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Azienda estranea, imposta indetraibile

del 13/11/2010
di: La Redazione
Azienda estranea, imposta indetraibile
Non è detraibile l'Iva sulle fatture emesse a fronte di merce effettivamente pagata ma proveniente da un'azienda diversa da quelle figurante sui documenti contabili.

È quanto sancito dalla Corte di cassazione che, con la sentenza n. 22979 del 12 novembre 2010, ha accolto il ricorso dell'amministrazione finanziaria.

Secondo la sezione tributaria, infatti, «la volontaria utilizzazione di documentazione fiscale non corrispondente alla realtà economica in tema di Iva, configurando nei confronti del contribuente la partecipazione ad una frode fiscale, gli impedisce di avvalersi del principio della tutela del terzo di buona fede, così come delineato dalla giurisprudenza comunitaria e quindi preclude la detraibilità dell'imposta risultante dalle fatture». Ma non basta. In applicazione di tale principio, la commissione tributaria regionale non poteva ritenere corretta la decisione del primo giudice che aveva annullato l'avviso di rettifica di dichiarazione Iva per indebita detrazione di costi risultanti da fatture soggettivamente inesistenti, sui presupposto della mancanza di dolo del contribuente, il quale aveva effettivamente ricevuto e pagato la merce indicata in fattura, senza tener conto che la merce proveniva da un'impresa diversa da quella figurante sulle fatture medesime».

Elusione - Da Piazza Cavour nuova stretta sull'elusione fiscale. Costituisce infatti un abuso di diritto l'acquisto di società non operative, al solo scopo di ottenere un vantaggio fiscale.

A cinque anni dalla prima decisione sull'elusione la Cassazione, con la sentenza n. 22994 del 12 novembre 2010, è tornata a esaminare un caso analogo, bocciando nuovamente la pratica commerciale del «dividend washing».

La sezione tributaria, dopo aver ribadito (al contrario di quanto pensano i professionisti) che non è necessario un intervento legislativo sull'abuso del diritto ha motivato che il contribuente non può trarre indebiti vantaggi fiscali dall'utilizzo distorto (seppur non contrastante con specifiche disposizioni, almeno fino alla entrata in vigore della legge 358/97) di strumenti giuridici idonei a procurargli un risparmio di imposta, in difetto di ragioni economicamente apprezzabili diverse dalla mera aspettativa di quel vantaggio.

«Il contrasto all'elusione», scrive Piazza Cavour, «non ha la finalità di penalizzare il contribuente ma quella di garantire l'uguaglianza del trattamento fiscale».

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