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Stress lavoro, correttivi sempre da individuare

del 09/12/2010
di: di Carla De Lellis
Stress lavoro, correttivi sempre da individuare
Il processo di valutazione dello stress lavoro correlato non può concludersi senza identificazione di azioni o interventi correttivi. Se succede, l'azienda resta comunque esposta alla responsabilità della tutela della salute dei lavoratori (integrità fisica e personalità morale) prescritta dal codice civile. Il suggerimento arriva da Workrelax (struttura di consulenza alle aziende sulle problematiche legate allo stress lavoro-correlato), formulato come nota critica alle indicazioni della Commissione consultiva permanente per la salute e sicurezza del lavoro, in merito alla valutazione del rischio da stress lavoro correlato.

Tra le note maggiormente positive, rileva la nota, vi è il fatto che il 31 dicembre non deve più essere inteso come il termine inderogabile per adeguarsi alla normativa sullo stress lavoro, ma come «data di avvio delle attività di valutazione», in cui indicare (nel documento di valutazione rischi) le modalità, la tempistica e parametri di un processo che va cadenzato e attuato in tempi programmati. Importante è, poi, che tale impostazione sia stata condivisa dagli organi di vigilanza (Inail, Inps, regioni, ispettorati del lavoro) e dai sindacati, cosa che eviterà divergenze interpretative sui termini di scadenza.

Guardando alla procedura della Commissione suggerita come «prescrizione minima» per le aziende, viene valutata positivamente la concezione di un percorso non statico ma in continuo aggiornamento; tuttavia, rileva qualche dubbio sull'opportunità, specie per le imprese di grandi dimensioni (con oltre 200 addetti). L'iter proposto prevede due macrocategorie (una valutazione «necessaria» e una «valutazione approfondita»), scomponibili in 4 step di analisi: 1) valutazione preliminare (oggettiva) della struttura aziendale; 2) pianificazione e adozione di interventi correttivi (da effettuarsi nel caso in cui la valutazione preliminare rilevi presenza di rischi); 3) monitoraggio dell'efficacia degli interventi correttivi; 4) valutazione approfondita attraverso analisi della percezione soggettiva dei lavoratori (da effettuarsi nel caso in cui gli interventi correttivi siano risultati inefficaci). È in quest'ultima fase che può intravedersi qualche rischio per le aziende. La critica concerne, in particolare, le indicazioni della Commissione laddove prevedono la possibilità che la valutazione dell'azienda possa concludersi senza identificare nessuna azione o intervento correttivo. Si tratta di una dimenticanza che, potenzialmente, espone l'azienda senza limite agli obblighi di tutela di cui all'articolo 2087. Tale articolo, infatti, resta prescrittivo e obbliga il datore di lavoro ad adottare tutte le misure tecniche, procedurali e organizzative che «secondo la particolarità del lavoro, l'esperienza e la tecnica, sono necessarie a tutelare l'integrità fisica e la personalità morale dei prestatori di lavoro», e non semplicemente il livello di protezione minimo. Infine, la nota suggerisce una procedura operativa più ampia, rispetto a quella proposta dalla Commissione, con una suddivisione delle aziende in base al numero di dipendenti. Quelle da 1 a 10, spiega, possono applicare le indicazioni specifiche della Commissione (valutazione preliminare e riunioni con i lavoratori); quelle da 10 a 30 dipendenti possono ricorrere all'analisi oggettiva e alle interviste semi-strutturate affidate a specialisti esterni; quelle da 31 a 200 dipendenti possono fare l'analisi oggettiva e quella soggettiva a campione; le aziende da 201 a 500 dipendenti possono applicare la procedura organica: analisi oggettiva svolta sull'intera azienda e sui singoli comparti, più analisi soggettiva (almeno 60% dei dipendenti) con monitoraggio semestrale; infine, le aziende con oltre 500 dipendenti possono utilizzare la stessa procedura prevedendo, però, un monitoraggio continuo attraverso checklist e punti di ascolto.

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