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Cartellini rossi e fischi per Alfano

del 27/11/2010
di: da Genova Gabriele Ventura
Cartellini rossi e fischi per Alfano
Dall'avvocatura fischi e cartellini rossi per Alfano. Il ministro della giustizia è stato duramente contestato ieri a Genova dagli oltre 2 mila avvocati presenti al XXX congresso di categoria. Nonostante una parziale apertura sulla mediaconciliazione obbligatoria. Per settimana prossima, il Guardasigilli ha infatti annunciato la convocazione di un tavolo con la categoria forense e le opposizioni per trovare una posizione di sintesi sulle tariffe minime, sul patto di quota lite e sulla «facoltatività della conciliazione». «Occorre prendere una decisione», ha detto, «e ognuno si deve assumere le proprie responsabilità». Alfano, nel corso del suo intervento, più volte interrotto dai fischi della platea, ha rivendicato «i risultati storici» raggiunti dal governo sulla riforma dell'avvocatura approvata dal Senato, sul processo civile telematico e sulla prossima riforma della giustizia. «A Bologna due anni fa ho promesso tre cose», ha spiegato, «la riforma del processo civile, il riordino dell'avvocatura e la riforma costituzionale della giustizia. Se non si ha chiara la portata storica di questi tre interventi e l'importanza della sfida è inutile che stia qui a spiegarlo. Noi vogliamo portare avanti la legislatura e, se la riforma forense è gradita, prendo l'impegno solenne affinché diventi legge dello stato». «Sulla Bersani e sul patto di quota lite», ha sottolineato ancora il Guardasigilli, «ho avuto un duro scontro con i poteri forti e mi dispiace che questo non venga riconosciuto dall'avvocatura. L'abolizione dei minimi sono una parte della legge approvata dal Parlamento, non un proclama. Abbiamo anche smantellato il patto di quota lite, quindi bisogna smetterla con la campagna elettorale permanente all'interno dell'avvocatura». «La prossima mossa», ha detto ancora Alfano, «sarà la riforma costituzionale della giustizia per far sì che l'avvocato e il magistrato siano posti esattamente sullo stesso livello. Ci vuole un processo giusto e rapido, con la parità tra accusa e difesa. Se il 14 dicembre avremo la fiducia, questo progetto vedrà la luce». L'intervento di Alfano, però, non è servito a sedare gli animi della categoria. Secondo il presidente dell'Oua, Maurizio de Tilla, il ministro «non ha risposto a nessuna delle nostre richieste». «Riconosco al ministro il merito di essere venuto al congresso», ha detto de Tilla introducendo l'intervento di Alfano, «nel 2008 a Bologna disse di presentargli un progetto e che poi l'avrebbe portato avanti. L'anno scorso, il giorno prima della nostra assise, la riforma venne approvata dalla commissione Giustizia. Oggi, sempre il giorno precedente il congresso, è stata approvata dal Senato. Il risultato è che dobbiamo organizzare congressi per far approvare i testi. Vogliamo risposte precise e non politiche». Mentre il presidente del Cnf, Guido Alpa, si è rivolto al Guardasigilli sottolineando che «l'avvocatura si sente tradita e umiliata e si aspetta rassicurazioni che riguardano l'esito della riforma forense alla Camera, senza che il testo venga ulteriormente mutilato. Il ministro deve poi rassicurarci sulla discontinuità del governo rispetto al decreto Bersani, che è in vigore da ormai quattro anni, e il progetto approvato dal Senato non ci dà le giuste rassicurazioni». «Per quanto riguarda il modello della conciliazione», ha continuato Alpa, «vogliamo che sia l'avvocato a poter suggerire al cliente se accettarla o meno. Il Cnf si è iscritto tra gli enti formatori perché ritiene che solo gli avvocati siano in grado di svolgere quel tipo di attività».

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