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Cambia il contratto a termine

del 03/12/2010
di: Claudio Milocco
Cambia il contratto a termine
Come noto il contratto di lavoro può essere concordato fra le parti, in base alla durata, a tempo indeterminato o a termine.

Andrà subito evidenziato che molti datori di lavoro preferiscono assumere un lavoratore con contratto a termine che alla fine potrebbe risultare, in pratica, un allungamento di fatto del periodo di prova.

La quasi totalità delle controversie sul tema riguarda la causale del contratto; i lavoratori interessati sostengono che in realtà, in questi casi, si tratta di un contratto a tempo indeterminato.

Negli ultimi periodi il legislatore ha ridisegnato la disciplina del contratto a termine inserendo delle novità e rendendo, in pratica, più elastico l'oggetto del contratto a termine.

L'art. 21 del decreto legislativo n. 112/2008 prevede la novità che possa essere concordato fra le parti un contratto a termine per atto scritto anche in relazione all'ordinaria attività del lavoratore, ma sempre nel rispetto delle ragioni di carattere tecnico, produttivo, organizzativo o sostitutivo.

Rimane sempre a carico del datore l'onere della prova dell'effettiva sussistenza delle ragioni che giustifichino l'apposizione del termine.

Il comma 1 dell'art. 32 del collegato al lavoro (legge 4 novembre 2010 n. 183) ha previsto l'ipotesi di impugnazione del licenziamento di un dipendente e ha esteso la disciplina anche al licenziamento riguardando il contratto a termine (che dovrebbe avere la sua scadenza automatica allo spirare del termine finale, salvo risoluzione anticipata per giusta causa o mutuo consenso).

Il contenzioso può sorgere quando il lavoratore contesta il contratto a termine sostenendo che si tratta, nella realtà, di un contratto a tempo indeterminato.

Anche in questo caso, dal 24 novembre, l'impugnazione deve essere attivata entro 60 giorni della scadenza del contratto.

Nell'ipotesi in cui il giudice del lavoro ritenga fondata la pretesa del lavoratore, riconosce il contratto a tempo indeterminato e condanna la ditta a pagare al lavoratore «un'indennità omnicomprensiva nella misura compresa tra un minimo di 2,5 e un massimo di 12 mensilità dell'ultima retribuzione globale di fatto».

Nell'individuazione della somma risarcitoria il giudice del lavoro deve tener conto del numero dei dipendenti dell'azienda, delle sue dimensioni, dell'anzianità di servizio del lavoratore nonché del comportamento e delle condizioni delle parti.

Andrà detto che in questi casi il contratto è convertito a tempo indeterminato e deve ritenersi che l'indennità sia da considerarsi sostitutiva della retribuzione eventualmente maturata dal lavoratore nel periodo intercorrente tra la cessazione del rapporto e la riammissione in servizio.

La procedura dell'impugnazione è la stessa di quella prevista per i contratti a tempo indeterminato a pena di decadenza (entro 60 giorni dalla notifica e successivi 270 giorni per il deposito del ricorso davanti al giudice del lavoro).

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