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Un principio preesistente allo Statuto

del 25/11/2010
di: Giuseppe Ripa
Un principio preesistente allo Statuto
Senza freni le compensazioni tra tributi. Ciò rappresenta un principio immanente nel sistema tributario nonostante l'avvento della legge n. 212 del 2000 sullo Statuto dei diritti del contribuente.

È questo l'insegnamento ritraibile dalla sentenza n. 23787 del 24 novembre 2010 emessa dalla Sezione tributaria civile della Corte suprema di cassazione.

Non vi è dubbio che il diritto, in quanto è di diritto che si parla, di compensare i crediti con i debiti tributari non è comprimibile nonostante da ultimo sia stata introdotta, a decorrere dal 1° gennaio 2011, fatto salvo quanto si dirà, una disciplina organica, in parte penalizzante, afferente alla preclusione all'autocompensazione in presenza di debito su ruoli definitivi di cui all'art. 31 della legge n. 122 del 2010 di conversione del decreto n. 28 dello stesso anno. In tale contesto i distinguo sono numerosi. Tuttavia, nel comma 1 si ritrova, nel terz'ultimo periodo, per quanto qui possa interessare, quale collegamento funzionale con la citata sentenza, la possibilità di ammettere il pagamento, anche parziale, delle somme iscritte a ruolo per imposte erariali e relativi accessori mediante la compensazione dei crediti relativi alle stesse imposte. Tutto questo da svilupparsi in concomitanza con un dm dell'Economia. Accanto poi a tale possibilità si prevede pure, quale pari intervento favorevole da contrapporsi agli altri di diversa natura giacché limitativi degli effetti compensativi, la possibilità, siccome sancita dal comma 1-bis dell'art. 31 della legge n. 122 del 2010, di poter utilizzare, sempre a partire dal 1° gennaio 2011, i crediti non prescritti, certi, liquidi ed esigibili, maturati nei confronti delle regioni, degli enti locali e degli enti del Servizio sanitario nazionale, per somministrazione, forniture ed appalti, a copertura delle somme dovute a seguito di iscrizione a ruolo. Non vi è dubbio che si tratta di aperture di sicuro pregio nonostante ad esse siano collegabili alcune sfumature interpretative non trascurabili. Ci si riferisce, per esempio, alla nozione di tributi erariali i quali dovrebbero intendersi quelli istituiti e regolati con legge dello stato pur essendo lecito discettare attorno a tale concetto.

Ciò che rileva ai fini di quanto affermato dalla sentenza in commento è lo scenario ritraibile dalle possibilità appena accennate le quali sono da considerarsi avulse dal contesto usuale trattato dall'art. 17 del dlgs n. 241 del 1997 (compensazione orizzontale). Quello che è destinato a essere rimesso in discussione, in senso positivo, è il meccanismo, pur se previsto a carattere generale, di cui al comma 1 dell'art. 8 della legge n. 212 del 2000 afferente allo Statuto dei diritti del contribuente. La Cassazione infatti non dimentica la portata di tale precetto. Anzi. In essa si legge, tra l'altro, come la compensazione tra crediti e debiti verso lo stato, non rappresenti altro che un «principio immanente» nel nostro ordinamento esistente anche da prima dell'avvento dell'art. 8 della legge n. 212 del 2000.

Non vi è dubbio come il comma 1 dello Statuto abbia una portata tranciante troppe volte disatteso e rimaneggiato. In esso si specifica dunque come l'obbligazione tributaria possa estinguersi anche per compensazione. Punto. Limitazioni, deroghe, e distinguo non sarebbero ammessi nel momento in cui, come si conviene, alla citata legge debba assegnarsi un ruolo e una portata rinforzata e autoreferenziale al punto da ritenerla attuativa di ben delineati precetti costituzionali. Al punto tale infine di delegare, con l'art. 16, il governo a emanare uno o più decreti legislativi aventi il compito di prevedere disposizioni correttive delle leggi tributarie vigenti strettamente necessarie a garantire la coerenza di queste con i principi desumibili dalla legge medesima. E, tra questi, spicca proprio quello sulla estinzione della obbligazione tributaria mediante compensazione. È vero che esiste la sentenza n. 12262 del 25 maggio 2007 della Sezione tributaria della Cassazione, con la quale si è intervenuti a dare un distinguo al precetto appena ricordato: in materia tributaria, la compensazione è ammessa, in deroga alle comuni disposizioni civilistiche, soltanto nei casi espressamente previsti. Tale principio, si ricorda, non può considerarsi superato nemmeno dal comma 1 dell'art. 8 della legge n. 212 del 2000. Questo, si continua ancora, nel prevedere in via generale l'estinzione dell'obbligazione tributaria per compensazione, ha lasciato ferme, in via transitoria, le disposizioni vigenti, demandando ad appositi regolamenti l'estensione di tale istituto ai tributi per i quali non era contemplato.

La precisazione è sì importante in quanto interviene a dare una lettura (meramente) generale alla compensabilità tout-court facendo salve le deroghe ed i distinguo. Tuttavia, non pare possa mettersi in dubbio la sopravvenienza di considerazioni di diverso conio legate tanto a recenti interventi normativi quanto alla sentenza in commento. I primi, come è stato ricordato, sono contenuti nei commi 1 (terz'ultimo e penultimo periodo) e 1-bis dell'art. 31 della legge n. 122 del 2010 con i quali pare si sia voluto tracciare un percorso teso a rivalutare la portata del comma 1 dell'art. 8 della legge sullo Statuto dei diritti del contribuente o per lo meno a far ritenere un rivisitazione profonda dell'istituto. Con la seconda invece si è arrivati a dare la funzione di principio immanente alla compensabilità dei crediti e debiti verso lo stato libero in modo tale da cercare di liberarlo da orpelli quantitativi.

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