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Iva minima al 15% per 5 anni

del 09/12/2010
di: di Roberto Rosati
Iva minima al 15% per 5 anni
Aliquota Iva normale non inferiore al 15% ancora per i prossimi cinque anni. In attesa di una migliore armonizzazione, il consiglio europeo ha approvato l'altro ieri una direttiva che, prorogando lo status quo, fissa fino al 31 dicembre 2015 il livello minimo della tassazione ordinaria all'interno della Comunità. È comunque impregiudicata l'eventuale revisione del provvedimento, ai fini di adattamento alle nuove strategie in materia di Iva.

Alla base della direttiva, la proposta della Commissione europea n. 331 del 2010, accompagnata da una relazione nella quale si evidenziava che le proposte per la creazione di un regime fiscale definitivo presentate dall'esecutivo comunitario non sono state finora realizzate. In particolare, il consiglio, nel 1993, ha optato per l'introduzione di un regime transitorio degli scambi intracomunitari, prevedendo nel contempo che fino al 31 dicembre 1996 l'aliquota normale non potesse essere inferiore al 15%. Una misura temporanea, questa, adottata in attesa che si creassero le condizioni per una completa uniformità e che si è reso necessario prorogare ripetutamente, da ultimo fino al 31 dicembre 2010. Nella relazione, la commissione ricordava inoltre di avere suggerito, per preservare il livello di armonizzazione raggiunto, di fissare anche la misura massima del 25%, ma il consiglio ha preferito affidarsi ad una dichiarazione a verbale nella quale menziona gli sforzi degli stati membri di evitare che la distanza tra l'aliquota ordinaria minima e quella massima superi dieci punti percentuali.

È in questo quadro che si inserisce l'ulteriore proroga proposta dalla commissione e deliberata dal consiglio. Una decisione pressoché obbligata, in considerazione delle persistenti difficoltà di giungere alla completa armonizzazione del tasso d'imposta, presupposto indispensabile per il passaggio al sistema definitivo di tassazione nel paese di origine. Sempre la commissione, nella richiamata relazione, constatava peraltro che nonostante gli sforzi di miglioramento, il regime Iva continua a mostrare lacune e a soffrire di pesanti oneri amministrativi e deve, conseguentemente, essere riesaminato a fondo, anche per fronteggiare le sfide derivanti dalle nuove realtà economiche, dai nuovi processi tecnologici e dalle nuove forme di frode. Dal canto suo, il consiglio europeo, nelle premesse della direttiva appena approvata, rileva che l'aliquota normale dell'Iva attualmente in vigore in diversi stati membri, in combinazione con i meccanismi del regime transitorio, ha comunque assicurato un funzionamento accettabile del regime in questione. Un contributo utile, osserva il consiglio, è stato fornito anche dalle nuove regole sul luogo delle prestazioni di servizi entrate in vigore nel 2010, orientate verso il principio della tassazione nel luogo di consumo, che hanno ulteriormente limitato le possibilità di ricorrere alla delocalizzazione per trarre vantaggi dalle differenze tra le aliquote Iva ed hanno ridotto le potenziali distorsioni della concorrenza. Poiché l'incremento della distanza tra le aliquote normali d'imposta applicate dagli stati membri rischierebbe di provocare squilibri strutturali e distorsioni della concorrenza, il consiglio ritiene necessario mantenere un'aliquota Iva minima all'interno dell'Ue, ma pur sempre con carattere temporaneo. Infatti, spiega il consiglio, in attesa dell'esito delle consultazioni su una nuova strategia Iva avviate dalla commissione, che affronti le future disposizioni e i corrispondenti livelli di armonizzazione, sarebbe prematuro sia stabilire un livello di aliquota normale permanente sia modificare la misura dell'aliquota minima, che viene pertanto fino al 31 dicembre 2015 al 15% (tasso in vigore soltanto a Cipro e in Lussemburgo). Salvo nuove (improbabili) disposizioni.

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