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La semplificazione fa bene

del 13/11/2010
di: di Pamela Giufrè
La semplificazione fa bene
Sempre più spesso si parla di riforma fiscale e di semplificazione normativa. A questo proposito, la Lapet ha già partecipato ai relativi tavoli di concertazione per la Semplificazione normativa e dalle competenti commissioni parlamentari. L'ultimo, il 12 marzo 2009. Da allora gli Uffici dal ministro Roberto Calderoli hanno compiuto grandi passi in avanti. Ad illustrare progressi ed evoluzioni ai tributaristi dell'associazione presieduta da Roberto Falcone, il sottosegretario di Stato per la Semplificazione normativa, Francesco Belsito.

Domanda. Sottosegretario, è in corso il dibattito sulla riforma fiscale che punta principalmente sulla semplificazione normativa. La Lapet ha da sempre ritenuto l'importanza della semplificazione della legislazione per liberare risorse ai fini del rilancio dell'economia. Non è tra l'altro un'operazione troppo impegnativa per il Governo, non richiedendo somme consistenti né stanziamenti di bilancio. Condivide?

Risposta. Sono pienamente d'accordo con la Lapet, anche perchè la semplificazione della legislazione, oltre a consentire il rilancio dell'economia e, attraverso di esso, migliorare la competitività del nostro Paese, rappresenta un obiettivo con indubbi vantaggi, anche e soprattutto per il cittadino-contribuente. Per questo c'è da parte del ministero per la Semplificazione normativa piena volontà politica di perseguire l'obiettivo, ricorrendo anche al prezioso contributo delle categorie professionali, che riteniamo daranno senz'altro un valido supporto alla materia che stiamo trattando.

D. La riforma fiscale mira a semplificare 242 forme di esenzione, deduzione e detrazione. Un'operazione poderosa, possibile addirittura già tra gennaio e febbraio secondo il ministro Calderoli. Nessuno ci aveva mai pensato prima?

R. In realtà, quello di varare una riforma fiscale quanto più possibile impostata verso la semplificazione è stato il nostro primo pensiero sin dall'insediamento presso il ministero per la Semplificazione normativa. È del resto un progetto insito nella politica e nella cultura della Lega Nord. Ma fino ad oggi abbiamo dovuto rinviarlo per altre improvvise contingenze. Ora però siamo convinti che i tempi siano maturi e che la riforma fiscale non sia più procrastinabile.

D. La delegificazione è di certo la prima tappa essenziale della semplificazione, ma ai fini di un sistema fiscale semplice, basato su poche efficaci norme, sarebbe forse utile anche l'emanazione di Testi unici che riuniscano le disposizioni afferenti allo stesso ambito. Il percorso è condivisibile e ancora valido?

R. Certamente. Crediamo fermamente nell'importanza dei Testi unici ai fini di una esatta e precisa applicazione delle norme, che sicuramente devono essere rese più semplici e di facile interpretazione. Purché per Testi unici non si intenda una raccolta di leggi, messe insieme con l'unico criterio di riguardare la stessa materia. Deve trattarsi di un compendio di norme, di un Testo unico appunto, di facile consultazione, per alcuni versi anche innovativo, con l'obiettivo primario di semplificare la vita al cittadino e di evitare sempre più il contenzioso tra questi e il Fisco, nonché di aggiornare il dato normativo alle novità giurisprudenziali ed alle nuove esigenze emerse dalla prassi. Diversamente, i Testi unici rischiano di diventare superflui, aggiungendo burocrazia a burocrazia. Mentre il loro compito dev'essere quello di rappresentare un valore aggiunto per superare la complessità delle norme.

D. Il sistema fiscale italiano è caratterizzato da una serie di punti critici, specie al confronto con più dinamiche organizzazioni europee e mondiali. La semplificazione normativa riuscirà ad eliminare del tutto tali criticità?

R. E' doveroso, da parte mia, premettere che la nostra fiscalità nazionale è ben diversa da quella di tutti gli altri paesi, rispetto ai quali l'Italia del Fisco ha una storia diversa. Ovviamente, non possiamo non riconoscere anche noi l'esistenza di numerosi aspetti critici che emergono soprattutto dal confronto con altre realtà estere. Ed è proprio nell'intento di superare questi ostacoli che abbiamo pensato la riforma fiscale. Certo, dire che con la semplificazione normativa queste criticità saranno eliminate del tutto è forse ancora prematuro. Ma è indubbiamente il nostro auspicio e riteniamo, con ottimismo, che anche se non saranno immediati, i risultati si vedranno nel tempo. Per ora è importante iniziare questo percorso, che - voglio ancora una volta ribadirlo - abbiamo tutta la buona volontà di iniziare e concludere.

D. Secondo Lei sarà mai possibile ottenere in Italia un diritto più chiaro quale elemento fondante di un sistema democratico in cui i cittadini avvertano il pagamento delle imposte come un dovere personale e non come un'inutile e dispendiosa vessazione?

R. Se il diritto diventa più chiaro e più semplice diventa anche più comprensibile. E quando una legge viene compresa dal contribuente viene anche più facilmente rispettata. Proprio questo allora è quello che intendiamo fare. Arrivare al punto in cui i cittadini avvertano il pagamento delle tasse non come un'imposizione senza effetti concreti, ma come un fatto fisiologico, naturale per ottenere un servizio migliore. Forse è un'utopia pensare che i contribuenti potranno un giorno essere «contenti» di versare le imposte, ma lo faranno certamente più volentieri sapendo che i loro sacrifici sono finalizzati a ottenere un servizio migliore. Questo obiettivo si può raggiungere puntando parallelamente sul federalismo fiscale che, attuando sul territorio quelli che sono gli «sforzi» economici del cittadino, agevola e rende applicabile la politica fiscale pensata dal nostro governo. È del resto giusto che esista tra Stato e cittadino un mutuo rapporto di do ut des. Il cittadino paga per ottenere un servizio pubblico efficiente e su standard europei.

D. Per la Lapet la semplificazione è connessa al rapporto paritetico tra Stato e contribuenti che dovrebbe essere garantito dallo Statuto del contribuente. Ma questa legge è disattesa da anni…

R. Tra i nostri progetti c'è anche quello di restituire allo Statuto del contribuente il ruolo che merita, e che forse non ha mai avuto. È alla base della semplificazione. Sappiamo infatti bene che l'intero sistema di semplificazione è fondato proprio sulla legge 212 del 2000. E che fino a quando non troveranno attuazione i suoi principi sarà difficile semplificare e migliorare i rapporti tra Fisco e contribuenti. Proprio per questo è nostra intenzione lasciarci alle spalle il cattivo «andazzo» del passato. Il cittadino non deve più sentirsi vessato, perché per lo Stato è possibile derogare alle leggi mentre per lui non ci sono sconti se non paga regolarmente le tasse. Altrimenti non sgretoleremo mai quella barriera di sfiducia nei confronti del Fisco, che vogliamo abbattere in tutti i modi, cominciando proprio dalla semplificazione della disciplina fiscale e dal pieno rispetto dello Statuto del contribuente.

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