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Ispezioni fiscali se autorizzate

del 30/11/2010
di: Pagina a cura di Debora Alberici
Ispezioni fiscali se autorizzate
La Cassazione fissa dei paletti alle ispezioni della Guardia di finanza. È infatti assolutamente necessaria l'autorizzazione della Procura nel caso in cui gli agenti si rechino presso un locale del contribuente destinato a uso promiscuo (attività commerciale e abitazione).

Lo ha stabilito la Suprema corte che, con la sentenza n. 24178 del 29 novembre 2010, ha accolto il ricorso della proprietaria di un bar, attiguo alla sua abitazione.

Dopo le verifiche non autorizzate dal magistrato era scattato un accertamento Iva, Ira e Irpef. La donna lo aveva impugnato lamentando già di fronte alla commissione tributaria provinciale di Napoli, il vizio di forma sull'ispezione delle Fiamme gialle. Ma sia la ctp sia la ctr della Campania le avevano dato torto. A questo punto lei ha fatto ricorso in Cassazione ma questa volta ha vinto. In particolare negli atti depositati al Palazzaccio la contribuente ha denunciato violazione e falsa applicazione dell'art. 52 dpr 633/72. Questo perché, si legge nel ricorso, «la ricorrente, premesso che nella specie il locale bar dove era stata effettuata la verifica era tutt'uno con locale adibito ad abitazione (cucina), rileva la mancanza della necessaria autorizzazione del procuratore della repubblica». La sezione tributaria ha ritenuto fondato questo secondo motivo di ricorso. «Atteso che», si legge nel passaggio successivo, «i giudici d'appello hanno confermato l'accertamento in fatto di quelli di primo grado, secondo i quali l'accesso dei verificatori era avvenuto nei locali in cui si svolgeva l'attività della contribuente, locali che comprendevano un vano della sovrastante abitazione della contribuente adibito a cucina, e che pertanto l'accesso era avvenuto anche in un locale adibito ad uso abitativo, essendo irrilevante, ai fini della norma in esame, che si trattasse solo della cucina, mentre il resto dell'abitazione era posta al piano superiore». Infatti, ha motivato ancora il Collegio, la giurisprudenza della Cassazione, «premesso che l'art. 52 dpr 633/72, per l'accesso nei locali destinati all'esercizio di attività commerciali, agricole, artistiche o professionali, ed anche ad abitazione del contribuente, richiede l'autorizzazione del procuratore della repubblica, ha avuto modo di precisare che deve ritenersi l'uso promiscuo non solo nella ipotesi in cui i medesimi ambienti siano contestualmente utilizzati per la vita familiare e per l'attività professionale, ma ogni qual volta la agevole possibilità di comunicazione interna consente il trasferimento dei documenti propri della attività commerciale nei locali abitativi».

Da questa decisione, dunque, non solo emergono paletti molto più stringenti per i controlli fiscali. Infatti, i supremi giudici hanno anche esteso il concetto di locale adibito ad uso promiscuo rendendo a maggior ragione più complessa l'attività di verifica.

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