamerale per il federalismo, che rappresenta un primo tentativo di analisi costi-benefici della riforma. Lo studio, condotto su 92 dei 110 capoluoghi di provincia italiani, incrocia per ciascun comune i dati sul gettito dei tributi devoluti con quelli sui trasferimenti pubblicati dal ministero dell'interno. E conferma timori antichi, emersi sin dagli albori dell'iter del federalismo: la devoluzione dei cespiti immobiliari ai comuni produce entrate molto disomogenee da ente a ente. Che dovranno essere perequate da un «consistente» fondo di riequilibrio. Ma così facendo, il rischio di realizzare un federalismo tale solo a parole è molto alto. «Per compensare le forti differenze tra comuni», dice Stradiotto a ItaliaOggi, «sarà necessario prevedere un fondo perequativo molto capiente. Ma questo rischia di annacquare il federalismo in quanto resterebbero in vigore meccanismi di ripartizione delle risorse simili a quelli degli attuali trasferimenti, con il pericolo di non riuscire a rompere una storica sedimentazione di privilegi creatisi con la spesa storica».

C'è poi il problema dell'impatto del federalismo sul Sud. Lo studio di Stradiotto conferma che a pagare il conto più salato nel passaggio dai trasferimenti al paniere di tributi immobiliari saranno soprattutto i comuni meridionali. Le uniche città del Sud che avranno beneficio dal nuovo sistema di finanziamento saranno, secondo la ricerca, Campobasso (+5%), Isernia (+5%) e Lecce (+15%). Tutte le altre ci perderanno. Dal lato opposto i comuni del Centronord (finora penalizzati dal sistema dei trasferimenti erariali) potranno contare su sostanziose entrate aggiuntive. L'unica eccezione è Torino che perderà 34,5 milioni di euro (-9%).

vota