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Periti industriali perno dell'economia

del 10/12/2010
di: La Redazione
Periti industriali perno dell'economia
Un volume d'affari medio di 52 mila di euro, un reddito annuo che si attesta sui 35 mila euro e una presenza capillare sul territorio che conta oltre 45 mila soggetti. Sono i numeri dei periti industriali messi in fila dal rapporto «Il valore sociale delle professioni intellettuali. I professionisti punto di riferimento per lo sviluppo del paese» che il Cresme ha realizzato per conto delle 27 professioni intellettuali. La ricerca che punta ad essere una banca dati sul mondo delle professioni regolamentate, composta da schede dettagliate e omogenee che raccontano, in 474 pagine, l'intero mondo delle professioni ordinistiche attraverso 70 fonti statistiche, evidenzia per quanto riguarda i periti industriali alcuni dati significativi. Uno su tutti: i periti industriali sono la categoria tecnica che, insieme agli ingeneri, produce il maggior volume di affari annuo (pur tenendo conto che i dati si riferiscono all'inizio della crisi) e che quindi concorre più di altre alla ricchezza nazionale. Il rapporto stima che il volume d'affari medio si attesti sui 52 mila euro, contro la media di tutte le altre professioni del Pat (architetti, agronomi e forestali, agrotecnici, chimici, biologi, geologi, ingegneri, periti agrari, periti industriali, geometri e tecnologi alimentari) di circa 39 mila euro. Lo stesso vale per il reddito medio annuo dichiarato dai periti industriali che ammonta a quasi 35 mila euro, a fronte di un reddito medio annuo di tutta l'area dei professioni di area tecnica pari a poco più di 25 mila euro. Ma come sono suddivisi i periti industriali sul territorio nazionale? Scorrendo i numeri del rapporto si scopre una presenza massiccia nelle province di Belluno, Udine e Trento con una media massima di circa 3 periti industriali liberi professionisti ogni 1.000 abitanti, ad una minima di 0,20 a Roma fino a 0,12 a Caltanissetta e Agrigento. La ricerca però evidenzia anche alcune criticità, la più significativa è la smisurata quantità di professionisti dell'area tecnica rispetto agli altri paese industrializzati. Nella situazione attuale, infatti, il mercato sta diventando sempre più affollato perché, nei momenti di difficoltà, molte altre figure tecniche sono maggiormente propense ad operare in settori diversi rispetto a quelli di competenza abituale. Un affollamento che porta ad una concorrenza sleale tra professionisti affini che cercano tra l'altro, di appropriarsi di incarichi pubblici in offrendo servizi a costi così ridotti da far dubitare sulla qualità del prodotto e con conseguenze che si possono valutare solo a posteriori. È anche alla luce di questi dati che, dice il presidente del Cnpi Giuseppe Jogna, abbiamo lanciato il messaggio di speranza per la riforma delle professioni che comprenda l'istituzione dell'albo dei tecnici laureati, insieme all' unificazione dei collegi degli attuali geometri, periti agrari e periti laureati, capace di generare una grande professione europea, già oggi numericamente classificabile al quinto posto, dietro a medici, infermieri, avvocati e ingegneri.

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