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Atti penali pesanti

del 02/12/2010
di: di Debora Alberici
Atti penali pesanti
Cresce la validità degli atti del processo penale in quello tributario. È infatti legittimo l'accertamento induttivo basato sui verbali della Guardia di finanza nell'ambito di un'inchiesta per evasione fiscale anche se non allegati. Lo ha stabilito la Cassazione che, con sentenza 24333 dell'1/12/2010, ha respinto il ricorso di un'azienda finita nel mirino della Gdf con l'accusa di evasione fiscale e fatture inesistenti. Dalle motivazioni emergono altri elementi: la sezione tributaria ha infatti ribadito e rafforzato il principio secondo cui una contabilità aziendale «inattendibile» legittima l'accertamento anche in assenza di indizi gravi precisi e concordanti. E ancora, l'accertamento così notificato non vìola il diritto di difesa del contribuente che, anche in questo caso, era già a conoscenza del contenuto degli atti. Sulla motivazione dell'accertamento la sezione tributaria ha spiegato che quella per relationem, con rinvio alle conclusioni contenute nel verbale redatto dalla Guardia di Finanza nell'esercizio di poteri di polizia tributaria, «non è illegittima per mancanza di autonoma valutazione da parte dell'ufficio degli elementi da quella acquisiti, significando semplicemente che l'ufficio stesso, condividendone le conclusioni, ha inteso realizzare una economia di scrittura, che, avuto riguardo alla circostanza che si tratta di elementi già noti al contribuente, non arreca alcun pregiudizio al corretto svolgimento del contraddittorio». A questo il Collegio di legittimità ha poi aggiunto che «in tema di motivazione per relationem degli atti d'imposizione tributaria, l'art. 7, dello Statuto del contribuente, nel prevedere che debba essere allegato all'atto dell'amministrazione finanziaria ogni documento richiamato nella motivazione di esso, non intende certo riferirsi ad atti di cui il contribuente abbia già integrale e legale conoscenza per effetto di precedente notificazione: infatti, un'interpretazione puramente formalistica si porrebbe in contrasto con il criterio ermeneutico che impone di dare alle norme procedurali una lettura che, nell'interesse generale, faccia bensì salva la funzione di garanzia loro propria». Il caso riguarda un'azienda di Forlì coinvolta in un'indagine della Guardia di Finanza e i cui vertici erano stati rinviati a giudizio per evasione fiscale e fatture false. Dai verbali redatti nell'ambito delle indagini Gdf era emersa una contabilità inattendibile. Dopo aver ricevuto il processo verbale di constatazione l'ufficio delle entrate aveva accertato il maggior reddito, senza allegare i verbali. Ieri la Cassazione ha confermato definitivamente la validità dell'atto impositivo.
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