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Fisco e cittadini alleati

del 12/11/2010
di: La Redazione
Fisco e cittadini alleati
La Fondazione COMMERCIALISTITALIANI si propone come punto di riferimento per la collettività, che consenta il dialogo tra Fisco, Politica e Contribuente. Il lavoro svolto fino ad oggi ha come obbiettivo sensibilizzare l'opinione pubblica e le istituzioni per dare spunti di riflessione su argomenti ritenuti di interesse generale per il bene comune e del Paese e culmina con il tradizionale evento annuale «Pacchetto Professioni». Oggi presso il MY ONE HOTEL GALILEI di Pisa avrà luogo la settima edizione della manifestazione. Il Convegno «Pacchetto Professioni 2010» attraverso una attenta analisi dell'attuale crisi economica del nostro Paese e di quella mondiale, sollecita il dibattito al fine di individuare soluzioni condivise di nuovo impulso per l'economia del Paese. I dati di partenza non sono affatto confortanti: - per quanto concerne il pil, l'Italia, secondo i dati Ocse, è il fanalino di coda delle grandi economie europee e a fine 2009 ha toccato il fondo registrando una diminuzione del 5% (dati Istat) quale dato peggiore dal 1971, pertanto, la ricchezza del Paese è in forte diminuzione; - per quanto concerne la Spesa pubblica nel 2009 ha sfiorato gli 800 miliardi di euro superando in valori percentuali oltre la metà del pil (52,5%) tornando a un peso che era tale solo negli anni 90 (1996 dati Istat) ed in crescita ingiustificata per il terzo anno consecutivo; - per quanto concerne il Debito Pubblico anch'esso è tornato ai livelli degli anni 90, infatti alla fine del 2009 il rapporto tra debito pubblico e pil è stato pari al 115,8% contro il 108,8% del 2005 e il 111,10% del 2000 (dati Bankitalia) ponendoci quale fanalino di coda nell'area europea anche per questo indice e, nei primi tre mesi del 2010, è salito ancora creando ulteriori preoccupazioni anche in previsione del rispetto degli accordi di Maastricht per effetto del patto di stabilità; - per quanto concerne la Pressione Fiscale in Italia, rapportata al pil nell'anno 2009 è stata pari al 43,20%, in aumento rispetto al 2008 (42,90%) e collocando l'Italia nell'area Euro al 5° posto contro il 7° del 2008 (fonte Istat), effetto dovuto alla maggiore diminuzione del pil rispetto alla diminuzione delle entrate erariali, senza considerare il sommerso che avrebbe l'effetto di far innalzare di alcuni punti percentuale la pressione fiscale, ponendoci sicuramente al vertice della classifica europea. Purtroppo questo è lo scenario attuale del nostro Paese che eredita una situazione già drammatica consolidata nel tempo e che non è riuscito in questi anni a determinare le premesse per una controtendenza, anzi, come tutti i Governi indistintamente, negli ultimi dieci anni non ha saputo cogliere le opportunità derivanti dall'entrata nell'Unione europea. Anche le proiezioni degli indici per l'anno 2010 proseguono con questa tendenza e non lasciano presumere alcun miglioramento se non interverranno cambiamenti radicali. Nessuno può avere una ricetta per uscire da una situazione così gravosa, ma il buon senso avrebbe voluto che si fossero messe in atto azioni tese al controllo della spesa pubblica, alla riduzione del debito pubblico e della pressione fiscale cercando di mitigare l'effetto di una crisi che ha coinvolto indistintamente tutti i paesi industrializzati, anche se con effetti diversi tra loro. Una particolare attenzione deve necessariamente essere dedicata alle realtà più vulnerabili, come le Famiglie, pilastri fondamentali su cui si basa il nostro Ordinamento. Lo Stato deve sempre assicurare specifiche politiche a favore della famiglia, delle giovani coppie (che costituiscono il futuro del paese) e delle ragazze madri, per garantire il loro benessere economico. Oggi c'è un solo dato certo: l'aumento delle famiglie povere e di quelle che hanno difficoltà ad arrivare a fine mese con i propri redditi. Per quanto riguarda le detrazioni per coniuge o altri familiari a carico, ci sembra ormai inadeguato l'attuale limite di reddito di Euro 2.840,51 annue per considerare una persona fiscalmente a carico; è una norma che risale ad oltre quindici anni fa ed è opportuno che tale limite sia alzato almeno fino a 6.000,00 euro. In merito alle spese da dedurre dal reddito, visti i costi per l'acquisto di libri scolastici ed universitari sostenuti dai genitori a favore dei figli, ci sembra opportuno consentirne almeno la detrazione se non la deducibilità. Altri oneri che vanno ad incidere in maniera consistente sui bilanci familiari, soprattutto delle giovani coppie, sono costituiti dall'acquisto di pannolini per neonati, o per l'acquisto di latte in polvere. In Italia il prezzo del latte artificiale in polvere è superiore del 300% rispetto ai prezzi praticati in Austria, Svizzera, Germania, Francia e Slovenia. Questo comporta, soprattutto per i genitori che hanno avuto dei gemelli o dei neonati prematuri, enormi ed inaccettabili differenze di costi nell'allattamento dei loro bambini rispetto al resto dell'Europa. Questa differenza incide ovviamente sul bilancio delle famiglie, soprattutto in quelle a più basso reddito; è quindi necessario un intervento legislativo che ponga fine a questa ingiustificata «tassa sui neonati». La Finanziaria 2010 ha prorogato alcune agevolazioni tra le quali la detrazione del 36 per cento per le ristrutturazioni edilizie fino all'anno 2012 e la detrazione a regime del 19 per cento per le spese sostenute per la frequenza di asili nido fino ad un massimo di 632,00 euro annui per ogni figlio, mentre non risulta oggetto di proroga la detrazione del 19% dei costi di abbonamento ai servizi di trasporto pubblico fino ad un limite di 250,00 euro. Questi limitati provvedimenti non sono sufficienti per un aiuto concreto alle famiglie. Ad esempio, per quanto riguarda la detrazione di imposta prevista per la frequenza di asili nido per ogni figlio, il risparmio generato dalla stessa è pari a 120,08 euro, mentre le famiglie spendono per le rette degli asili nido in media almeno 3.000,00 euro annui per ogni figlio. Per quanto riguarda il limite della detraibilità degli interessi passivi sui mutui prima casa, anche se è stato elevato dall'anno 2008 ad euro 4.000,00, riteniamo necessario un innalzamento di tale limite almeno fino ad euro 5.000,00 in quanto gli interessi passivi hanno subito un sostanziale aumento e l'allungamento della durata (trenta anni) non è riuscita a contrastarne l'effetto. Con l'attuazione dei provvedimenti sopra descritti si garantirebbe una maggiore tranquillità economica da parte delle famiglie determinando una crescita della domanda ed un conseguente rilancio dell'economia. Un nuovo impulso alla crescita economica del Paese potrebbe venire dal mondo delle professioni, che da solo produce il 12,5% del pil italiano e al quale riserviamo alcuni provvedimenti che riteniamo necessari per garantirne la competitività. La Finanziaria per il 2008 ha introdotto un credito di imposta per le aggregazioni tra professionisti. Questa agevolazione, peraltro migliorabile, non è mai stata di fatto operativa in quanto non sono mai stati emanati i decreti interministeriali attuativi. Considerato che l'arco temporale per beneficiare di detto credito di imposta si esaurisce al 31/12/2010 senza aver prodotto alcun effetto, è necessario che venga reso operativo a partire dal prossimo triennio 2011/2013. L'articolo 1 della Finanziaria 2006, al comma 334, ha introdotto un periodo sperimentale della durata di tre anni, per il regime del trattamento fiscale, degli immobili strumentali per i professionisti. Detto triennio è scaduto il 31 dicembre 2009. Non essendo stato previsto un intervento di proroga, dall'1 gennaio 2010 detti immobili sono tornati ad essere non ammortizzabili e i canoni di leasing non deducibili. È auspicabile pertanto l'intervento legislativo che disponga la deducibilità a regime. L'ordinamento professionale prevede l'obbligo della formazione permanente degli iscritti in albi. L'articolo 54 comma 5 del Tuir, prevede una parziale deducibilità dei costi sostenuti per detta formazione. Stante l'obbligatorietà dell'aggiornamento professionale a garanzia della qualità della prestazione resa, si ritiene improcrastinabile un adeguamento normativo che consenta la totale deducibilità dei costi sostenuti.

Contrariamente ai recenti interventi legislativi che hanno penalizzato ulteriormente i professionisti, riteniamo che debba essere riconosciuta la totale deducibilità anche per le spese di vitto e alloggio connesse alla trasferta relativa all'evento formativo. Le recenti sentenze in materia di Irap hanno destato particolare interesse in tutto il settore economico del Paese. Dato che la maggior parte di queste, peraltro pronunciatesi in maniera univoca, riguardano il settore delle professioni, prima di affrontare una riforma incondizionata dell'imposta è, a nostro avviso, opportuno andare a disciplinare in modo chiaro ed inequivocabile la sua applicazione ai professionisti. Altro argomento di particolare interesse è costituito dai provvedimenti attesi con l'attuazione del federalismo fiscale. In linea di principio questa riforma deve essere accolta con favore, dal momento che il nuovo istituto prevede diverse e più favorevoli condizioni, realizzate concedendo una maggiore autonomia agli enti locali. Le attuali bozze sul federalismo fiscale approvate dal consiglio dei ministri prevedono che comuni e province potranno istituire tributi propri, avere compartecipazioni e addizionali e modificare aliquote e basi imponibili. Per l'entrata in vigore definitiva del federalismo fiscale è necessario attendere l'anno 2019: sarà pertanto necessario tenere sotto controllo l'aspetto di maggior rilevanza per i cittadini costituito dalla auspicata diminuzione della pressione fiscale ed il mantenimento di una adeguata qualità dei servizi ricevuti. Stante quanto sopra, rimane comunque la preoccupazione che i propositi di una diminuzione delle imposte restino tali; questo timore deriva dall'analisi della storia tributaria, anche recente, del nostro Paese. Il prelievo dell'addizionale comunale all'Irpef, infatti, negli ultimi anni è aumentato del 46,4%, mentre quella regionale, sempre nello stesso periodo è aumentata dello 0,9%. Su un reddito di 30 mila euro esiste un prelievo medio di 101,9 euro per l'addizionale comunale e di 440 euro per quella regionale. Un altro importante aspetto da valutare con estrema attenzione è il funzionamento del sistema perequativo. Con il federalismo fiscale ci saranno regioni che disporranno di un surplus di gettito e altre che, con le entrate a loro disposizione, non riusciranno nemmeno a garantire i servizi pubblici essenziali, come la sanità, l'istruzione, la sicurezza, i trasporti. Lo stesso federalismo, attraverso il circuito virtuoso della compensazione, integrale per le funzioni essenziali e parziale per le altre, dovrebbe eliminare lo svantaggio che il sistema comporta alle Regioni «povere», cioè con minore capacità fiscale. Ci sono, tuttavia, possibili rischi da non sottovalutare. Ci riferiamo, vista la «cultura» legislativa esistente nel nostro Paese, all'emanazione di testi che, per quantità e per costruzione letterale, facciano precipitare i cittadini nel caos e nell'impossibilità di comprensione. Oggi, purtroppo, si può parlare solo di «federalismo selvaggio» che penalizza e crea difficoltà al contribuente. La prova è nelle migliaia di delibere, spesso incomprensibili, per le addizionali comunali, per l'imposta di scopo, per l'Ici. Concludendo, rinnoviamo la nostra fiducia in un Federalismo Fiscale ben ponderato, che abbia rispetto anche per i cittadini e non solo, come finora accaduto, per il gettito.

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