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Dall'Ancl appello all'Inps

del 12/11/2010
di: di Francesco Longobardi - presidente nazionale Ancl-Su
Dall'Ancl appello all'Inps
Com'è noto l'art. 30 del dl 78/2010 convertito in legge 122/2010 prevede la velocizzazione della riscossione Inps attraverso un particolare meccanismo che conferisce alla notifica delle somme a qualsiasi titolo dovute all'Ente previdenziale valore di titolo esecutivo. Rispetto a tale disposizione si assiste ad un quasi tombale silenzio di professionisti che assistono le imprese, delle imprese stesse, e di tutti i soggetti coinvolti in questa nuova disciplina ,che - probabilmente solo dopo il primo gennaio 2011 ovvero quando si vedranno l'esecutività del provvedimento sulla propria pelle - invocheranno la levata di scudi. Da notizie ufficiose pervenute, si apprende che probabilmente continuerà ad essere emesso l'avviso bonario prima dell'avviso di pagamento. Se ciò non dovesse essere confermato, in sostanza, dispone la norma che a decorrere dal 1° gennaio 2011, l'attività di riscossione relativa al recupero delle somme a qualunque titolo dovute all'Inps, anche a seguito di accertamenti degli uffici, è effettuata mediante la notifica di un avviso di addebito con valore di titolo esecutivo. L'avviso, per i crediti accertati dagli uffici, dovrà contenere l'intimazione ad adempiere l'obbligo di pagamento degli importi nello stesso indicati entro il termine di 90 giorni dalla notifica nonché l'indicazione che, in mancanza del pagamento, l'agente della riscossione indicato nel medesimo avviso procederà a esecuzione forzata. L'avviso di addebito, relativo alle somme dovute a titolo di contributi previdenziali e assistenziali, il cui pagamento alle scadenze mensili o periodiche sia stato omesso in tutto o in parte, è consegnato all'agente della riscossione che provvederà al recupero, contestualmente alla notifica dell'avviso stesso al contribuente.

Per i crediti accertati dagli uffici, il debitore può proporre ricorso amministrativo avverso l'atto di accertamento nei termini previsti dalla normativa vigente, in relazione alla natura dell'obbligo contributivo, e comunque non oltre 90 giorni dalla notifica dell'avviso di addebito.

Il ricorso, presentato all'organo amministrativo competente a decidere sulle singole materie, dovrà obbligatoriamente essere trasmesso anche all'Istituto Nazionale della previdenza sociale che provvederà a consegnare l'avviso di addebito all'agente della riscossione dopo la decisione di reiezione del competente organo amministrativo, qualora, entro cinque giorni dalla notifica della decisione stessa, non sia data dimostrazione dell'avvenuto pagamento delle somme dovute.

In ogni caso, il titolo dovrà essere consegnato all'agente, non oltre i termini previsti per l'avvio della procedura di espropriazione forzata.

Ora, sappiamo tutti, che il rimedio previsto dalla legge – ovvero il ricorso amministrativo all'Inps – lascia il tempo che trova, con il solito formarsi del silenzio-rifiuto senza che il contribuente abbia avuto una risposta alle eccezioni sollevate nei confronti dell' ente di previdenza .

Ne conseguirà, il formarsi di ulteriore contenzioso giudiziario ancora gravante sulle casse dell'Inps, ancora gravante sulle imprese, ancora gravate sulla collettività.

Questo – a giudizio dell'Ancl – è un sistema che deve contrastarsi ed interrompersi. Si rispetta ogni iniziativa del legislatore volta ad accelerare l'azione amministrativa, ma ciò non può sbilanciare i diritti a favore degli enti impositori. Nella procedura introdotta dalla predetta legge, infatti, è preclusa ogni forma di contraddittorio, ogni forma di confronto, diversamente invece rispetto a quanto avviene nelle procedure tributarie. E l'Inps, non è un Ente fuori dal diritto comune, o privilegiato rispetto ad altri . Vi sono procedure in questo Paese che sono a fondamento della democrazia, anche amministrativa, e che – se palesemente violate – preavvisano profili di incostituzionalità.

L'Ancl non vuole pervenire allo stato a impugnazioni di sorta della norma, ma è legittimata ad indicare vie di mediazione.

Si prenda ad esempio la recente circolare Enpals n. 15 del 5/11/2010 con la quale a seguito delle innovazioni normative di cui all'art. 32, comma 5, decreto legge 29 novembre 2008, n. 185, convertito, con modificazioni, dalla legge 28 gennaio 2009, n. 2, e del decreto ministeriale 4 agosto 2009, sono state fornite le opportune istruzioni operative in ordine alle modalità di presentazione della proposta di transazione relativa ai contributi previdenziali dovuti all'Enpals.

Indubbiamente la procedura indicata dall'Enpals ha carattere di specificità. Ma se ne trae un principio essenziale: la contribuzione richiesta dall'Ente di Previdenza e così contestata, può essere oggetto di transazione, ove controversa.

Da questo nuovo presupposto, parte la proposta dell'Ancl all'Inps: nei medesimi termini (90 giorni) di proposizione del ricorso, si potrebbe adire – alternativamente – a un organismo di conciliazione che valorizzi il confronto e risponda con immediatezza ai motivi delle imprese e consulenti del lavoro e alle esigenze di riscossione dell'Ente. Anche attraverso procedure transattive tra le parti. Una vera e propria via alternativa all'appesantimento del contenzione dell'Inps, agli oneri del contenzioso per imprese e consulenti del lavoro.

Termini, modalità, condizioni di questa proposta sono tutte da definire. Ma si ritiene che questa sia la strada per un rapporto equo, che consenta di soddisfare le comuni esigenze. Del che, si è provveduto ad inoltrare formale richiesta di incontro al presidente dell'Inps, Antonio Mastrapasqua, per comprendere la volontà dell'Istituto a condividere un tale percorso ed a lavorare per il raggiungimento dell'obiettivo individuato.

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