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A casa il governatore incapace

del 01/12/2010
di: di Francesco Cerisano
A casa il governatore incapace
Il presidente regionale che male amministra potrà essere rimosso e interdetto da qualsiasi carica pubblica per dieci anni. Se, in qualità di commissario straordinario per la sanità, non rispetterà il piano di rientro, lasciando l'ente in un perdurante stato di disavanzo, e per giunta tenterà di far pagare ai cittadini il conto della propria cattiva gestione finanziaria, per esempio portando per due anni consecutivi l'addizionale Irpef al livello massimo consentito per legge, rischierà grosso. Perché l'esecutivo proporrà al presidente della repubblica la rimozione per fallimento politico e il governatore non potrà più ricoprire incarichi pubblici per dieci anni. Assieme al presidente cadranno anche i direttori generali, amministrativi e sanitari degli enti del Ssn e l'assessore alla sanità per cui scatterà l'interdizione da sette a dieci anni. La lista o il partito politico che hanno candidato il governatore incapace (si veda ItaliaOggi del 16/11/2010) perderanno, inoltre, il 30% dei rimborsi delle spese elettorali. Un modo per realizzare quella «efficace responsabilizzazione della classe politica regionale» che, secondo lo schema di decreto legislativo su sanzioni e premi per regioni, province e comuni, approvato ieri in via preliminare e salvo intese dal consiglio dei ministri, rappresenta la condizione essenziale per realizzare il federalismo fiscale in Italia. In quest'ottica si inquadra un ulteriore adempimento a carico dei presidenti di regione: il bilancio di fine mandato. Dovranno cioè mettere nero su bianco tutte le informazioni sulle attività normative e amministrative svolte durante gli anni di governo. In modo che non accada più in futuro ciò che invece costituisce una regola, poco virtuosa, dei giorni nostri: un presidente di regione neo eletto ci mette infatti mediamente due o tre mesi per decifrare le acrobazie contabili del proprio predecessore e scoprire l'effettivo deficit sanitario che questi gli ha lasciato in eredità. A denunciarlo è stato proprio il governo che nella relazione sul federalismo fiscale presentata il 30 giugno alla camere aveva lanciato l'allarme. E ieri è corso ai ripari con l'approvazione del decreto. Lo schema di dlgs, che costituisce il sesto tassello del mosaico federalista, parte dalla convinzione che solo un sistema sanzionatorio «consistente ed evoluto» possa consentire il superamento delle attuali disfunzioni. E il punto di partenza per punire o premiare sarà proprio il bilancio di fine mandato in cui andranno indicati i risultati dei controlli interni, gli eventuali rilievi della Corte dei conti, le carenze riscontrate nella gestione della sanità e degli altri enti sottoposti al controllo regionale, le azioni intraprese per contenere la spesa e convergere verso i costi standard, la situazione finanziaria del settore sanitario e la certificazione del bilancio regionale per la parte relativa alla sanità. La redazione dell'inventario sarà obbligatoria per i governatori alle prese con i piani di rientro, mentre per tutti gli altri sarà facoltativa. Il documento dovrà essere approvato dal consiglio regionale, firmato dal presidente uscente e trasmesso entro 20 giorni dall'indizione delle elezioni al Tavolo tecnico presso la Conferenza permanente per il coordinamento della finanza pubblica, organismo previsto dalla legge delega (n. 42/2009) e istituito proprio dal dlgs approvato ieri. Il tavolo tecnico, composto da rappresentanti per metà ministeriali e per metà regionali verificherà la corrispondenza di quanto contenuto nel bilancio di fine mandato (che dovrà essere pubblicato anche sul sito internet della regione almeno dieci giorni prima delle elezioni) con i dati finanziari in possesso.

L'inventario sarà obbligatorio anche per i comuni e le province in stato di dissesto, mentre per quelli con i conti in ordine sarà facoltativo. Anche i sindaci e i presidenti di provincia potranno andare incontro al fallimento politico quando la Corte dei conti li riterrà responsabili del dissesto. In questo caso scatterà la sanzione dell'ineleggibilità per dieci anni e dell'interdizione, sempre per dieci anni, da qualsiasi carica in enti pubblici. Mentre, se la magistratura contabile accerterà una corresponsabilità dei revisori per i professionisti contabili scatterà la sospensione dall'incarico per dieci anni. Infine, le regioni che non rispetteranno il patto di stabilità dovranno rideterminare le indennità di funzione e i gettoni di presenza.

I premi. E veniamo ai meccanismi premiali per chi ben amministra. Se il comparto di appartenenza ha centrato l'obiettivo programmatico assegnato, l'anno successivo gli enti virtuosi dovranno rispettare un patto di stabilità più leggero, ridotto di un importo che sarà determinato con decreto sulla base dei criteri di virtuosità già oggi utilizzati dal Mef. Infine, oltre ai comuni anche le regioni e le province che collaborano col Fisco nel contrasto all'evasione fiscale si vedranno riconosciuta una fetta maggiore di compartecipazione (50%) ai tributi statali riscossi a titolo definitivo.

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