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Compensazioni nel modello F24

del 20/11/2010
di: La Redazione
Compensazioni nel modello F24
Giusto compensare i crediti commerciali vantati nei confronti di enti locali e servizio sanitario nazionale con i debiti iscritti al ruolo. Purché la compensazione possa già essere effettuata all'interno del modello F24 e senza quindi ricorrere al metodo della cessione del credito certificato dalla pubblica amministrazione. Ciò consentirà di evitare le attuali sanzioni a carico delle imprese alle quali cerca di venire incontro il Legislatore con l'importante innovazione in tema di riscossione prevista nell'articolo 31 del decreto legge 78 del 2010.

Questo il pensiero dei tributaristi della Lapet, l'associazione presieduta da Roberto Falcone, che da una parte plaudono alla sensibilità dimostrata dal Legislatore, dall'altra però insistono sulla necessità di aggiustare il tiro dell'articolo 31.

«Riteniamo opportuna l'introduzione di una modifica normativa che dia la possibilità di agire a monte della compensazione», dichiara il presidente dell'associazione nazionale dei tributaristi, «per evitare che anche in questa occasione, come praticamente in tutte le altre, si mettano le mani nelle tasche dei contribuenti. La situazione di difficoltà finanziaria dell'imprenditore è infatti spesso causata da ritardi nei pagamenti da parte della pubblica amministrazione. E questo rischio è concreto anche nel caso della disposizione di legge in questione».

Senza considerare il fatto che la fase di perfezionamento della cessione del credito è proprio quella in cui il debito è già iscritto in un ruolo esecutivo. «E», osserva il presidente Falcone, «com'è noto, quando il debito è già iscritto a ruolo significa che è stato incrementato oltre che dagli interessi anche e soprattutto dalle sanzioni che non sarà possibile ridurre o dilazionare, ma che saranno dovute per intero».

In pratica, proprio la pubblica amministrazione che non paga il contribuente, rende a quest'ultimo impossibile adempiere ai debiti tributari. E nel momento in cui viene concessa la possibilità di cedere il credito, il contribuente viene nuovamente penalizzato, trovandosi addebitate anche le sanzioni, oltre agli interessi.

È questo un evidente paradosso nella legge, che non solo per tale ragione appare poco chiara. «Da una lettura più approfondita dell'articolo 31, commi 1-bis e 1-ter – mette infatti in luce Roberto Falcone – e della relazione di accompagnamento a questa disposizione, sembrerebbe che i professionisti siano esclusi dalle previsioni, rivolte esclusivamente alle imprese».

Soprattutto su questo, allora, i tributaristi della Lapet chiedono spiegazioni al legislatore. «Molti professionisti», precisa il presidente dell'associazione, «vantano anche consistenti crediti nei confronti della pubblica amministrazione per attività svolte all'interno della stessa. Non è perciò comprensibile la motivazione per la quale possono beneficiare delle opportunità e dei vantaggi previsti dall'attuale stesura dell'articolo 31 solo le imprese. Come se», prosegue Falcone, «i professionisti non avvertissero sulle loro spalle il peso della crisi economica che ha da tempo investito il Paese come tutti gli altri imprenditori italiani. Anzi, forse per i professionisti la situazione è ancora peggiore. Le imprese possono infatti usufruire di altri benefici e appositi incentivi che di fatto sono negati ai professionisti».

Se il sospetto della Lapet fosse confermato, questa norma potrebbe senza difficoltà essere ritenuta incostituzionale e censurata per disparità di trattamento tra cittadini di uno stesso Stato. Ma Falcone lascia aperto uno spiraglio di positività nell'«interpretazione» del testo. «Vogliamo pensare», dice il presidente della Lapet, «e sperare vivamente di non sbagliarci, che quando ci si riferisce agli imprenditori, soprattutto nella relazione di accompagnamento al provvedimento, si vuole intendere tutto il mondo del lavoro autonomo nella sua accezione più ampia derivante dal diritto comunitario. Vale a dire che per imprenditori si intendono anche i professionisti».

Ipotesi certamente suggestiva nella quale i tributaristi pongono grande fiducia, anche se non è difficile prevedere di restare delusi se si pensa che la Comunità europea ha emanato una direttiva con la quale impone che i debiti della pubblica amministrazione debbano essere onorati in tempi consoni e che questo in Italia non accade quasi mai.

Ecco perché la Lapet non abbandona neanche in questa circostanza la strada del pressing istituzionale. Falcone si è infatti già messo in moto per chiedere una modifica urgente al provvedimento di legge, anche perché le disposizioni dell'articolo 31 del dl 78/2010 scatteranno già dal prossimo 1 gennaio 2011, diventando nello specifico operative a partire dal 17 gennaio - cadendo il 16 di domenica - e quindi per compensazioni relative all'anno ancora in corso. Insomma, non c'è tempo da perdere.

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