Consulenza o Preventivo Gratuito

I compensi ora sono deducibili

del 11/12/2010
di: Pagina a cura di debora Alberici
I compensi ora sono deducibili
Inversione di rotta della Cassazione sui compensi degli amministratori. Sono pienamente deducibili e il fisco non può sindacarne la congruità.

A questa importante conclusione è giunta la Suprema corte che, con la sentenza n. 24957 del 10 dicembre 2010, ha respinto il ricorso dell'amministrazione finanziaria cambiano completamente idea rispetto all'ordinanza (numero 18702) di quest'estate che aveva, con una motivazione laconica, negato la deducibilità dei compensi degli amministratori (si veda ItaliaOggi del 26/8/2010).

In particolare la sezione tributaria ha stabilito che “nell'attuale sistema la spettanza e la deducibilità dei compensi agli amministratori è determinata dal consenso che si forma tra le parti o nell'ente sul punto, senza che all'amministrazione sia riconosciuto un potere specifico di valutazione della congruità”.

Non che la Suprema corte non sia al corrente di una pratica abbastanza diffusa, soprattutto nelle grandi aziende, di far lievitare i compensi degli amministratori. Ma questo problema si risolve, hanno assicurato gli Ermellini, con le norme antielusione che stoppano i negozi in frode alla legge. Sul punto i giudici hanno motivato che “occorre anche osservare che, nell'evoluzione dei tempi, i compensi degli amministratori, specie di imprese di grosse dimensioni, ha assunto una tendenza diretta a d una crescente lievitazione degli stessi”. Ma, “nondimeno, neppure può affermarsi che nell'attuale ordinamento siano assenti norme antielusive in presenza di una disciplina sulla simulazione e dei negozi in frode alla legge, usufruendo delle quali sia l'Erario che il giudice, eventualmente investito della questione, potrebbero servirsi in caso di determinazione dei compensi che appaiano insoliti o sproporzionati, anche s e nell'ipotesi di amministratori non soci , come sembrerebbe essere nel caso in esame, appare improbabile una distribuzione occulta di utili, ne è percepibile uno scopo fraudolento in danno dell'Agenzia delle entrate, dato che le aliquote applicabili nei confronti dei redditi degli amministratori (non inferiore al 43,5) sono superiori rispetto a quelle applicabili mediamente per i redditi delle società(34,9 %)”.

La decisione farà piacere ad aziende e professionisti che avevano preso malissimo l'ordinanza del 13 agosto scorso con la quale un altro Collegio della Sezione tributaria aveva negato la deducibilità dei compensi. In quell'occasione la Suprema corte aveva infatti motivato che le società di capitali non possono dedurre i compensi corrisposti all'amministratore unico o ai membri del consiglio di amministrazione. Questo perché, in sostanza, «l'articolo 62 del d.p.r. 917 del 1986, il quale esclude l'ammissibilità di deduzioni a titolo di compenso per il lavoro prestato o l'opera svolta dall'imprenditore, limitando la deducibilità delle spese per prestazioni di lavoro a quelle sostenute per lavoro dipendente e per compensi spettanti agli amministratori di società di persone, non consente di dedurre dall'imponibile il compenso per lavoro prestato e l'opera svolta dall'amministratore di società di capitali: la posizione di quest'ultimo è infatti equiparabile a quella dell'imprenditore, sotto il profilo giuridico, non essendo individuabile, in relazione alla sua attività gestoria, la formazione di una volontà imprenditoriale distinta da quella della società e non ricorrendo quindi l'assoggettamento all'altrui potere direttivo, di controllo e disciplinare che costituisce il requisito tipico della subordinazione». Ma non basta. Con quella decisione gli Ermellini avevano fatto l'ulteriore passo di mettere sullo stesso piano l'amministratore unico e i membri del consiglio di amministrazione. Non ci sono distinzioni, aveva affermato il Collegio di legittimità, in nessun caso la società ha diritto all'agevolazione fiscale. «Nel merito - si legge in un passaggio successivo del documento - appare irrilevante la circostanza che, nella sentenza citata nella relazione si trattasse del compenso all'amministratore unico e non (come nella specie) ai componenti del consiglio di amministrazione, identica essendo nei due casi la problematica di fondo».

La questione, già qualche anno fa, aveva rischiato di finire sul tavolo delle Sezioni unite, chissà che ora non decidano di intervenire al di là delle nuove norme.

vota