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Compensazione senza ostacoli

del 25/11/2010
di: di Debora Alberici
Compensazione senza ostacoli
Legittima la compensazione fra diverse imposte finalizzata alla diminuzione o all'esclusione degli acconti.

Lo ha stabilito la Suprema corte di cassazione che, con la sentenza numero 23787 del 24 novembre 2010, ha accolto il ricorso incidentale di un consorzio industriale.

Per arrivare a questa importante conclusione la sezione tributaria ha interpretato le norme contenute nell'articolo 1 della legge n. 97 del 1977 e l'articolo 4 del dl n. 417 del 1991. «Il raffronto tra le due ultime disposizioni – si legge in sentenza – denota un allargamento verso l'ammissibilità della compensazione tra diverse imposte non essendo ripetuta la limitazione distintamente per ciascuna imposta». E ciò ancor più se si legge questa evoluzione in relazione a un principio più generale affermato dalla Corte quattro anni fa con la sentenza n. 22872, secondo cui «la compensazione tra crediti e debiti verso lo Stato, è un principio immanente nel nostro ordinamento, anche prima della codificazione con l'art. 8 della legge 27/07/200 n. 212 (Statuto dei diritti del contribuente) con talune limitazioni transitorie, appare corretta l'interpretazione della superiore normativa nel senso di ritenere la compensabilità tra diverse imposte, al fine di escludere o ridurre l'entità dell'acconto d'imposta».

Nel passaggio successivo di queste interessanti motivazioni i giudici hanno rafforzato il principio enunciato rispolverando un'elaborazione romanistica secondo cui «la base della compensazione era la bona fides, affermandosi che dolo malo agit qui petit quod redditurus est» e che uno dei principi cardini dell'attività della pubblica amministrazione è proprio la correttezza.

Il caso riguarda un consorzio di Trento che aveva impugnato una cartella di pagamento Irpef e Ilor con la quale veniva contestato il mancato versamento degli acconti. Il contribuente si era difeso sostenendo che non si trattava di un mancato versamento degli acconti ma più semplicemente che l'Irpef era stata compensata con l'Ilor.

La Ctp aveva dato ragione al contribuente nella misura in cui aveva escluso l'applicabilità delle sanzioni per incertezza della norma.

Stessa sorte in secondo grado. Poi il fisco ha fatto ricorso in Cassazione e il consorzio ha risposto con un motivo incidentale contestando la decisione dei giudici di merito di non ritenere legittima la compensazione di diverse imposte.

La sezione tributaria lo ha accolto in pieno. Non solo, ha fatto di più. Ha deciso nel merito accogliendo l'istanza iniziale del contribuente.

Di diverso avviso la Procura generale della Suprema corte che aveva chiesto al Collegio di legittimità di respingere tanto il ricorso del fisco quanto quello incidentale.

Insomma la decisione del Collegio si pone in contrasto non solo con la doppia pronuncia di merito ma anche con la posizione assunta dalla Procura di Piazza Cavour che aveva suggerito nella relazione scritta di confermare la sentenza depositata l'anno prima dalla commissione tributaria regionale di Trento.

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