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Avvocatura e governo ai ferri corti

del 26/11/2010
di: da Genova Gabriele Ventura
Avvocatura e governo ai ferri corti
Non c'è riforma che tenga. Avvocatura e governo restano ai ferri corti. Quello che emerge dalla giornata di apertura del XXX congresso nazionale forense, partito ieri a Genova, è infatti che il disegno di legge, così come approvato in prima lettura dal senato, ha ancora troppi nodi da sciogliere (su tutti l'accesso) per soddisfare la categoria. E soprattutto che la mediaconciliazione obbligatoria è un nervo troppo scoperto per l'avvocatura per poter dare credito a un governo che già di per sé si regge sul filo del rasoio. La dice lunga, in proposito, l'incertezza sull'arrivo, oggi, del ministro della giustizia, Angelino Alfano, nonostante abbia in mano una riforma appena approvata da un ramo del parlamento. E, qualora non dovesse presentarsi, per trovare una precedente diserzione di un Guardasigilli a un congresso dell'avvocatura bisognerebbe tornare indietro al 2006, quando Clemente Mastella preferì scansare i fischi degli avvocati, sugli scudi per il decreto Bersani. È emblematico, poi, il fatto che, nonostante l'avvocatura unita chieda alla Camera una corsia preferenziale per la riforma forense, il vice presidente di Montecitorio, Antonio Leone, intervenuto ieri al congresso, non abbia fatto cenno alla tempistica del disegno di legge. Del resto, la distanza tra politica e avvocati si evince anche dalle parole di fuoco usate dal presidente dell'Oua, Maurizio de Tilla, che sulla nave Costa Concordia ha «arringato» una platea di oltre 2.500 avvocati. «Aspettiamo il ministro a Genova», ha detto, «perché il Guardasigilli ha il dovere di ascoltare le critiche e le osservazioni degli avvocati. Non venire sarebbe un grave errore». Tra i temi trattati da de Tilla nella relazione introduttiva, la riforma forense «che cambia ben poco», il numero programmato all'università e il rigore nell'accesso, l'abrogazione della Bersani, la crisi della giustizia. «Serve ora», ha sottolineato il presidente dell'Oua, «una corsia preferenziale alla Camera per l'approvazione definitiva della riforma forense e se non ci fosse tempo, a causa del prospettato scioglimento anticipato del Parlamento, chiediamo un decreto legge per abrogare la legge Bersani e per ristabilire un meccanismo di rigore nell'accesso alla professione». Più pacate, anche se comunque per certi aspetti critiche, nei confronti dell'Esecutivo, le parole del presidente del Cnf, Guido Alpa. Che ha chiesto una approvazione veloce alla camera della riforma della professione, la revisione delle norme sulla mediazione che rischiano un giudizio di incostituzionalità, riforme organiche della giustizia, riproposizione della figura dell'avvocato come tutore dei diritti in una dimensione europea. Per quanto riguarda la riforma, Alpa ha definito la sua approvazione «un fatto storico». «Un testo», ha detto il presidente del Cnf, «che rende giustizia dopo le supposte liberalizzazioni del decreto Bersani». Sul potere regolamentare del Cnf, Alpa ha però avvertito che non riconoscerlo è «un vulnus a tutta la categoria». Il presidente della Cassa forense, Marco Ubertini, ha invece sottolineato che «gli avvocati stanno pagando, più delle altre professioni, un duro prezzo alla crisi economica. Scontiamo infatti il ritardo nell'approvazione di una legge professionale che si attende da oltre mezzo secolo. Paghiamo il fatto che tra i corsi di laurea quello in giurisprudenza è l'unico a non avere il numero chiuso e che, in mancanza di altri sbocchi, i nostri albi sono diventati l'ultima speranza per i molti, troppi, laureati che non è esagerato definire nuovo proletariato. Dobbiamo essere capaci di far sentire più forte la nostra voce». Nel pomeriggio, invece, sono intervenute le associazioni di categoria. In particolare, secondo il segretario dell'Anf, Ester Perifano, «il ministro della giustizia ci ha tenuti impegnati due anni a discutere di una riforma alla quale speravamo ingenuamente di contribuire». Nel pomeriggio è intervenuto poi Michele Vietti, vicepresidente del Csm. La prima tavola rotonda del congresso, invece, ha posto l'attenzione su altri temi di attualità relativi all'attività forense: in apertura Alarico Mariano Mariani ha introdotto il tema del ruolo sociale dell'avvocatura a tutela dei diritti umani, avvalendosi dell'intervento di giuristi quali, tra gli altri, Giovanni Maria Flick, presidente emerito della Corte costituzionale e Stefano Rodotà, professore emerito di diritto civile. Ha preso poi la parola Victor Uckmar, professore emerito all'Università di Genova, con un intervento sul tema degli effetti della contingente crisi economica sull'attività forense.

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