Il settore delle costruzioni e dell'ingegneria organizzata è contrario al divieto di arbitrato proposto dal governo e si opporrà a ulteriori tentativi di riproporlo, ma il ministro per la semplificazione, Roberto Calderoli, ha già annunciato che in un prossimo decreto legge è probabile che il governo ripresenterà la proposta. La protesta dei costruttori nei confronti del governo è affidata a un comunicato congiunto di Ance, Agi, Ancpl e Oice che stigmatizza contenuti e metodo dell'emendamento al ddl di stabilità, dichiarato inammissibile dalla Commissione bilancio della Camera, che ha riproposto il divieto all'arbitrato nel contenzioso in materia di esecuzione dei contratti pubblici. Si tratta dello stesso divieto introdotto nel 2007 da Antonio Di Pietro, allora ministro delle infrastrutture, e poi soppresso dal governo attuale, che ha anche stabilito compensi molto bassi per i compensi dei collegi arbitrali. Per le associazioni «il rinvio del contenzioso sui contratti pubblici al giudice ordinario equivale, data la crisi gravissima della giustizia civile, a una denegata giustizia e i privati non accetterebbero di rischiare i propri capitali in investimenti non assistiti da validi strumenti di composizione delle controversie». Nel frattempo però lo stesso governo, per bocca del ministro per la semplificazione normativa Roberto Calderoli, ha assicurato che «se ce ne saranno le condizioni» le misure saranno ripresentate. Lo stesso Calderoli ha anche precisato che con la proposta di abolire gli arbitrati e di limitare il ricorso alle riserve (non ammissibili se il progetto dell'opera fosse stato validato, ndr), che oggi fanno lievitare il costo degli appalti pubblici le relative controversie avrebbero avuto una corsia preferenziale di giudizio presso la Corte d'appello, saltando il primo grado». La partita, quindi, non sembra affatto chiusa anche perché, ha sostenuto Calderoli, le proposte presentate costituivano «misure auspicate da importanti ''think tank'' come ''Italia decide'' o ''Aspen'', concordate con i ministeri competenti». In ogni caso i costruttori e le società di ingegneria, oltre a contestare il merito dell'iniziativa, contestano anche il metodo: «Al Tavolo tecnico permanente istituito presso il ministero delle infrastrutture, dove le categorie imprenditoriali e le pubbliche Amministrazioni si confrontano sistematicamente, non è stata mai ipotizzata la reintroduzione del divieto di arbitrato, che quindi il governo ha riproposto contravvenendo al metodo del confronto e della concertazione, da esso stesso voluto».