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Export con onere di prova

Se manca la prova dell'esportazione della merce, il fornitore nazionale risponde della mancata applicazione dell'Iva nell'operazione triangolare. Secondo la corte di cassazione, infatti, pur non essendo necessario che il trasporto dei beni fuori della comunità sia avvenuto a cura o a nome del cedente, resta tuttavia ferma la necessità di fornire la prova dell'avvenuta esportazione, onere che, secondo i principi generali, incombe sul primo al primo cedente. Questi deve pertanto dimostrare l'uscita dei beni dal territorio comunitario, esibendo, in base alla normativa vigente all'epoca dei fatti, l'esemplare n. 3 del Dau, munito sul retro del timbro e del visto dell'ufficio doganale di uscita. E' quanto ha stabilito il giudice di vertice nella sentenza n. 21956 del 27 ottobre 2010, in relazione ad una fattispecie qualificata come operazione triangolare ex art. 8, lettera a), dpr 633/72, che non era però intervenuta tra due operatori nazionali. Si trattava, infatti, della vendita, da parte di un fornitore italiano ad una società inglese, di merci destinate ad un acquirente finale in Russia, con esportazione fuori della Comunità a cura della società inglese. Un'operazione così congegnata, in realtà, sembrerebbe riconducibile, piuttosto che alla triangolazione di cui alla lettera a), all'ipotesi della cessione all'esportazione a cura dell'acquirente non residente, prevista e regolata dalla lettera b) del citato art. 8. I giudici della commissione regionale avevano confermato la pretesa dell'ufficio, ritenendo non provata l'esportazione delle merci in quanto non era stato esibito l'esemplare n. 3 del Dau. Nel ricorso per la cassazione della sentenza, la società aveva in primo luogo asserito di avere fatto quanto possibile per assolvere l'onere probatorio, considerato che l'originale del documento era in possesso della società inglese esportatrice, tenuta agli adempimenti doganali connessi all'esportazione. Aveva inoltre sostenuto che l'ufficio avrebbe dovuto attivarsi presso la dogana per acquisire la documentazione, ai sensi delle disposizioni della legge n. 212/2000 sui diritti del contribuente. La corte suprema ha ritenuto non fondato il motivo. Richiamata preliminarmente la propria giurisprudenza in materia di esportazioni c.d. triangolari, secondo cui la realizzazione della fattispecie di operazione non imponibile delineata dalla lett. a) dell'art. 8 del dpr 633/72 non presuppone necessariamente che sia provato il trasporto dei beni fuori della Comunità a cura o a nome del cedente, quanto piuttosto che l'operazione sia stata concepita, fino dall'origine e nella sua rappresentazione documentale, come cessione interna in vista del trasporto verso l'estero, la corte soggiunge che resta tuttavia fermo, in capo al primo cedente, l'onere di provare l'avvenuta esportazione nei modi stabiliti dalla legge.

La corte ha poi ritenuto inapplicabili alla fattispecie le disposizioni dello statuto del contribuente, nella parte in cui sanciscono che al contribuente non possono essere richiesti documenti o informazioni già in possesso dell'amministrazione finanziaria o di altre amministrazioni pubbliche. L'applicazione di tale principio generale, infatti, presuppone che si tratti di documentazione già sicuramente in possesso dell'amministrazione, o che il contribuente dimostri comunque di avere trasmesso all'amministrazione stessa, circostanze che non si rinvengono nella fattispecie. La corte, inoltre, rigettando il ricorso su altre operazioni controverse, ha statuito che nel caso di esportazione “impropria” a cura del soggetto non residente, ai sensi dell'art. 8, lett. b), del dpr 633/72, il termine di novanta giorni entro il quale, secondo la norma, i beni devono essere esportati fuori della Comunità ha natura perentoria, costituendo un requisito per l'applicazione di un regime eccezionale di non imponibilità. Decorso tale termine, pertanto, il cedente nazionale risponde della mancata applicazione dell'Iva, a nulla rilevando che l'inosservanza del termine stesso fosse imputabile allo spedizioniere e che la merce, seppure tardivamente, era stata comunque esportata.


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