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Avvocati, rimborsi non automatici

del 27/11/2010
di: Pagina a cura di Valerio stroppa
Avvocati, rimborsi non automatici
Rimborso delle spese generali all'avvocato senza automatismo. Nell'ambito del procedimento speciale disciplinato dalla legge n. 794/1942, per la determinazione del compenso spettante al legale nei confronti del suo cliente per l'attività professionale svolta, il rimborso forfetario delle spese generali non può essere liquidato d'ufficio, occorrendo l'apposita domanda del professionista, in applicazione dei principi previsti dagli articoli 99 e 112 c.p.c.. È questa l'interpretazione fornita dalla seconda sezione civile della Cassazione con la sentenza n. 24081/10, depositata ieri, che si è discostata in maniera netta dalla giurisprudenza di legittimità consolidatasi finora.

La vicenda vedeva un avvocato ricorrere contro un'ordinanza del tribunale di Ferrara che, nell'ambito di un procedimento speciale ex legge n. 794/1942, aveva liquidato in suo favore il compenso per l'attività difensiva prestata a un cliente, ma non il rimborso forfetario delle spese generali, in misura del 12,5% degli onorari e dei diritti, in quanto non espressamente richiesto.

Secondo il legale ricorrente l'articolo 14 della vigente tariffa forense dispone che detto rimborso del 12,5% compete anche in assenza di specifica richiesta. Una tesi però non condivisa dagli «ermellini».

Secondo la Suprema corte, infatti, il rimborso forfetario delle spese generali, che costituisce un «di cui» delle spese giudiziali, spetta automaticamente al professionista difensore nei casi in cui il giudice condanni la parte soccombente al rimborso delle spese processuali a favore dell'altra parte. Tuttavia, al di fuori della condanna alle spese, «non v'è spazio per una liquidazione ex officio del compenso forfetario». I giudici del «Palazzaccio» sottolineano che i precedenti orientamenti della medesima Cassazione avevano statuito che il rimborso forfetario delle spese generali dovesse essere liquidato dal giudice senza bisogno di una specifica richiesta anche nei procedimenti speciali ex legge n. 794/1942, «dovendo la relativa richiesta ritenersi compresa nella istanza di liquidazione dei diritti e degli onorari» (Sez. II, n. 4002/2003). Fornendo un'interpretazione opposta, i giudici di legittimità ritengono che nel caso in esame «viene in diretta considerazione il rapporto tra professionista e cliente ed il giudice non può sostituirsi, nella determinazione del quantum dovuto, alle richieste dell'interessato, liquidando a carico del cliente una somma maggiore rispetto a quella domandata dallo stesso professionista». Motivo per cui il ricorso viene rigettato.

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