C'è chi sale e chi scende, chi dalla crisi guadagna fette di mercato e chi invece la subisce. Una cosa è certa: tutti gli ordini, anche quelli più in salute, alla politica chiedono sostegni e riforme. A partire da Claudio Siciliotti, numero uno dei commercialisti, che ha chiesto alla politica di fare gli interventi che servono al paese. Una posizione in linea con molti altri vertici di categoria. Al dibattito è intervenuto anche Giovanni Rolando, presidente degli ingegneri, una di quelle professioni in salute e che, operando su molteplici campi di attività ad alta specializzazione tecnica, ha un ruolo centrale nel processo di riconversione tecnologica. «Peccato», ha detto Rolando, «che il sistema economico non regga i numeri, perché anche se noi risentiamo meno di altri professionisti della crisi abbiamo bisogno come gli altri di incentivi economici alla luce della trasformazione di un'epoca che da consumo è diventata un'epoca di risparmio». Una situazione difficile, almeno in termini di quantità, è vissuta anche dai veterinari, il cui percorso di inserimento lavorativo, come ha spiegato il presidente Gaetano Penocchio, «è lungo e difficoltoso e sono sempre più frequenti forme di impiego che non garantiscono stabilità occupazionale e un livello remunerativo soddisfacente. Certo, la soluzione non è chiudere gli accessi ma certamente ricondurre il numero degli iscritti ai bisogni effettivi». E di bisogni effettivi, ma soprattutto della necessità di ripensare alle strategie anche formative, ha parlato invece il vicepresidente dell'Ipasvi Gennaro Rocco che ha fatto un appello affinché la politica ripensi la situazione esistente che vede una cronica mancanza di infermieri: «Noi siamo una professione in controtendenza il cui numero è inferiore alle richieste del sistema. Invece di chiudere i corsi di laurea bisognerebbe riprogettare l'offerta formativa verso le esigenze del paese». Momento difficile anche per gli psicologi il cui presidente Luigi Palma ha ricordato come «i professionisti stiano vivendo un momento di grande difficoltà nonostante la timida affermazione di nuovi ambiti di impiego». Il problema sta tutto nella «netta sproporzione tra domanda e offerta, con numero di neolaureati che risulta di molto superiore alla capacità di assorbimento del mercato, mentre la politica dovrebbe garantire il diritto allo studio ma anche al lavoro». Diverso il discorso per gli ostetrici. «È vero», ha detto la rappresentante della categoria, Antonella Cinotti, «che lentamente si sta riportando la gestazione e la nascita nell'ambito di un percorso fisiologico, riassegnando all'ostetrica la centralità che tradizionalmente aveva, ma per via del blocco delle assunzioni e del presidio di molte aree di competenza da parte di altri professionisti, come gli infermieri, la professione vive una fase di grande difficoltà».
A incalzare sull'urgenza della riforma ci ha pensato la presidente degli assistenti sociali, Franca Dente, che ha denunciato la situazione «assai problematica che vive la professione, non per un eccesso di offerta, ma soprattutto per le decisioni in materia di spesa pubblica, che nel perseguire l'obiettivo prioritario di contenere i costi dello stato sociale, tendono a sacrificare alcuni servizi di base. Nonostante la crisi economica e l'incremento del fenomeno dell'immigrazione aumentino la domanda sociale».
Ha puntato i piedi anche il presidente del Consiglio nazionale dei periti industriali, Giuseppe Jogna, la cui categoria avverte in maniera sempre più pressante la concorrenza di altre figure professionali. «Di fronte a questo scenario», ha spiegato Jogna, «noi insieme alle altre professioni tecniche stiamo portando avanti in maniera autonoma un processo di riforma indispensabile e utile anche alla collettività. Che tra l'altro va verso quella semplificazione auspicata da Alfano. Non vederne la portata significa essere miopi». Esigenza di riforma condivisa anche dagli spedizionieri doganali e dagli agrotecnici. E anche se la crescita economica di questi anni ha avuto notevoli riscontri nel settore finanziario e assicurativo, favorendo l'affermazione della professione di attuario, per Micaela Gelera, rappresentante della categoria, «questa ha comunque bisogno di riforme che vadano verso il sostegno soprattutto dei giovani professionisti, anche se», ha precisato, «non possiamo dimenticare che la nostra professione è una delle più richieste sul mercato, garantendo un rapido inserimento lavorativo e una ottima remunerazione».