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Esenzioni da ridurre per l'Iva

del 19/11/2010
di: di Gabriele Frontoni
Esenzioni da ridurre per l'Iva
Esenzione Iva limitata a pochi e definitivi settori. Agevolazione sotto forma di esclusione dal tributo per gli imprenditori che si associano per investire, onde evitare duplicazioni d'imposta. L'Europa cerca chiarezza sull'esenzione Iva concessa ai servizi finanziari e assicurativi.

I ministri delle Finanze Ue riuniti a Bruxelles in occasione dell'Ecofin hanno avviato un dibattito politico sulle proposte di revisione della direttiva e del regolamento attualmente in vigore per cercare una soluzione alla controversa questione delle esenzioni d'imposta garantite oggi dalla direttiva 2006/112/EC. E si accelera anche sulla nuova normativa in materia di cooperazione amministrativa fiscale che verrà votata il 7 dicembre prossimo: il ministro delle finanze belga, Didier Reynders, presidente di turno dell'Ecofin, ha mostrato ai presenti la bozza di direttiva auspicandone l'approvazione nel corso del prossimo meeting del 7 dicembre. A patto di riuscire a trovare l'unanimità tra i ministri presenti, visto il veto posto dall'Italia alla nuova normativa europea suscettibile, a detta di Tremonti, di un costante aggiramento da parte di molti paesi che stipulano trattati bilaterali, per esempio con la Svizzera, palesemente contrari allo spirito della direttiva comunitaria sulla tassazione dei redditi da risparmio.

Tornando all'Iva, «la normativa attuale che esonera dal versamento dell'imposta sul valore aggiunto certe categorie economiche determina costi molto elevati di applicazione che si traducono in un aumento esponenziale delle spese di carattere amministrativo», hanno convenuto i ministri europei. La scarsa applicazione della legge ha portato a un'impennata nel numero di cause civili, soprattutto in seguito alla comparsa di nuovi servizi che rientrano nell'ambito di applicazione disposto legislatore comunitario. Come prima cosa, in futuro, dovranno essere definiti con chiarezza i settori che potranno usufruire dell'esenzione dal versamento dell'Iva. E questo, per aumentare il livello di certezza sia da parte degli operatori economici per le autorità nazionali preposte all'applicazione dei regolamenti tributari. Non solo. Attualmente, la direttiva prevede che gli stati membri possono consentire ai soggetti passivi il diritto di rinunciare all'esenzione (e scegliere quindi l'imponibilità) di talune operazioni, in particolare le operazioni finanziarie. Obiettivo della modifica sarà di svincolare il suddetto diritto dalla normativa (e quindi alla discrezionalità) di ciascuno stato membro, in modo da consentire a tutti i soggetti passivi la facoltà di rinunciare all'esenzione. Ma le novità non finiscono qui. La Commissione europea ha infatti suggerito ai membri del Consiglio di consentire agli imprenditori di realizzare investimenti congiunti esenti da Iva per stimolare l'aumento di competitività dell'economia del Vecchio continente.

«La riforma della direttiva Iva costituisce una priorità della nostra attività in un'ottica di modernizzazione e di miglioramento delle condizioni di sviluppo del comparto dei servizi a livello comunitario», hanno spiegato i ministri delle finanze dei paesi membri a margine dell'Ecofin di Bruxelles. L'attenzione dell'Ecofin si è rivolta anche alla definizione delle categorie di servizi esenti dal pagamento dell'imposta sul valore aggiunto convenendo che è opportuno tenere in conto la necessità di garantire condizioni di parità a tutti gli operatori economici e a tutti i paesi membri «in un'ottica di competitività globale dell'industria finanziaria europea e nel rispetto delle implicazioni che la revisione della direttiva potrebbe comportare per i budget dei governi Ue».

Per i fondi di investimento e i fondi pensione, il Consiglio ha chiesto alla Commissione di tenere conto dell'effetto complessivo dei cambiamenti nel quadro normativo, in modo da poter considerare tutte le opzioni possibili; infine per i prodotti finanziari derivati, si è convenuto che le misure da adottare non debbano incidere sulla natura intrinseca dei beni e servizi, e che l'esenzione sia limitata alle operazioni che possono essere considerate effettivamente come servizi finanziari o assicurativi.

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