Il triennio 2007-2009 è «sostanzialmente» buono per l'Enasarco, ma su alcuni versanti è d'obbligo un costante monitoraggio. Se i risultati economici e patrimoniali sono di segno positivo, a causa tuttavia della diminuzione dei contribuenti l'incremento continuo delle entrate contributive ha ceduto il passo, nel 2009, a una riduzione che si è attestata, in valore assoluto, a 34,5 milioni (-4,4%). Queste alcune delle considerazioni che è possibile ricavare dalla delibera n. 80/2010 con la quale la Corte dei conti ha relazionato sul triennio 2007-2009 dell'ente guidato da Brunetto Boco. I risultati economici e patrimoniali del triennio, si legge nel testo del documento dei magistrati contabili, sono sostanzialmente di segno positivo. Nel 2009, tuttavia, l'utile di esercizio ha raggiunto 29,3 migliaia di euro, con un decremento di 72.146 migliaia di euro rispetto all'utile conseguito nel 2008 (-71,1%). Questo andamento, per la Corte è attribuibile all'effetto congiunto derivato dalla riduzione dei ricavi tipici (i contributi versati dalle ditte), dalla riduzione dei ricavi accessori (prevalentemente i canoni di locazione degli immobili di proprietà della fondazione) e dall'incremento dei costi relativi alle prestazioni previdenziali e assistenziali. Con riferimento alla gestione caratteristica, la Corte rileva che le «lievi» variazioni subite dal numero degli iscritti e dei pensionati tra il 2006 e il 2008 hanno determinato un andamento stabile dell'indice demografico. Nel 2009 tale indice presenta, invece, un valore in lieve diminuzione rispetto agli esercizi precedenti, a causa della riduzione del numero degli iscritti in rapporto alla lieve crescita del numero dei pensionati. A causa della diminuzione dei contribuenti, essenzialmente dovuta alla crisi economica, come detto, nel 2009 si è registrata una riduzione del 4,4%. La gestione assistenziale, pur mantenendosi ampiamente in equilibrio, presenta per la prima volta nel 2009, una riduzione del saldo assistenziale, che si riflette in una riduzione dell'indice di copertura che passa dal 3,89 del 2008 al 3,12 del 2009. Valori in lieve aumento, invece, per la gestione immobiliare, ma sempre prossimi all'1% e, quindi, «di gran lunga inferiori rispetto ai rendimenti medi ottenibili sul mercato». La scarsa redditività del patrimonio immobiliare, per la Corte è imputabile principalmente alla preponderante destinazione di tipo residenziale e all'ubicazione dei complessi immobiliari prevalentemente in zone periferiche e popolari. Motivo per cui, l'ente ha adottato nel 2008 un piano di dismissione i cui primi frutti si vedranno a fine anno.