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Chance dalle perdite su crediti

del 17/11/2010
di: di Giuseppe Ripa
Chance dalle perdite su crediti
L'impatto fiscale delle perdite su crediti è una delle opportunità fiscali di fine anno. È prassi che, nell'avvicinarsi della fine del periodo di imposta, entrino in gioco i pianificatori fiscali. Sia in relazione alla possibilità di calcolare, entro il mese di novembre, le imposte dovute su basi previsionali sia per mettere in atto quegli accorgimenti, leciti, che permettono una valida programmazione fiscale. Si prendano i crediti esistenti in bilancio. In momenti come questi, contrassegnati da difficoltà finanziarie, non sempre è facile agevolare il differimento dei pagamenti delle forniture effettuate e già allocate al conto economico tra i ricavi. Spesse volte, infatti, ci si trova di fronte a una vera e propria crisi del debitore il quale non appare in grado di adempiere in modo normale alle obbligazioni assunte. Non vi è dubbio allora che occorre attrezzarsi in tempo (entro la fine dell'anno) per verificare quali atti o documenti ricercare per fare in modo che la valutazione civilistica del bene-credito abbia poi un riscontro (benefico) anche in campo fiscale.

Innanzitutto occorre tenere conto che il principio della competenza economica, da un punto di vista civilistico, è diverso in termini assoluti e specifici da quello ritenuto dal legislatore fiscale.

L'art. 2423-bis c.c. ne fissa il principio rafforzandolo ben bene. Si dice infatti, al punto 3, come occorra tener conto dei proventi e degli oneri di competenza, appunto, dell'esercizio indipendentemente dalla data dell'incasso o del pagamento. Si dice pure al punto 4) tuttavia come, a chiusura di tale definizione, si debba poi tener conto dei rischi e delle perdite di competenza, sempre dell'esercizio, anche se conosciuti dopo la chiusura di questo. Il sesto comma dell'art. 2424-bis c.c. chiude infine il cerchio riferendosi alla funzione catartica dei ratei e dei riscontri. Laddove non fossero sufficienti tali indicazione di base, ci pensano poi i Principi Contabili Nazionali nn. 15 e 29 (lettera E) a chiudere la partita in quanto rispettivamente dettati per regolamentare la valutazione dei crediti e la necessità di rilevare i fatti intervenuti dopo la chiusura dell'esercizio in quanto esplicante i loro effetti in quello precedente. D'altronde, anche il punto 5) dell'art. 2428 c.c. non manca di indicare come debbano evidenziarsi, nella gestione, quei fatti di rilievo avvenuti dopo la chiusura dell'esercizio. Ciò al fine di far comprendere al meglio il concetto della competenza economica facendolo nuotare in una certa discrezionalità. A livello fiscale opera invece l'art. 109 del Tuir il quale, mentre nel comma 1 detta il principio generale con la sua mini deroga, al comma 2 si occupa della specificità degli eventi legati a beni mobili, agli immobili e alle prestazioni di servizi.

Ciò detto in tesi generale, venendo ora alla valutazione dei crediti e alla eventuale annotazione delle perdite a essi relative si assiste proprio a un palese discostamento tra quanto si prevede in sede civile rispetto alla sede fiscale. Mentre infatti il primo, ai sensi del punto 8) dell'art. 2426 c.c. dispone come nella valutazione dei crediti si debba far riferimento al loro presumibile valore di realizzo, il secondo, al comma 5 dell'art. 101 del Tuir, impone che le perdite su crediti debbano ritenersi deducibili (solo) se risultano da elementi certi e precisi e in ogni caso se il debitore è assoggettato a procedure concorsuali. Certamente, la discrezionalità assoluta del primo si scontra con la (eccessiva) rigidità del secondo che mette a dura prova l'operatività del pianificatore. E li stanno a testimoniare le numerose verifiche tese a recuperare eventuali deducibilità, per gli indagatori, troppo licenziose. Tanto è vero che in questo ambito si arriva pure a parlare, immotivatamente, di definitività della perdita.

Occorre allora che il pianificatore, tra oggi e la fine dell'anno, si metta in moto per consigliare e suggerire la strategia da intraprendere per vedersi parimenti riconosciuta quella perdita da un punto di vista fiscale attuando tutti i mezzi leciti. Si parte dunque da un esame dello stato patrimoniale periodico per «leggere» i crediti ivi esposti tra le attività. Si opererà poi una suddivisione degli stessi laddove non vi abbia provveduto l'imprenditore suddividendoli in crediti vivi, incagliati, in contenzioso e in ristrutturazione facendo poi un discrimine temporale in esito alla loro insorgenza. Si chiederanno e si otterranno quindi informazioni utili su quelli più incerti o che hanno superato i normali tempi di pagamento ottenendo copia della eventuale corrispondenza intercorsa (messa in mora risposta del debitore ecc.). Ciò al fine di avere un quadro fermo della situazione. Dopo di che si procederà per gradi al fine di avere un quadro certo entro la fine dell'anno. Si esamineranno poi quelli assegnati al legale per il recupero e si valuterà se ci sono contestazioni apprezzabili e non pretestuose in corso. A questo punto si cercherà di verificare, da un punto di vista civilistico, quale sorte toccherà a quei crediti di incerta riscossione la cui perdita andrà a interessare, negativamente, il conto economico dell'anno. I tempi sono strettissimi; restano solo circa 40 giorni, per ottenere documenti, atti e note che servano a supportare tali indicazioni operative.

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