«Passi pure che gli ordini professionali continuano a perpetrare attacchi nei confronti della Lapet. Fa parte del gioco dei diversi ruoli che ciascuno riveste in questa partita. Ma che i contrasti arrivino proprio da chi dovrebbe stare sul nostro stesso fronte, questo proprio non è ammissibile», ha dichiarato Falcone.
«Ci stiamo battendo» ha proseguito il presidente Lapet, «contro una ingiusta e ingiustificata limitazione alle nostre competenze. E, proprio in virtù di questo, ci sconforta notare che l'Ancit cerchi, per quanto invano, di denigrare il nostro operato. Ci saremmo infatti aspettati la solidarietà da parte del presidente di questa associazione in considerazione del fatto che i risultati della nostra battaglia avrebbero potuto favorire tutta la categoria dei tributaristi. Ed è ancora possibile riuscire nell'intento dal momento che la questione non è tuttora chiusa. Infatti, come preannunciato, la Lapet ricorrerà in appello al Consiglio di Stato. Invece il presidente Pessina, piuttosto che tacere, come sarebbe stato preferibile in questa situazione, ci accusa di azioni insensate, non condivisibili nello spirito e nei modi».
Secondo la Lapet non è difficile capire cosa abbia portato l'Ancit a tentare di screditare l'associazione. Non ultimo, il parere trasmesso dal Cnel al ministero della Giustizia per l'iscrizione avrebbe contribuito delle associazioni ex articolo 26 del decreto legislativo numero 206 del 2007 nel quale si afferma che la Lapet è l'associazione più rappresentativa del settore.
«Al di là dei personalismi, conclude Falcone, occorre considerare prioritario l'interesse della categoria e quindi, anche se potrà dare fastidio a Pessina, la Lapet, come ha sempre fatto, continuerà, in tutte le sedi opportune, a difendere le prerogative professionali dei tributaristi».
